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venerdì, 19 Agosto 2022

Covid, almanacco 2020 e Capodanno 2021 convivendo con il virus: la previsione per il nuovo anno

05.12.2020 – 16.14 – Partiamo dallo scenario attuale per capire cosa ci aspetta e cosa possiamo fare per convivere con questo virus. Il virus è certamente nuovo, differente da tutti i Coronavirus conosciuti, per cui non c’è nella popolazione alcuna memoria immunitaria pregressa che possa contrastare l’andamento naturale dell’infezione. Le indagini nazionali di sieroprevalenza indicano che meno del 5 per cento della popolazione italiana possiede anticorpi contro questo virus. Quindi il 95 per cento della popolazione è suscettibile all’infezione. I casi critici sono lo 0,7 per cento mentre quelli gravi che richiedono ospedalizzazione sono circa il 5 per cento, il 25 per cento di casi presenta sintomi lievi mentre il restante 70 per cento è asintomatico o pauci sintomatico.

La letalità dell’attuale picco epidemico è molto inferiore rispetto a quella osservata in primavera anche se sono rimasti uguali i fattori di rischio ad essa legati (età media dei deceduti intorno agli 80 anni, pluripatologie nel 95 per cento dei deceduti). Vale la pena notare la simmetricità dell’istogramma dei decessi tra la primavera e l’autunno, quando invece sarebbe stato lecito attendersi un notevole maggiore incremento degli stessi, in questo periodo, visto il più elevato numero di positivi.
Questo è certamente dovuto alle migliorate capacità diagnostiche e terapeutiche attuali.  L’attuale curva epidemica dei positivi mostra un andamento “scolastico” di epidemia: il virus segue indisturbato il suo andamento epidemico con la classica “salita della campana” che da una decina di giorni ha iniziato a piegare e che conferma appunto come la situazione dei numeri sia peggiore ora rispetto alla primavera. Per inciso la curva piega in modo ripido a differenza del lungo plateau primaverile, per l’elevato numero quotidiano dei guariti che vanno sottratti ai positivi registrati ogni giorno.

L’Rt nazionale attuale è uguale 0,91, quindi sotto la fatidica soglia di 1, con ben 16 regioni in questa situazione. Il tasso di saturazione delle terapie intensive nella nostra regione è al 37,5 per cento. Questo picco epidemico però non è sufficiente a raggiungere una immunità di gregge che protegga l’intera popolazione, rimane comunque una larga parte della popolazione suscettibile e pronta per un andamento endemico dell’infezione, ma anche di ulteriori picchi epidemici. Non si sa ancora quale sarà la durata dell’immunità garantita dagli anticorpi protettivi nei guariti: infatti è passato troppo poco tempo per ipotizzare, con certezza, una protezione di lunga durata.
Le severe misure di contenimento del lockdown primaverile e quelle successive attuali sembrano influire solo temporaneamente sulla curva epidemica. Le cosiddette misure da me definite “a Yo-Yo” (con più restrizioni i casi calano, e con più allentamenti ricrescono) non possono essere risolutive, a maggior ragione nel periodo natalizio, che al di là dei Dpcm subentranti rappresenterà un inevitabile momento di aggregazione famigliare, a livello nazionale. E non sembra che chiudere gli impianti di risalita fino al 6 gennaio per poi riaprirli abbia un razionale scientifico stabile, perché a gennaio e febbraio saranno consentite le file agli impianti di risalita sulle piste con rifugi, après-ski e cene in baita annesse.
Sembra paradossale anche la concessione, per chi è in albergo, di fare il veglione in camera, oppure ammettere nei ristoranti i pranzi di Natale, ma le cene no. Ancora più irrealistica la decisione di proibire l’uscita dai rispettivi comuni dal 21 dicembre. In questo caso l’analisi politica governativa sembra metropoli-centrica: nel Comune di Roma con oltre due milioni di abitanti si potrà girare liberamente, ma un residente a Sgonico non potrà andare a Trieste né a Monrupino, lasciando perdere l’anacronistico coprifuoco. Il tutto sembra suggerito da una strategia improvvisata di ”un colpo al cerchio ed uno alla botte” unito ad un fastidioso doppiopesismo.
Nel mese successivo alle vacanze di Natale, con l’epidemia influenzale in pieno sviluppo, ci sarà un periodo molto critico, a prescindere da queste restrizioni. Il contact tracing, fondamentale per il tracciamento dei casi secondari e il contenimento dei focolai, è efficace quando il numero di casi è relativamente contenuto ma diventa ogni giorno più difficile realizzarlo quando si hanno migliaia di nuovi infetti al giorno, come in questo periodo autunno/invernale. È realistico prevedere, vista la persistenza della circolazione virale nella popolazione nazionale e mondiale, una convivenza col virus per tempi relativamente lunghi.

