13.02.2026 – 11.30 – La rapida ascesa dell’intelligenza artificiale nel cinema sta sollevando domande su costi di produzione, effetti speciali e il destino stesso di Hollywood; portando più di qualcuno a chiedersi quando inizieremo a vedere film (parzialmente o totalmente) in IA sul grande schermo. Per quanto tempo ancora alle produzioni converrà investire sugli attori e sul più classico CGI? Alla fin fine, è sempre una questione di soldi, il vero criterio che orienta la scelta tra la sperimentazione con l’intelligenza artificiale e i metodi produttivi più classici. Dunque, quanto costa realizzare un film in IA?
La produzione cinematografica tradizionale è notoriamente costosa: il costo medio di produzione di un film di uno studio hollywoodiano si aggira sui 65 milioni di dollari, cui si aggiungono mediamente altri 35 milioni per marketing e distribuzione – portando il totale attorno ai 100 milioni di dollari. Alcune major possono contare su budget ben più importanti, persino un “normale” film Marvel può superare i 250 milioni, e nel caso di Star Wars: Il Risveglio della Forza, 2015 si è arrivati al record di circa 447 milioni di dollari. Una quota significativa di questi budget è destinata al CGI (computer-generated imagery), il cui costo medio, nel 2018, si aggirava tra i 33,7 milioni di dollari: numeri giustificati dalla necessità di squadre di artisti VFX, animatori, tecnici di lighting, compositing, eccetera; il cui impiego si somma a tempi lunghi e risorse computazionali significative. Col tempo la CGI è divenuta pervasiva: recenti blockbuster contengono centinaia (se non migliaia) di inquadrature ritoccate digitalmente, il che mette sotto pressione i team di effetti visivi e ha portato alcuni esperti dell’industria a interrogarsi su come ridurre i costi sempre più gonfi, continuando a creare film ricchi di effetti digitali. In questo panorama, l’intelligenza artificiale potrebbe figurarsi come una soluzione.
A livello globale iniziano già ad apparire i primi esempi di film realizzati con l’ausilio dell’IA. Pochi giorni fa si è tenuto a Beijing l’evento per l’annuncio della data di uscita del film d’animazione The Reunion Journey (2026), generato interamente con l’IA. La produzione è stata completata in un solo anno, contro i 3-5 anni normalmente richiesti. Nell’aprile 2025 invece, nell’industria Kannada (India) è stato presentato Love You, il primo film di 95 minuti creato interamente da un’IA senza attori umani: è stato realizzato da due autori con un budget di soli ₹10 lakh (circa 12 mila dollari). In ambito indipendente, l’IA abbassa drasticamente la barriera d’ingresso: il regista Aleem Hossain, ad esempio, ha realizzato un corto di fantascienza con soli 300 dollari di spesa grazie a generatori di immagini e voci AI (mentre il suo primo lungometraggio gli era costato circa 30 mila dollari). Più in generale, un’analisi ha stimato che un cortometraggio di 15 minuti creato quasi interamente con tool di AI può costare appena 200–800 dollari (con la maggior parte dei progetti intorno ai 500 $), rispetto ai 5.000–50.000 dollari tipicamente necessari per un corto tradizionale. In altre parole, l’IA sta aprendo la strada a produzioni a basso budget prima impensabili e fa gola a progetti di più ampia portata.
Critterz sarà uno dei primi lungometraggi animati sostenuti da una grande azienda tech (OpenAI) e realizzati con una pipeline ibrida AI: il film, co-prodotto tra Londra e Los Angeles, è atteso per il 2026. Emblematici sono i numeri: vi lavorano solo poche decine di persone con un budget inferiore a 30 milioni di dollari, contro i 150-200 milioni che un classico film animato richiederebbe. Il tempo di produzione previsto è di appena 9 mesi circa (anziché 3-4 anni) grazie all’impiego intensivo di strumenti generativi e workflow accelerati. La prospettiva di vedere film generati dall’IA sul grande schermo si fa dunque concreta a partire dalla seconda metà del decennio.
Per adesso, le tecnologie di IA stanno già trasformando la realizzazione degli effetti visivi (VFX) e di altre fasi produttive, come per l’impiego di reti neurali per il de-aging degli attori (ringiovanimento digitale): la startup Deep Voodoo, fondata dai creatori di South Park, ha sviluppato filtri AI capaci di alterare in tempo reale l’aspetto di un attore, eliminando la necessità di lunghe sessioni di trucco prostetico. Parallelamente si diffonde la pratica del clonaggio digitale delle star: nel 2023 ad esempio, l’agenzia CAA ha inaugurato il CAAVault, un servizio che effettua la scansione 3D/4D di attori e atleti di fama per catturarne ogni espressione, movimento e inflessione vocale in circa 3 ore. L’IA generativa viene inoltre sperimentata per automatizzare o accelerare molte altre componenti dei VFX, come la creazione di sfondi e ambientazioni realistici invece di allestire costosi set o girare on-location, oppure generare folle di comparse digitali evitando di ingaggiare centinaia di extra.
Resta infine dibattuta la questione secondo cui l’intelligenza artificiale finirà per rimpiazzare gli attori in carne e ossa. Al momento, la sostituzione totale dei protagonisti umani con avatar digitali resta improbabile nel breve termine – sia per limiti tecnologici, sia perché il pubblico continua a preferire l’umanità e il carisma genuino che un attore in carne e ossa porta sullo schermo. Tuttavia, molti ruoli secondari e tecnici risultano a rischio automazione. Un recente studio (commissionato nell’autunno 2024, poco dopo gli scioperi di Hollywood) ha stimato che oltre 200milaposti di lavoro nell’industria cinematografica potrebbero essere eliminati nei prossimi 3 anni a causa dell’IA, con il 75% dei professionisti intervistati che ha indicato come gli strumenti di AI già supportino l’eliminazione o la riduzione di alcune mansioni nelle proprie aziende. I settori più esposti includono animatori, tecnici degli effetti sonori, artisti del concept design, doppiatori e naturalmente le comparse digitalizzabili.
[a.c.]


