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martedì, 6 Dicembre 2022

La “maschera” di Instagram: quanto siamo reali?

01.06.2021 – 09.00 – “Accettare le nostre ambiguità ci permette di conoscere meglio noi stessi e di prendere coscienza del nostro lato oscuro” (Carl Jung). Lo psichiatra e psicoanalista svizzero definì nei suoi studi la parte più profonda dell’uomo come l’archetipo dell’ombra. Si tratta di quella parte della nostra personalità che tendiamo a nascondere tanto in maniera cosciente quanto incosciente. Jung prende in prestito la parola Persona (dal latino Persona Personam, ovvero la maschera che utilizzavano gli attori nell’antica Roma durante le rappresentazioni sceniche). Rappresenta un riflesso del personaggio, adoperato dall’attore romano: ne riprendeva i lineamenti, lo caratterizzava, lo inseriva, appunto, in un ruolo. Quando l’Io si identifica con la Persona? Secondo Jung esso ricorre verso una completa connessione del proprio essere in funzione di un ruolo sociale. La Persona può arricchire l’animo umano privando l’individuo di tutta quella ricchezza, poliedricità, di tutto lo spettro affettivo, emozionale, continuo che caratterizza l’essere umano.

Nascondere la personalità; Instagram e social network. Nella realtà attuale è ancora valido identificarsi nel termine Persona? Siamo tutti così “influenzati” da aver perso il vero ruolo di noi stessi?
Innanzitutto, incarnare un ruolo che non ci appartiene, mette in ombra la nostra essenza. La “faccia sociale”- intesa come il proprio account su Instagram- rappresenta una parte dell’individuo al mondo, presentata come una maschera. Basti pensare ai vari profili (pubblico e privato) e l’importanza che molte persone danno al numero dei “followers”. Importanza ai numeri o alle persone? I numeri lasciamoli ai matematici, dietro ai nomi dei diversi account ci sono comunque delle persone: esistono e sono reali.

Non solo. Le foto ritoccate. Si può considerare come giocare con la propria identità sia un modo semplice e veloce per raggiungere facilmente un certo tipo di pubblico. L’individuo nei social non è reale, ma è un’unione tra il soggetto in sé e la società a cui appartiene, ovvero si cala in un ruolo sociale attraverso il quale interagisce nella collettività; la persona è anche una funzione di adattamento in quanto gli permette di modellarsi e presentarsi in base alle richieste dell’esterno. Incarnare un ruolo socialmente condiviso per semplificare le relazioni interpersonali. Foto ritoccate, s’intende, non photoshop o qualche filtro per eliminare le imperfezioni della pelle, ma cambiare completamente persona o luogo in cui ci si trova. L’autostima sta calando, l’invidia a volte diventa un’arma contro sé stessi. Una maschera di sé stessi non indifferente.

Come si supera questa maschera; esiste un modo per approcciarsi sul social? La messaggistica, meglio conosciuta anche come anche come direct, ha delle sue particolari regole non scritte. Bisogna ricordarsi che non si è tutti uguali, così come le maschere che indossiamo. Esistono messaggi efficaci per approcciare a persone nuove su Instagram? La risposta è semplicemente no. Esistono molti modi per iniziare una conversazione con qualcuno visto solamente attraverso il filtro dello schermo. Le chat non devono essere banali, ma l’originalità è difficile da mantenere. Si pensa ai messaggi lunghi, ma non tutti leggono tutto, anzi possono pure annoiare. Almeno il primo deve essere corto, semplice ed efficace. Il primo messaggio è stato inviato, la paura inizia ad aumentare; il ghosting è sempre dietro all’angolo. Quanto si è reali? 

L’utopia creata, principalmente dalla Persona che stiamo interpretando in quel momento, rischia di essere autodistruttiva. Quanto un social può influenzare il modo in cui ci approcciamo agli altri e al mondo? Solo guardando ciò che fa più paura, in questo caso l’essere se stessi su un profilo social, si può affrontare questo aspetto. Mantenere la propria presenza, la propria sicurezza personale. Vivere la dimensione del social con leggerezza e responsabilità.

di Fabiana Alvarez 

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