La banconota e la fotocopiatrice (a colori). Diritto 4.0

02.02.2021 – 07.00 – I modi per combattere la crisi economica sono moltissimi. Alcuni leciti ed encomiabili. Alcuni disastrosamente illegali. Immagina di trovarti davanti a una fotocopiatrice a colori, con una bella banconota da 100 euro nel portafogli. Probabilmente ti viene in mente la domanda che ti sarai posto quando eri bambino: se servono più soldi, perché non stamparne di più? Questa, però, è una rubrica di diritto, non di economia. E, pertanto, abbandoniamo i grandi quesiti economici e torniamo a fissare la fotocopiatrice a colori. Cosa succede se faccio una bella fotocopia a colori, fronte/retro, della mia banconota? E poi la taglio lungo i bordi. E poi ordino la pizza?
Accade in Sardegna. Una persona, senza porsi tante domande di macroeconomia, ordina le pizze e poi vuole pagare il conto di 17,30 euro con una banconota da 100 euro.

Ma la banconota ha qualcosa che non va. La carta sembra proprio quella della fotocopiatrice. Non c’è la filigrana. Ed è tagliata in modo irregolare. Insomma, il fattorino della pizzeria si insospettisce e il ghiottone finisce condannato ai sensi dell’articolo 455 del Codice Penale, che punisce chi spende “monete contraffatte o alterate”, cioè chi mette in circolazione soldi falsi. Questo reato ha un nome: è il “falso nummario”.
L’avvocato che difende il fotocopiatore davanti alla Corte di Cassazione sostiene che nessun reato fosse stato commesso, perché la falsificazione era troppo grossolana e rudimentale e, pertanto, il reato era “impossibile”. Il falso non poteva trarre in inganno nessuno. C’è proprio un articolo del Codice Penale (art. 49) che stabilisce che non è punibile chi compie un’azione che non è idonea a fare del male. Cioè, quando io compio un’azione che non può causare un evento dannoso o pericoloso, non commetto alcun reato. Mentre ciò è ovvio per le azioni innocue, non lo è per le azioni che, se fatte con maggior perizia, potrebbero causare un evento dannoso o pericoloso. Come nel nostro caso.

La Corte di Cassazione inizialmente sembra dare ragione all’imputato quando spiega che, in effetti, siamo davanti ad un reato “impossibile” proprio se la falsificazione sia riconoscibile da qualsiasi persona “di comune discernimento ed avvedutezza”, cioè da un persona normalmente attenta e diligente. Ma i giudici proseguono nel loro ragionamento e scrivono: “Nel caso in esame, benché la falsificazione fosse rudimentale, in quanto la banconota contraffatta consisteva in una semplice fotocopia, priva di filigrana e tagliata in modo irregolare, nondimeno il contesto in cui la stessa è stata consegnata in pagamento – al fattorino della pizzeria, alla quale erano state fornite generalità false, per strada, in maniera frettolosa, in condizioni di luce precarie – ha reso la condotta concretamente idonea ad ingannare” il fattorino, “che l’ha ricevuta nutrendo soltanto qualche sospetto, poi dissolto soltanto dall’esame attento della cassiera della pizzeria, che aveva altresì una maggiore consuetudine con le banconote.”
Pertanto, per escludere il reato di “falso nummario” non basta che il falso sia riconoscibile a vista dall’uomo qualunque di comune esperienza, ma dobbiamo tenere conto anche di come viene speso il denaro contraffatto. E, in questo caso, la condanna viene confermata. (Cassazione Penale n. 15122/20)

[g.c.a.]