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martedì, 16 Agosto 2022

Vaccinazione: cosa succede? La valle dei suscettibili

10.05.2021 – 09.21– Questo termine immaginifico, che ricorda una vallata e che in un grafico si disegna come un avvallamento, rappresenta le fasce suddivise per età di una popolazione che possono essere contagiate da un agente infettante. Quando si parla di tasso di copertura vaccinale che deve essere raggiunto, si intende il numero minimo di persone che devono essere immuni o per pregressa malattia o per vaccinazione per interrompere la circolazione dell’agente infettante, ed è differente per le varie malattie infettive. Senza entrare nei dettagli, per la Rosolia, ad esempio, è sufficiente che sia vaccinato il 60-70 per cento della popolazione, mentre per il Morbillo deve essere vaccinato il 95 per cento della popolazione. Tutto questo dipende sempre da Rt che, per quanto riguarda il Covid-19, abbiamo imparato a conoscere in questo anno, e da cui dipendono i colori settimanali delle nostre regioni.

Bene, ciò premesso, si è stabilito che sia indispensabile arrivare almeno a vaccinare il 70-75 per cento della popolazione per ridurre la circolazione del Coronavirus. Questo in teoria, perché una popolazione non è costituita in modo omogeneo e ci sono delle fasce di età con problematiche e specificità proprie. Va da se che le necessità, le patologie, i timori e le predisposizioni individuali degli over 80 sono differenti da quelli degli over 20 o over 40. È un fatto ovvio. E questo a prescindere dalle caratteristiche, disponibilità ed efficacia dei vari vaccini anti Covid. Posto che sono sicuri ed efficaci, come i dati di AIFA confermano: dati che sfatano il maggiore rischio percepito nei confronti di AstraZeneca. Ecco perché non deve stupire che scenda l’adesione a farsi vaccinare con il diminuire dell’età, è prevedibile. La percezione del rischio è profondamente differente. Ora questa situazione, e arriviamo al motivo del nostro titolo, porta come conseguenza a uno spostamento della cosiddetta valle dei suscettibili, cioè coloro che potranno infettarsi, verso fasce di età sempre più basse. È di questi giorni il dato che riferisce come l’età media dei soggetti positivi abbia raggiunto i 41 anni di età: gli anziani, infatti, hanno già provveduto, in grande numero e con la massima partecipazione, a vaccinarsi e sono, a questo punto, la fascia di popolazione più protetta.

Ecco perché non basta vaccinare più persone possibili, ma bisogna farlo anche in fretta, per non spostare in breve tempo il problema del contagio verso i più giovani, fra i quali il virus continuerà a circolare, alimentando l’epidemia, anche se con le differenze di gravità clinica proprie dell’età. La via è quella della informazione consapevole, convincente, argomentata e non paternalistica, perché per giungere ad una libera scelta deve esserci una comunicazione scientifica trasparente ed efficace dei dati acquisiti, che sia comprensibile dal cittadino, e non sono sufficienti testimonial d’immagine.

Fulvio Zorzut

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