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venerdì, 20 Febbraio 2026

L’amore febbrile di Emerald Fennell. Un nuovo ‘Cime tempestose’

20.02.2026 – 10.00 – “Cime tempestose” porta sul grande schermo gli enemies-lovers-slow burn supremi. Emerald Fennell ha riscritto un classico della letteratura facendogli prendere una direzione imprevedibile: già negli scorsi mesi la massiccia campagna di marketing fatta per promuovere l’uscita della pellicola aveva suscitato molto movimento nel discorso pubblico online, pensata ad hoc per sconvolgerci, far indignare gli amanti più sfegatati del romanzo e suscitare la curiosità verso questo film, che ha cambiato tono – dal primo teaser, che sembrava promuovere una storia esclusivamente erotica, al trailer in cui era contenuta un po’ più di trama e la rivelazione di ambienti e costumi alquanto audaci. Con l’uscita nelle sale il 12 febbraio 2026, il pubblico ha assistito a un ulteriore cambio di registro: “Cime tempestose” non è un semplice melodramma, bensì un’opera grottesca.

La narrazione accompagna piano lo spettatore dentro al genere, gli lascia il tempo di abbandonare ogni tentativo di raffronto con il romanzo, sia per le differenze nei personaggi messi in scena, che nei rapporti che essi intrattengono gli uni con gli altri. È in questo modo che colui guarda si trova costretto ad entrare nel flow della storia – e dunque accettare coerentemente tutti gli snodi, gli atteggiamenti e le battute dei protagonisti – oppure assistere cringiato di fronte all’intensità tossica e drammatica che viene messa in scena. Chi rientra nella seconda categoria non ha capito il film, né le scelte operate dalla regista. Scelte consapevoli, perché la sensazione di “voler alzarsi e andarsene dalla sala”, o le risatine isteriche alle battute travolgenti di Jacob Elordi sono reazioni già premeditate. La morbosa rincorsa tra Catherine e Heathcliff; la voglia – o forse bisogno – di Cathy ad essere cercata, seguita, mai dimenticata; lo struggimento in cui vuole crogiolarsi, altro non sono che la matrice di centinaia di libri fedeli ai cataloghi Wattpad, il cui livello di “spicyviene misurato da una serie di peperoncini in quarta di copertina. Fennell ha saputo leggere i gusti della nostra società, le fantasie dei tantissimi che fanno sì che quei generi di romanzi vengano venduti a centinaia di migliaia di copie e le ha fissate sulla pellicola, facendo esplodere un’opera già ricca di potenziale, ma che era stato relegato dalla penna di Brontë a una spirale di incomprensioni ed eloquenti silenzi.

Questa trasposizione, dunque, sorprende nei toni e provoca il nostro imbarazzo perché ci mette di fronte a grandi emozioni che vorremmo vivere, e forse viviamo, ma che non siamo logicamente capaci di elaborare. Ciò a cui resta fedele è lo spirito intrinseco della storia originale, ossia l’amore tra i due protagonisti che trascende ogni cosa, il tempo e la morte.

Un plauso, poi, va riservato alle scenografie e ai costumi, che perfettamente si adattano all’irruenza febbrile del film. I singolari abiti indossati da Margot Robbie sono creazioni del premio Oscar Jaqueline Durran, che già in precedenti occasioni si era trovata a lavorare nei reparti costumi e guardaroba, da Barbie a Piccole Donne, entrambi diretti da Greta Gerwig; ai look di Keira Knightley in Anna Karenina, Orgoglio e pregiudizio e Espiazione. In “Cime tempestose” Durran ha collaborato con Fennell per creare una selezione di abiti ricchi di riferimenti tra storia, arte e cinema, conferendo loro un taglio che calzasse a pennello il tono del film. Anche le scenografie sono state firmate da una donna, la britannica Suzie Davies, che già aveva lavorato con Fennell sul set di Saltburn. Gli ambienti che circondano i personaggi, minuziosi nelle loro peculiarità, mettono da parte il rigore storico nel tentativo di ottenere piuttosto un’accuratezza del sentimento. Così, “Cime Tempestose” divide il pubblico, tra chi lo ha definito “bellissimo nella sua essenza kitsch” e chi si è sinceramente commosso di fronte al tormento del due protagonisti, ma si conferma come una trasposizione che ha saputo sorprendere.

[a.c.]

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