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giovedì, 8 Dicembre 2022

Vaccinazioni in farmacia? Un rischio. Solo il medico ha la competenza necessaria

05.04.2021 – 11.15 – Ora va bene tutto, si fa per dire: l’emergenza Covid, il lockdown, le terapie intensive sature, l’incidenza elevata su 100mila abitanti, l’accelerazione delle somministrazioni con specializzandi (che comunque sono già medici) l’utilizzo dei medici competenti nelle fabbriche, il recupero dei medici pensionati e volontari di varie provenienze, la logistica affidata a un generale. Ma c’è un limite a quello che si può fare, anche se siamo tecnicamente “in guerra”: il decreto Sostegni introduce la norma che prevede la vaccinazione possa essere effettuata dai farmacisti, senza la supervisione di un medico. Ai sensi della nuova disposizione, i farmacisti, previa partecipazione ad appositi corsi – in modalità di formazione a distanza – organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, avranno la possibilità di effettuare nelle farmacie aperte al pubblico, senza la supervisione dei medici, in via sperimentale solo per il 2021, le vaccinazioni contro il SARS-CoV2. Alle farmacie, secondo l’accordo, è riconosciuta una remunerazione pari a 6 euro per ogni vaccinazione. E francamente, dopo i drive in vaccinali questo è una novità che suscita grande perplessità in un crescendo creativo.

È chiaro che la campagna vaccinale segna il passo. A fine marzo, dopo 3 mesi dal suo avvio è stato vaccinato con due dosi solo il 5 per cento degli italiani, sia per mancanza di personale che per l’arrivo delle dosi con il contagocce e lasciando perdere il pasticcio relativo all’impiego del vaccino AstraZeneca, che ha sfiduciato l’opinione pubblica. Per tale ragione si cercano tutte le vie possibili per giungere ad un potenziamento organizzativo della macchina vaccinale; questo è comprensibile e lecito, ma c’è un “ma”: il tema della sicurezza rimane imprescindibile, sempre e comunque. Il vaccino infatti è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie e un esame di stato abilitante sostenuto dai medici, solo dopo prescrizione del medico stesso, ovvero dopo la valutazione anamnestica e clinica, che può essere effettuata anche dagli assistenti sanitari o dagli infermieri sotto la supervisione, in presenza fisica, proprio del un medico, che al caso possa raccogliere il consenso informato, valutare direttamente lo stato di salute del paziente se richiesto, e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali. Questo prevede l’Agenzia italiana del Farmaco, che espressamente raccomanda in caso di somministrazione del vaccino un’assistenza medica urgente se si manifestano sintomi di grave reazione allergica. Al di là delle leggi sugli indennizzi da danni di vaccino (Legge 210/92 Vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, e Legge 229/2005 Riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla Legge 210/92), è sempre possibile la rivalsa legale risarcitoria, da parte del danneggiato, nel caso in cui sussista il dolo o la colpa di chi ha preparato o somministrato il vaccino e nei confronti della aziende sanitarie di appartenenza: questo, ora, si riverserebbe sui farmacisti. Solo il medico possiede, però, per formazione pluriennale prevista per legge (e non a seguito di una breve formazione a distanza) le competenze necessarie per questi interventi, senza mancanza di rispetto per le altre categorie.

Fulvio Zorzut

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