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sabato, 7 Febbraio 2026

Maschere, convenzioni e un amore impossibile. I segreti di ‘Bridgerton 4’

06.02.2026 – 10.00 – Cari, gentili lettori, è ormai sulla bocca di tutti la recente storia d’amore che occupa il centro della nuova serie di Bridgerton, disponibile in streaming dallo scorso 29 gennaio con un primo blocco di quattro episodi. Una stagione mondana che, ancora una volta, si annuncia fitta di balli, sguardi rubati e promesse sussurrate: il silenzio dell’autrice di fronte a tanto fermento sarebbe, senza dubbio, un’imperdonabile scortesia. La quarta stagione della popolarissima serie Netflix si presenta con un tono insieme romantico e vagamente sovversivo, spostando finalmente il proprio sguardo su Benedict Bridgerton: secondogenito di casa, spirito artistico e scapolo convinto, fino a oggi più interessato a cercare se stesso che a prendere moglie. Fin dalle prime battute, è chiara la matrice a cui la storia si ispira e che non fa nulla per celarsi: una Cenerentola in cui il contrasto tra mondi sociali diventa il vero motore del racconto.

Tutto comincia quando Benedict rimane folgorato da una figura avvolta nel mistero, la cosiddetta Dama d’Argento, incontrata durante un sontuoso ballo in maschera. Da quell’istante, la sua vita prende una piega inattesa: la ricerca dell’identità di quella donna – fuggita allo scoccare della mezzanotte, lasciandosi alle spalle un solo guanto – diventa un’ossessione gentile ma ostinata, condotta tra i salotti più esclusivi del ton e con la complicità, neanche troppo discreta, della sorella Eloise. La verità, tuttavia, è ben più scandalosa di quanto si possa immaginare: dietro la maschera si cela Sophie Baek, una giovane cameriera, appartenente a una classe sociale che le regole non permetterebbero mai di affiancare a un Bridgerton. Una parabola senza tempo, certo, ma che fatica a trovare materiale sufficiente per sorreggersi lungo l’arco di intere puntate. È forse per questo che, attorno alla storia principale, orbitano numerose trame secondarie: Eloise alle prese con la sua dichiarata intenzione di restare zitella; Francesca impegnata a comprendere la natura dei propri sentimenti all’interno del matrimonio; Violet che riscopre il piacere della compagnia; la Regina costretta a fare i conti con una solitudine sempre più ingombrante. È opinione dell’autrice che queste linee narrative, pur trattando con delicatezza temi quanto mai contemporanei, appaiano spesso come graziose decorazioni più che come ingranaggi indispensabili: riempiono il tempo per sopperire alle mancanze del conflitto principale, ma raramente lo incidono davvero.

Abbiamo così assistito a una prima parte di stagione dedicata all’impostazione del legame tra Benedict e Sophie, lasciando gli spettatori in sospeso di fronte a una proposta da gentiluomo tutt’altro che risolutiva. Il secondo blocco di puntate arriverà il 26 febbraio e promette un’intensificazione dei conflitti emotivi e sociali. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, non possiamo fare a meno di interrogarci – come già accade in numerosi salotti fisici e digitali – sul perché Benedict non sia stato capace di riconoscere che la sua Dama d’Argento è proprio Sophie. Nemmeno dopo aver condiviso momenti di intimità ed essersi scambiati ulteriori baci, il signor Bridgerton sembra rendersi conto che ciò che cerca è, letteralmente, di fronte ai suoi occhi. Molti spettatori sono rimasti delusi, e non senza ragione: a questo punto, la sospensione dell’incredulità vacilla vistosamente. Tra le discussioni online sussurrate dietro ventagli e le epistole depositate in svariati blog, la spiegazione più plausibile pare risiedere nel pregiudizio di classe. Nella mente di Benedict, figlio della società, l’amore indossa titoli nobiliari e frequenta balli esclusivi – perciò Sophie non può essere una cameriera. E, in quanto cameriera, non può nemmeno essere sua moglie.

Il confronto con il romanzo di Julia Quinn rende questa scelta ancora più fragile. Lì, il tempo separa gli incontri dei protagonisti di anni, rendendo credibili l’oblio e il mancato riconoscimento. Qui, invece, tutto sembra accadere in un arco temporale ristretto, quasi immediato, e la maschera di Sophie – elegante ma tutt’altro che impenetrabile – non aiuta certo a sostenere l’equivoco, che figura piuttosto come una forzatura di sceneggiatura; funzionale al romanticismo, ma poco rispettosa della coerenza emotiva dei personaggi. Eppure, nonostante queste crepe, Bridgerton 4 funziona. Non è la stagione migliore della saga, ma nemmeno il passo falso che è stata la terza. Coccola lo spettatore, lo invita a credere ancora una volta che l’amore possa superare ogni barriera e, forse, molti l’hanno guardata proprio nella speranza di ritrovare quella magia che sembrava smarrita. È una stagione prevedibile, sì, ma anche rassicurante: come una passeggiata pomeridiana lungo viali già noti, dove ciò che conta non è la sorpresa, bensì la compagnia.

Resta ora da vedere se la seconda parte saprà aggiungere quel pizzico di intrigo e di scandalo che ogni società che si rispetti – e ogni pubblico affamato di gossip – meriterebbe. Nell’attesa, quest’autrice si permette di suggerire un titolo che, per genere, si discosta completamente dalla posata delicatezza color pastello di Bridgerton (è un horror). Per chi si fosse mai chiesto come dovessero sentirsi le due sorellastre, la regista norvegese Emilie Blichfeldt ha firmato nel 2025 The Ugly Stepsister. Una visione riservata a stomaci non troppo sensibili, ma capace di proporre una riflessione pungente sulla vanità umana e sulle aspettative sociali, tali da giustificare pratiche oggi impensabili (ma probabilmente messe in atto davvero), ben prima dell’avvento della chirurgia plastica. Che scegliate questo intrigante titolo o dobbiate ancora concedervi i primi episodi di Bridgerton, non resta che augurarvi una buona visione.

[a.c.]

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