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venerdì, 20 Febbraio 2026

Mal’Aria 2026, Gorizia migliora ma la salute resta a rischio

20.02.2026 – 09.16 – Il rapporto annuale “Mal’Aria 2026”, redatto da Legambiente sulla base dei dati forniti dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) relativi a 104 capoluoghi di provincia, tratteggia un quadro complesso per la qualità dell’aria nel Goriziano e nel resto d’Italia. Sebbene i dati dello smog raccolti nel 2025 mostrino un generale miglioramento, favorito da un inverno mite e precipitazioni abbondanti, la situazione resta critica su scala nazionale. Circa la metà dei capoluoghi ha superato i limiti giornalieri di PM10 e le prospettive si fanno più stringenti in vista del 2030, anno in cui entreranno in vigore nuovi limiti europei per le polveri sottili e il biossido di azoto. In base a questi futuri parametri, il 53% dei Comuni italiani risulterebbe attualmente fuori norma. L’Italia è d’altronde già sotto procedura d’infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Quadro Aria e nel 2024 ha dovuto versare 888 milioni di euro al bilancio dell’Unione Europea per la mancata attuazione del Programma Nazionale sul Controllo dell’Inquinamento dell’Aria.

Per quanto riguarda specificamente la città di Gorizia, i dati ARPA utilizzati per il rapporto provengono da un’unica centralina situata in centro, a distanza da strade a traffico moderato. Le concentrazioni medie di biossido di azoto (NO2) nel 2025 si sono attestate a 16,0 µg/m³, un valore in miglioramento che dal 2022 si mantiene sotto il limite di 20 microgrammi previsto per il 2030, sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità indichi come obiettivo per la salute umana un valore di 10 µg/m³. Anche per il PM10 si registra un miglioramento con una media di 15 µg/m³, dato inferiore alla soglia futura di 20. Maggiore attenzione richiede il PM2.5, fermo a 11 µg/m³ nel 2025. Nonostante il lieve trend positivo, questo inquinante, noto per la capacità di penetrare in profondità nei polmoni, è ancora distante dai 5 µg/m³ raccomandati dall’OMS. Per tale ragione, appare necessario un intervento della municipalità su traffico, riscaldamento domestico ed efficientamento degli edifici.

La complessità del monitoraggio emerge nel confronto con la realtà transfrontaliera di Nova Gorica, dove lo scorso 11 febbraio sono stati presentati i risultati dei progetti Airless, Prepair ed ENCLOD. In territorio sloveno è stata predisposta una rete capillare di centraline, rendendo difficile il paragone con il sistema goriziano, limitato a un unico punto di rilevazione. Dalle analisi oltreconfine sono emersi dati preoccupanti sulla presenza di polveri ultrasottili (PM1) contenenti metalli pesanti come arsenico, cadmio, piombo, cromo e manganese. La conurbazione risente infatti di fonti multiple di inquinamento, che includono sia il traffico e il riscaldamento, sia le emissioni industriali di stabilimenti presenti su entrambi i lati del confine, con impatti significativi in quartieri come Montesanto e la località di Salcano, sede della fonderia Livarna.

Legambiente sottolinea come l’inquinamento non sia una fatalità emergenziale, ma il risultato di una mancanza di scelte strutturali nei settori dei trasporti, dell’edilizia e dell’agroecologia. L’associazione esprime apprezzamento per il Piano d’Azione governativo 2025-2027, ma contesta la cancellazione dei fondi destinati al bacino padano, paventando nuovi rischi per la salute e ulteriori sanzioni europee. “La zootecnia, così come praticata oggigiorno nella ‘food valley’ padana, produce una mal’aria che è specchio fedele di un’attività che mira solo a buone rendite nel presente anziché a mettere in sicurezza il futuro” sottolineano gli ambientalisti, evidenziando come sia necessario trasformare lo spazio urbano aumentando il verde e promuovendo la mobilità ciclabile. In quest’ottica, Legambiente FVG sta lavorando al Rapporto Ecosistema Urbano Transfrontaliero per favorire una gestione comune della qualità della vita nel sistema urbano condiviso.

[c.m.]

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