I vaccini anti Covid-19 come si sa saranno disponibili nel 2021. I tre vaccini sulla linea di arrivo richiedono tutti due dosi per raggiungere un significativo livello di anticorpi, quindi sarà necessario quasi tutto il 2021 per raggiungere una copertura anticorpale di massa, la cui durata però, come la recente dichiarazione di Moderna conferma potrebbe però essere solo di pochi mesi (tre per l’esattezza). Tutti gli studi di fase 3 in corso hanno una durata di pochi mesi, insufficiente ovviamente per dimostrare una durata dell’immunità che possa essere superiore al tempo di osservazione del trial stesso.
L’efficacia vaccinale dichiarata è del 95 per cento. Efficacia del 95 per cento vuol dire che su 100 vaccinati, 95 hanno sviluppato una risposta anticorpale e se venissero a contatto con l’agente infettante saranno immuni. Di converso, 5 vaccinati potranno infettarsi comunque.
Per i vaccini mRNA COVID-19 gli studi di tossicità riproduttiva sugli animali non sono stati completati ed i dati su gravidanza, fertilità ed allattamento umano sono ovviamente limitati, per non dire assenti. Viene infatti suggerito di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose. Ultima novità, nel Regno Unito che fa da apripista dopo la Brexit, si parla anche di una clausola di immunità contro le azioni legali nel caso di reazioni avverse che dovessero insorgere nella popolazione vaccinata.

I costi della mitigazione e del contenimento. I danni del lockdown non li scopriamo certo ora: cure differite con conseguente aumento di morbilità e mortalità, attività preventive interrotte, perdite economiche da attività commerciali e produttive /culturali bloccate o fortemente ridotte, riduzione o sospensione delle attività didattiche in presenza. Quale lo scenario futuro? La convivenza con il virus. Le polmoniti sono normalmente causa, prima di questa pandemia, di circa 15mila decessi l’anno; molte di queste polmoniti sono causate da virus, come ad esempio quello influenzale. Le conoscenze sul Covid-19 sono enormemente cresciute negli ultimi sei mesi aggiungendo importanti informazioni alle misure di prevenzione e controllo dell’infezione e permetterebbero di orientarle in modo più efficace evitando interventi irrazionali. Alcuni esempi: due mesi di apertura delle scuole non hanno portato a un rimbalzo della curva epidemica, i milioni di contatti nelle scuole hanno provocato un numero di positivi inferiore a quello degli ambiti familiari o altri ambienti collettivi. Fabbriche e luoghi di lavoro non hanno contribuito significativamente all’attuale endemia. Non ci sono dati sull’evidenza di contagi causati dal semplice contatto con oggetti e superfici.

Non sembra proprio che la variazione dell’ora di accesso a bar e ristoranti possa avere un effetto mitigante sul il rischio di contagio. Nel mondo del commercio al dettaglio non sono state raccolte evidenze di cluster epidemici e il libero accesso ai negozi e mercati alimentari non sembra abbia avuto un ruolo nel propagarsi dell’infezione. La misurazione della temperatura corporea non ha avuto alcuna valutazione di efficacia.
Il mondo dello sport presenta una incidenza molto modesta di nuovi positivi, e la quasi totale assenza di casi clinicamente severi, infatti gli sportivi sono in gran parte giovani in buonissima salute. La stragrande maggioranza dei nuovi positivi ha origine in famiglia ed ha un preciso andamento generazionale, dai più giovani ai più anziani, per cui è necessario migliorare la comunicazione in tal senso. Queste osservazioni configurano uno scenario futuro di andamento endemico dell’infezione con alternarsi di picchi epidemici, anche disponendo di vaccini efficaci, e suggeriscono che è meglio adattarsi ad una ordinaria convivenza con quest’infezione, analoga alle tante altre infezioni dell’apparato respiratorio con cui conviviamo da sempre senza ricorrere a continue misure eccezionali che potrebbero essere ripetute a tempo indefinito.

Fulvio Zorzut

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