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mercoledì, 4 Febbraio 2026

Cercare lavoro a Gorizia: la realtà lenta di un sistema stagnante

04.02.2026 – 10.00 – Parlare di lavoro a Gorizia significa entrare in una dimensione fatta di numeri, attese, tentativi e scelte spesso obbligate. Il mercato del lavoro cittadino si muove all’interno del quadro regionale più ampio, una situazione che negli ultimi anni è rimasta di certo stabile, in alcuni settori anche in crescita (pensiamo al turismo), ma è sempre attraversata da fragilità strutturali. Secondo la società di recruiting “HAYS Italiail FVG è una provincia con un tasso di disoccupazione intorno al 6 per cento, inferiore alla media nazionale. Un valore che si aggiunge a un altro dato altrettanto positivo: il tasso di occupazione raggiunge quasi il 70 per cento, superando di otto punti la media nazionale (62,2 per cento).

La domanda di lavoro esiste. Le previsioni parlano di 4.750 nuove assunzioni nella provincia di Gorizia, rendendola una delle zone più dinamiche per crescita rispetto allo stesso periodo del 2024 (+4,9 per cento). Tuttavia, a fare la differenza è la qualità delle opportunità offerte. La maggior parte dei contratti è a tempo determinato o legata a forme di lavoro temporaneo. I contratti stabili rappresentano una quota minoritaria, rendendo l’ingresso – e soprattutto la permanenza – nel mercato del lavoro un percorso spesso frammentato.

Come accennato prima, in Friuli Venezia Giulia, il settore terziario rappresenta una grande opportunità di crescita: quasi il 70 per cento delle imprese impiega giovani (rappresentando quasi il 40 per cento del personale). Secondo Confcommercio FVG, sei giovani su dieci hanno un contratto a tempo indeterminato, segno di una certa stabilità. Tuttavia, permane una grave difficoltà delle imprese a reperire personale: il 48 per cento dei posti offerti rimane vacante, e solo il 30 per cento delle imprese riesce a coprire il proprio fabbisogno di lavoratori. Pensiamo a quanti contratti stagionali vengono proposti ai giovani: si impara un nuovo lavoro in poco tempo, e poi si lavora solo per un’estate.

Il punto critico resta l’incontro tra domanda e offerta. Molte imprese dichiarano di non trovare le figure di cui avrebbero bisogno, mentre chi cerca lavoro fatica a collocarsi in modo coerente con il proprio percorso di studi o con le proprie competenze. Di questo soffrono in particolare i giovani, spesso costretti ad accettare impieghi precari o a guardare fuori dal territorio: sono 22mila i giovani che in 10 anni si sono trasferiti all’estero o in altre regioni.

Non esistono dati ufficiali che indichino con precisione quanto tempo serva per trovare lavoro. Le stime nazionali parlano di mesi, non di settimane, soprattutto per chi è alla prima esperienza o non possiede competenze molto richieste. AlmaLaurea spiega che i laureati di primo livello si inseriscono più velocemente nel mercato del lavoro rispetto a quelli di secondo livello, i quali sono spesso impegnati in attività di formazione post-laurea che ne ritardano inevitabilmente l’ingresso. I tempi medi di reperimento del primo impiego sono pari a 4,9 mesi per i laureati di primo livello e a 7,2 mesi per quelli di secondo livello. I mesi ovviamente aumentano (si arriva a quasi un anno) se la laurea conseguita non si conforma alle richieste più pressanti del mercato. Un tempo sospeso, fatto di curriculum inviati, colloqui intermittenti e scelte rimandate.

[a.c.]

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