03.02.2026 – 10.00 – Il commercio al dettaglio in Italia sta attraversando da oltre un decennio una trasformazione profonda, che ha inciso in modo evidente anche sul Friuli-Venezia Giulia. Secondo l’analisi più recente diffusa da Confesercenti, tra il 2011 e il 2025 nel Paese sono scomparsi oltre 100 mila punti vendita, segnando una delle più rilevanti contrazioni della rete commerciale degli ultimi decenni. Un calo numerico che, tuttavia, non ha comportato una riduzione complessiva degli spazi dedicati al commercio: la superficie commerciale totale, infatti, è cresciuta a livello nazionale di oltre il 7%, a conferma di un progressivo spostamento verso strutture di vendita più grandi e organizzate. All’interno di questo scenario, i dati elaborati su base regionale indicano che tra il 2011 e il 2025 il numero dei punti vendita in FVG si è ridotto di circa il 18,7%, una flessione più marcata rispetto alla media nazionale. Allo stesso tempo, anche in regione la superficie commerciale complessiva è aumentata, seppure in misura più contenuta, con una crescita stimata intorno al 4,5%. Il dato evidenzia una dinamica ormai strutturale: diminuiscono le attività di piccola dimensione, mentre resistono e si consolidano i negozi medi e medio-grandi.
Le botteghe tradizionali, spesso a conduzione familiare e con superfici inferiori ai 50 metri quadrati, risultano le più esposte all’aumento dei costi di gestione, alla riduzione dei consumi e alla crescente concorrenza dell’e-commerce. Il cambiamento delle abitudini di acquisto, accelerato negli ultimi anni, ha contribuito a ridisegnare il ruolo del commercio fisico, che fatica a mantenere la capillarità che per decenni ha caratterizzato i centri urbani e i quartieri. Anche il territorio provinciale di Gorizia riflette queste dinamiche: le analisi diffuse dalla Camera di Commercio della Venezia Giulia mostrano come il saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese del commercio resti negativo, con una progressiva riduzione delle attività al dettaglio. In alcune aree urbane il fenomeno si traduce in un aumento dei locali sfitti e in una percezione di indebolimento del tessuto commerciale, con ripercussioni che vanno oltre l’aspetto economico e investono la vivibilità degli spazi cittadini.
La sfida, nei prossimi anni, sarà quella di accompagnare il cambiamento senza perdere la funzione sociale del commercio locale: se il ridimensionamento numerico dei negozi appare ormai un dato strutturale, resta aperta la questione di come governare questa transizione per evitare che la riduzione dei punti vendita si traduca in una desertificazione commerciale irreversibile.
[a.c.]

