10.02.2026 – 10.35 – Il 10 febbraio in Italia ricorre la Giornata del Ricordo, una commemorazione che non è solo una data sul calendario, ma un atto di giustizia tardiva verso migliaia di connazionali. Istituita ufficialmente con la legge n. 92 del 2004, questa solennità civile punta i riflettori su una ferita rimasta aperta e silenziosa per troppo tempo: il massacro delle foibe e l’esodo forzato di quasi 300.000 italiani dalle terre dell’Istria, della Fiume e della Dalmazia. La scelta del 10 febbraio rievoca la firma del Trattato di Parigi del 1947, il momento in cui l’Italia perse formalmente quei territori a favore della Jugoslavia, trasformando intere popolazioni in “stranieri in casa propria”. Le foibe, quegli inghiottitoi naturali del Carso, divennero la tomba di migliaia di persone — colpevoli spesso solo di rappresentare l’identità italiana — barbaramente uccise dalle milizie di Tito. Chi scampò alla violenza dovette affrontare il dramma dell’esilio, lasciando tutto per un’accoglienza in patria spesso fredda e segnata dal pregiudizio politico.
Oggi, celebrare questa giornata significa superare le reticenze ideologiche per restituire un volto e un nome alle vittime. È un esercizio di memoria condivisa essenziale per la nostra identità nazionale, affinché l’oblio non diventi una seconda, definitiva condanna per chi ha pagato con la vita o lo sradicamento il solo fatto di essere italiano.
In occasione della ricorrenza, il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha espresso il proprio ricordo in merito a un tema molto sentito: “Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo della tragedia delle foibe, dell’esodo e di quanto accaduto sul confine orientale, ricorda il dolore e la sofferenza patiti non solo dagli oltre 300.000 italiani costretti a fuggire dall’Istria, Fiume e Dalmazia – tra i quali la famiglia di mio padre e di mia madre – a seguito della decisione del Maresciallo Tito di deitalianizzare quelle terre con ogni mezzo, uccisioni nelle foibe incluse, ma anche dalle popolazioni, oggi oltre confine, che hanno subito violenze e sterminio da parte del regime comunista. Migliaia anche di sloveni e croati hanno infatti subìto la medesima sorte”.
“Mi auguro che questa giornata possa essere sempre più una giornata condivisa in cui affermare la necessità di far conoscere, soprattutto ai giovani, queste terribili pagine di storia, ma nella consapevolezza che proprio a questi nostri giovani noi abbiamo l’obbligo di assicurare un futuro privo di odio e rancore, in un territorio in cui le ferite del passato possano cicatrizzarsi per poter crescere tutti insieme. Lo dobbiamo a loro” conclude il primo cittadino.
[c.m.]

