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lunedì, 24 Gennaio 2022

Variante Delta sotto controllo? Chissà che non sia la volta buona

03.08.2021 – 09.30 – Le buone notizie potrebbero venirci proprio dalla nazione dalla quale, passata la prima ondata italiana, erano venute quelle peggiori: il Regno Unito dell’amato e odiato Boris Johnson, egli stesso caduto nella rete del Covid-19 e guarito – piuttosto rapidamente, a dire il vero, nonostante l’esser stato all’epoca dato quasi per spacciato – dopo un protocollo di terapia sperimentale del quale ancora oggi non sono completamente noti i dettagli (si è parlato di Lopinavir, di Remdesivir, di idrossiclorochina, di terapia monoclonale, senza però nessuna conferma ufficiale da parte dei medici).
In Regno Unito il ministro Rishi Sunak ha appena scritto proprio a Johnson chiedendo ufficialmente l’allentamento, o addirittura informalmente la rimozione, delle restrizioni ai viaggi, restrizioni che stanno uccidendo non le persone ma il turismo. Secondo Sunak, le regole in vigore sono “draconiane” e molto più restrittive di quelle delle altre nazioni europee. In Italia, con il Governo attualmente apparentemente poco attento alla (non vincolante, ma molto importante dal punto di vista etico) risoluzione europea 2361/2021, si aspetta con trepidazione la scadenza “Green Pass” del 6 agosto per capire cosa accadrà: per le agenzie di viaggi e gli operatori del settore, però, la stagione è di fatto già finita. Gli italiani, alla notizia del Green Pass, stanno già scegliendo di non viaggiare, neppure in Italia, e le code che (nel rispetto delle norme di distanziamento) avevano iniziato a formarsi fuori dalle agenzie di viaggi sono scomparse. Pochi alla fine hanno la voglia di viaggiare in auto sotto il solleone come facevano i nonni negli anni Sessanta e Settanta, e il probabile, inevitabile litigio di fronte all’esercente che decide di non rischiare multe o alla palestra o spiaggia “Green Pass Only” non lo vuole nessuno: comprensibile del resto, è vacanza, e se in vacanza devo anche preoccuparmi di queste cose me ne sto a casa. O no? Si andrà in vacanza quando tutto sarà finito (saranno nel frattempo finiti anche moltissimi operatori del turismo, ma il mercato farà sì che altri nasceranno – purtroppo, presumibilmente, stranieri o grandi catene, uniche a poter sopportare tre anni di stop).

Torniamo al Regno Unito, ripetendo ancora: “Chissà che non sia la volta buona”. Il numero di casi di Covid-19 scende, e secondo i virologi e gli epidemiologi (anche quelli virali e di solito per niente portati all’ottimismo – l’ottimismo fa guadagnare pochi passaggi in televisione e pochi click), l’immunità di gregge per la loro nazione non è più un’utopia. Sempre che non subentri una nuova variante altrettanto perniciosa tanto quanto la Delta (e sarebbe la seconda volta, la variante Alfa aveva già rovinato il Natale: è quello che hanno sottolineato sia Johnson che Chris Whitty, capo del servizio sanitario britannico). Si respira però una certa aria d’ottimismo, basata su un fatto scientifico: “Chi mette di continuo in guardia contro le nuove varianti”, ha dichiarato il professor Paul Hunter (dell’Università di East Anglia) al Times, “credo sia in errore”.
Le parole di Hunter e il cauto ottimismo di Whitty stesso hanno una precisa base scientifica, ed per questo che sono una buona notizia, ed è Ben Spencer del Times a spiegare il perché. Quando il Coronavirus, che ha cambiato per sempre (o per meglio dire, per questo decennio) le nostre vite, ha fatto l’ipotizzato (ormai praticamente certo) – “salto” dai pipistrelli all’uomo nel 2019 (attorno a settembre di quasi due anni fa, così sembra; il laboratorio di Wuhan chi scrive preferisce continuare a lasciarlo da parte), è entrato in contatto con le cellule del nostro corpo per la prima volta, e ha imparato a replicarsi e a diffondersi. Ogni volta che un virus si replica, vista la rapidità con cui lo fa, evolve verso una possibile mutazione: è la vita sulla Terra, e sono proprio le mutazioni che si trasmettono meglio a essere le più efficaci. Niente di nuovo fin qui: lo scrisse Charles Darwin, e fu lui, qualche tempo fa (e neppure per lui fu facile farsi accettare), a parlarci di competizione, sopravvivenza, riproduzione. La capacità del Sars-CoV-2 di diffondersi, in Cina a inizio 2020 (il ben noto fattore “R”, che “non è il Sacro Graal della medicina”), è stata stimata in circa 2,4 o 2,6, a seconda del metodo utilizzato per il calcolo; quando è giunto in Italia, era arrivato a 3, la variante Delta ha portato questo fattore fra 6 e 8 (che ci vogliano veramente “pochi secondi” per il contagio, anche all’aperto, è ancora tutto da dimostrare ed è improbabile). Le mutazioni, però, non possono essere infinite in numero: a un certo punto, la mutazione che rimane, diffondendosi di più (mentre le altre scompaiono), è proprio quella che vive meglio con il suo ospite: il virus deve continuare a essere capace di replicarsi e vivere, e se perde questa capacità di esistere assieme al suo ospite, scompare; e non è quello che, nel contesto della vita del virus, la natura vuole. Un paradosso, che però ha una sua logica consolidata da milioni di anni di storia e da cent’anni di ricerche: nel nostro corpo vivono, in equilibrio con tutto il resto, già moltissimi altri organismi che originariamente nel nostro corpo non c’erano. Secondo gli scienziati dell’Università di Oxford il Coronavirus che causa il Covid-19 potrebbe aver raggiunto, proprio con la variante Delta, che costituisce il 99 per cento dei casi in Regno Unito, non ha finora provocato nessuna strage ed è rimasta stabile fin da quanto è stata scoperta, la sua miglior (per lui, per il virus, ma anche un po’ per noi vista la ridotta, nel contesto, pericolosità) forma possibile. Le altre varianti, a quanto sembra, non si diffondono altrettanto; ciò non vuol dire che di mutazioni non ne emergano assolutamente più, ma il nostro corpo, e in questo la vaccinazione è importante, impara a proteggersi.

