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giovedì, 19 Febbraio 2026

In ascolto, il progetto di QuiAltrove trasforma il confine in spazio di dialogo

18.02.2026 – 09.45 – Il confine non è solo una linea tracciata sulle mappe, ma una condizione esistenziale che modella l’identità di chi abita le terre di margine. Su questa riflessione si incardina “In ascolto. Tracce lungo il margine”, il progetto artistico partecipativo promosso dall’associazione goriziana QuiAltrove ETS e sviluppato insieme all’artista Matteo Attruia. L’iniziativa, che esplora il legame tra arte contemporanea e partecipazione sociale, è stata presentata presso la sede del Comune di Gorizia alla presenza delle autorità locali e dei curatori, svelando i dettagli della mostra-installazione conclusiva dal titolo “Stato di Confine”. L’esposizione sarà ospitata nello spazio The Circle di via Rastello e verrà inaugurata ufficialmente sabato 21 febbraio alle ore 17.00, restando accessibile al pubblico fino al prossimo 22 marzo.

Il percorso, realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, ha coinvolto diverse comunità dei territori di Gorizia, Trieste, San Vito al Tagliamento e Palmanova. Attraverso una serie di workshop, giovani, anziani, migranti e persone in situazioni di fragilità sono stati invitati a condividere vissuti e parole, trasformando il concetto di limite in uno spazio di incontro. Secondo la responsabile del progetto Fabiana Vidoz, l’iniziativa si muove tra arte pubblica e partecipativa per dare vita a un’opera che nasce da narrazioni non mediate. “La parola diventa non materia isolata, ma lessico condiviso, mappa emotiva di un territorio umano”, ha dichiarato Vidoz durante la presentazione, sottolineando come il lavoro si sia articolato in fasi distinte di ascolto, rielaborazione artistica e restituzione pubblica.

L’artista Matteo Attruia, figura di rilievo internazionale nota per le sue collaborazioni con importanti istituzioni e marchi storici, ha raccolto questi frammenti per trasformarli in un ambiente immersivo. L’installazione si propone come un archivio vivo di segni e suoni che ribalta la prospettiva tradizionale: dal “confine di Stato” si passa allo “stato di confine”, inteso come dimensione emotiva e politica. “Il confine per me non è un limite”, ha spiegato Attruia, “io vivo più come luogo aperto, di dialogo. Una possibilità, dove l’altro e l’io convivono”. In questa ricerca la parola funge da elemento corale, capace di unire esperienze distanti in un’unica visione d’insieme.

Il valore civile dell’operazione è stato evidenziato anche dal critico d’arte Daniele Capra, il quale ha osservato come la pratica di Attruia tenda a usare il linguaggio per svelare contraddizioni e grammatiche alternative. “Attruia tende a usare la parola per capovolgerla, per mostrare le possibilità di grammatiche alternative, evidenziando come la realtà sia intimamente contraddittoria”, ha affermato Capra, rimarcando come la mostra inviti a riflettere sul ruolo dell’arte nel generare legami e dare voce a chi resta spesso ai margini. L’opera si configura dunque come uno strumento capace di mettere in discussione gli schemi abituali di lettura del reale, proponendo una riflessione profonda sulla convivenza. Maggiori informazioni su “In ascolto. Tracce lungo il margine” sul sito dedicato.

[c.m.]

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