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giovedì, 18 Agosto 2022

25 aprile, Ronchi dei Legionari non dimentica

26.04.21-07.30-Il Sindaco di Ronchi dei Legionari, Livio Vecchiet, ricorda il 25 aprile come segue: “Mi corre l’obbligo di ringraziare le persone presenti che hanno accettato l’invito di presenziare a questa celebrazione anche quest’anno in tono decisamente ridotto. Purtroppo la situazione drammatica che stiamo vivendo non ci permette per la seconda volta da 76 anni a questa parte, di celebrare come da tradizione questa data che rappresenta un punto di svolta fondamentale per il nostro paese, ma anche della nostra comunità.
Per la prima volta questa cerimonia si tiene senza il nostro parroco don Renzo, che purtroppo ci ha lasciato lo scorso mese, un uomo di fede che credeva profondamente nei valori che la data del 25 aprile rappresenta.
Ancora una volta Ronchi non dimentica, non vuole dimenticare la nostra storia e il nostro passato, è nostro dovere ricordare. Valori quali la democrazia, la libertà erano stati soppressi dall’avvento del fascismo avvenuto nel 1922, fascismo che per molti troppi anni fu sostenuto da buona parte del nostro popolo.

Lentamente tanti si accorsero che il fascismo che in realtà era una dittatura, non era quello a cui molti avevano creduto, lentamente la democrazia, la libertà di pensiero e di parola scomparirono, per fare posto a soprusi, e violenze nei confronti di coloro che si ribellavano.
Ma solo con l’inizio delle guerre coloniali e con il successivo infrangersi del sogno dell’impero, e con l’entrata in guerra accanto alla Germania nella seconda guerra mondiale, con i conseguenti drammi, dove prevaleva la sofferenza, la morte, la miseria, la fame, gli italiani si accorsero che il nostro paese era destinato a soccombere a essere distrutto dagli alleati, causa le scelte scellerate che erano state compiute dal fascismo.
Sebbene duramente provati, tanti italiani dopo la resa incondizionata del nostro esercito l’8 settembre 1943, e non solo quelli che avevano sempre avversato il fascismo, decisero che era giunto il momento di reagire, decisero che era giunto il momento di porre fine alle ingiustizie, alla violenza, alla mancanza di prospettive e futuro per i propri figli, e si ribellarono dando vita alla Resistenza, capace di raccogliere gli ideali universali di libertà, e democrazia.
Uomini, donne, militari tanti militari del nostro esercito allo sbando dopo l’8 settembre 1943, e anche qualche disertore dell’esercito tedesco, aiutati logisticamente dalle forze alleate, imbracciarono i fucili e misero a disposizione del nostro paese la loro vita, per realizzare il sogno di un Italia diversa, e di dare un futuro ai loro figli.
Il riscatto del nostro popolo permise di avviare il nostro paese alla fine della dittatura, della fame, della guerra, della sofferenza, e di incominciare il cammino della ricostruzione morale e materiale del nostro paese, frutto di immensi sacrifici da parte dei nostri nonni e dei nostri padri. Questi uomini, queste donne, con diversi credi religiosi credevano e volevano la libertà e la democrazia. Non possiamo mai dimenticare l’importante contributo che anche i nostri concittadini diedero nella lotta di Liberazione.

Alla Resistenza aderirono tantissimi nostri concittadini, di diverse età, i nostri caduti ammontano a 147 un prezzo altissimo, tanti altri della nostra comunità furono internati nei campi di concentramento, e 15 di loro purtroppo non fecero ritorno alle loro famiglie, questi numeri rappresentano un sacrificio immenso, il tutto per conquistare la democrazia, a questi uomini deve andare sempre il nostro riconoscimento.
Purtroppo il 25 aprile per questo terre non rappresentò la fine della guerra, ma l’inizio di un periodo storico turbolento, infatti dal primo maggio del 1945 questo territorio fu conquistato dall’esercito jugoslavo, occupazione che durò fino al 12 giugno.
All’esercito jugoslavo subentrò l’esercito militare alleato, infatti a partire dal 30 settembre 1945 sul nostro municipio vennero erette le bandiere neozelandese e americana dell’esercito militare alleato, e il nostro Comune fu retto da un presidente nominato dall’esercito militare alleato, solo il 18 settembre 1947 vennero ammainate le bandiere dell’esercito alleato ed eretta la bandiera italiana.
Finalmente per queste terre e il nostro Comune si apriva la strada della democrazia, il valore per cui tanti nostri concittadini si erano sacrificati.

La ricorrenza del 25 aprile continua ad essere una data fondamentale per l’Italia, è la festa del popolo italiano, da lì nacque la nostra democrazia, una data che deve sempre farci riflettere, una data capace di farci attingere risorse morali che sono state tutte scritte nella nostra Costituzione. La data del 25 deve rappresentare una festa per l’Italia intera, il 25 aprile non appartiene a nessuno, è un patrimonio storico e morale che appartiene all’intero paese e che non trova nessuna ragione ad essere politicizzato da parte di nessuna forza politica. Non dobbiamo mai stancarci di ripetere l’importanza fondamentale delle parole democrazia, pace, libertà, giustizia, coesione sociale.

Quella che stiamo vivendo, causa pandemia è un altro periodo difficile, anzi drammatico per il nostro paese, per la nostra storia, dopo la seconda guerra mondiale.
Il sacrificio di oltre 116.000 morti, deve indurci a riflettere, deve farci capire su quanto sia fondamentale la coesione sociale, essere uniti, non divisivi come troppo spesso fa la nostra politica nazionale che da tempo rappresenta un pessimo esempio per i nostri giovani, a cui troppe interessa solo il consenso elettorale.
Nel rispetto di tutti coloro che sono morti da un anno ad oggi, dobbiamo capire che tutti dobbiamo vaccinarci, dobbiamo credere nella scienza e nella ripresa economica, e nella rinascita morale, questo per noi è un obiettivo fondamentale per il nostro paese.
Essere uniti in questo momento, significa attingere ai valori che sono stati quelli della Resistenza, e che sono scritti nella nostra Costituzione, quella volta abbiamo lottato contro il nazifascismo e lo abbiamo sconfitto, oggi la lotta è diversa contro un nemico invisibile, senza fucili, ma sono convinto che anche questa volta riusciremo a vincere, e fare rinascere il nostro paese, a favore delle prossime generazioni, lo dobbiamo a coloro che tanti anni fa si sono sacrificati per noi.

Chiudo ricordando una frase di Piero Calamandrei detta agli studenti, la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.
Viva il 25 aprile, Viva l’Italia.”

m.p.

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