Se una variante di Sars-CoV-2 capace di sfuggire alle difese che il nostro corpo ha sviluppato in questi 24 mesi e ai vaccini dovesse emergere, saremmo al punto di partenza. È, però, estremamente improbabile: il salto evolutivo che essa dovrebbe fare in una situazione in cui la maggioranza della popolazione è vaccinata (anche se la protezione reale risulta più bassa, e di un bel po’, rispetto a quanto promesso, è comunque molto rilevante) sarebbe notevole, e in ogni caso, essendo ormai il Sars-CoV-2 non più ignoto, saremmo pronti a combatterlo. Un salto evolutivo del virus inoltre potrebbe portarlo, se dovesse distanziarsi troppo dall’originale, a non essere più in grado di agganciare la purtroppo ben nota proteina “Spike”; e questo lo renderebbe molto meno o per niente in grado di contagiare l’uomo, spostandolo magari verso altre specie animali. Più tempo passa, inoltre, più diventiamo resistenti al virus già da soli, perché il nostro corpo è una macchina piuttosto efficiente e così come cambia il virus per entrare dentro di noi, noi cambiamo, e rapidamente, per lasciarlo fuori; l’influenza Spagnola, che causò 50 milioni di morti fra il 1918 e il 1919, non è affatto scomparsa, ma è mutata, ricomparendo di tanto in tanto ma rimanendo ben sotto controllo e non spaventando affatto più. La variante Delta potrebbe quindi essere la fine del tunnel dell’orrore; e che il Covid-19 non se ne vada affatto, ma rimanga assieme a noi come moltissime altre malattie che non fanno più paura, è qualcosa che fin dall’inizio, da gennaio 2020, una buona parte di scienziati ha dichiarato come ipotesi più probabile. Oggi le persone che sono guarite da un’infezione di Coronavirus Sars-CoV-2 sono 176 milioni; il numero di casi seri in Italia è di 230, ovvero, anche questa settimana, lo 0,003 per cento della popolazione, e i nuovi e ufficiali protocolli di terapia sono in arrivo (se ne parla poco forse per paura di rallentare la spinta verso la vaccinazione ma tacere le notizie non è giusto). Forse potremmo iniziare a pensare di cambiare le prime pagine dei giornali, mettendo in evidenza ciò che c’è di buono piuttosto che l’aumento del tasso di positività a 3,2 per cento – un 3,2 per cento di positività che come numero, di per sé e da solo, non vuol dire niente, e non serve altro che a tener alti i click.

[r.s.]foto: AA Turkey]

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Roberto Srelzhttp://www.centoparole.it
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Direttore responsabile TRIESTE.news e supplementi GORIZIA.news, UDINE.news

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