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mercoledì, 4 Febbraio 2026

Segnali di ripresa per l’economia italiana, spinta dall’export del Made in Italy

29.01.2026 – 10.00 – L’inizio del 2026 restituisce l’immagine di un’economia italiana che, pur muovendosi in un contesto globale complesso, mostra segnali concreti di tenuta e capacità di reazione. I principali indicatori macroeconomici parlano di una ripresa prudente ma diffusa, che riguarda sia i consumi interni sia le performance delle imprese, con una particolare attenzione ai settori manifatturieri legati all’export del Made in Italy. A delineare questo quadro è l’ultima analisi congiunturale dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che evidenzia una fase di espansione sostenuta dalla crescita della fiducia di imprese e famiglie: nel primo mese del 2026 l’inflazione si è attestata allo 0,7%, uno dei livelli più contenuti nel panorama europeo, mentre i redditi risultano in aumento del 4,5% rispetto al 2019. A questi dati si affianca un andamento positivo dei consumi, alimentato anche da una maggiore propensione alla spesa in occasione di appuntamenti stagionali come il Black Friday e il periodo natalizio, con effetti particolarmente visibili nei servizi e nella tecnologia di consumo. Allo stesso tempo, Confcommercio richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare questo percorso attraverso nuove misure a sostegno di imprese e famiglie, puntando su una riduzione della pressione fiscale, una semplificazione burocratica più incisiva e un maggiore coinvolgimento di giovani e donne nel mercato del lavoro.

Sul fronte produttivo, il report “WHY Italia” di Deloitte Private offre una lettura complementare e strutturale dello stato di salute del sistema imprenditoriale italiano. L’analisi, che prende in considerazione le imprese ad alto potenziale tra il 2018 e il 2024, restituisce un quadro di crescita significativa: le aziende con ricavi superiori ai 5 milioni di € e almeno cinque dipendenti hanno registrato un incremento del fatturato aggregato pari a circa il 41% in sei anni, mentre la redditività è cresciuta dell’83%. A questi risultati si accompagna un dato occupazionale rilevante, con oltre un milione di nuovi posti di lavoro creati, segnale di un tessuto produttivo capace di adattarsi alle trasformazioni legate alla digitalizzazione e alla transizione green.

Le dinamiche nazionali trovano riscontro anche a livello territoriale, in particolare nel Friuli Venezia Giulia, una delle regioni italiane con la più marcata vocazione internazionale. Nel 2024 il valore delle esportazioni delle imprese regionali ha raggiunto circa 19 miliardi di €, mantenendosi sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente nonostante la flessione media dell’export italiano pari allo 0,4%. Un dato che conferma la capacità delle aziende locali di presidiare i mercati esteri anche in una fase di domanda globale più incerta.

Nel complesso, il Friuli Venezia Giulia contribuisce per circa il 2,8% all’export nazionale, con performance rilevanti in comparti chiave come la meccanica strumentale, il settore del mobile e l’alimentare. A sostenere questi risultati è una struttura economica fondata su una base industriale diversificata e su un tessuto diffuso di piccole e medie imprese, tipico del modello Nord-Est, che nel tempo ha dimostrato una forte propensione all’innovazione e all’apertura verso i mercati internazionali.

[a.c.]

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