Cybersecurity e progettazione navale: sinergia tra Accademia Nautica e Fincantieri

24.09.2021 – 09.25 – Con la rapida accelerazione dei processi di digitalizzazione, in gran parte conseguenti alla Pandemia da Covid-19, non è una novità che il tema delle ICT e più in generale delle nuove tecnologieapplicate all’ambito lavorativo, sia oggi particolarmente urgente. Eppure, sempre di più, le aziende lamentano la difficoltà nel reperire figure professionali adeguatamente formate in questo ambito: in poche parole, il lavoro c’è ma manca chi lo sappia fare.
Non a caso, per far fronte a questa nuova emergenza, negli ultimi tempi stanno assumendo una sempre maggiore rilevanza tutti quei percorsi in grado di offrire una formazione tecnica altamente qualificata immediatamente spendibile sul mercato del lavoro.
Tra questi, un posto di rilievo è ricoperto dagli ITS (Istituti Tecnici Superiori) che spesso, proprio al fine di poter rispondere concretamente alla richiesta di personale che giunge dal mondo dell’impresa, operano in stretta sinergia con le stesse aziende per sviluppare percorsi formativi in tal senso. Guardando al contesto locale, un esempio è la collaborazione tra Fincantieri e l’Accademia Nautica dell’Adriatico, che assieme promuovono due corsi dedicati alla Cybersecurity e alla progettazione navale, finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Ne parliamo con Elisa Olivier Head of Talent Acquisition di Fincantieri.

Di Cybersecurity si sente parlare sempre più spesso. Come spiegare, in parole semplici, di cosa si tratta?

“Di fatto è l’insieme di tutti quei mezzi e tecnologie, processi e procedure, che devono garantire che un sistema informatico operi in modo corretto. Questo è fondamentale per garantire la funzionalità di tutti i dati che passano attraverso quel sistema, e quindi l’integrità di tutti quei beni e prodotti che il sistema gestisce e con il quale è integrato. In particolare, negli ultimi anni assistiamo ad una sempre maggiore ‘presenza’ del tema della Cybersecurity: nel quotidiano, infatti, si parla sempre di più di Internet of Things (IoT), ovvero di oggetti che tutti noi usiamo che sono ormai informatizzati. Proprio per questo il tema di proteggere e gestire la sicurezza informatica ricopre oggi un ruolo chiave”.

E come trova applicazione nel sistema nave?

“Una nave è un oggetto complesso. È un insieme di sistemi integrati tra loro, che sono tutti controllati da un punto di vista digitale, cioè hanno all’interno una componente informatica che è importantissima: tutti i nostri sistemi sono sistemi informatizzati ed automatizzati che possono essere controllati da remoto, al fine di garantirne un continuo monitoraggio e quindi evitare guasti. Per questo motivo la Cybersecurity diventa un tema fondamentale, anche fuori dalla nave, a protezione di tutto quello che è il sistema informatico aziendale, soprattutto se pensiamo che un’azienda come Fincantieri opera non solo nel settore civile, ma anche in quello della difesa, dove questa attenzione è e deve essere ancora maggiore”.

Eppure, dal punto di vista della formazione, sono ancora pochi i corsi e gli indirizzi dedicati in Italia. Come mai?

“Credo che fino a poco tempo fa questa era una tematica considerata da ‘addetti al settore’, che ha invece preso piede nel momento in cui si sono verificati importanti attacchi informatici a sistemi pubblici, come accaduto di recente.
Al contempo però, è anche vero che il tema riguardante la necessità di investire sulla formazione e sull’istruzione nell’ambito delle ICT è un qualcosa su cui in Italia si parla ormai da molti anni, e oggi ancor di più, perché ci troviamo con un gap tra domanda e offerta che è significativo, e sinceramente è difficile capire come verrà colmato. Soprattutto, dopo la pandemia, questo gap si è aggravato ulteriormente, lo vediamo noi stessi nel recruiting: la domanda di profili con competenze di questo tipo è molto alta”.

Qual è l’entità di questo gap?

“Il bacino di persone all’interno del quale andare a cercare questi profili – e la Cybersecurity è ancora un’ulteriore nicchia al suo interno – è veramente ristretto e il numero di persone è davvero limitato: possiamo dire che c’è una vera e propria ‘guerra’ tra le aziende per reclutarli. A questo si aggiunge il fatto che è difficile formare persone in ambiti di questo tipo, perché ciò che vale oggi può non essere più valido tra sei mesi, perché c’è un’evoluzione molto rapida delle tecnologie nell’ambito ICT.
A questo si aggiunge il fatto che i corsi universitari di informatica e di ingegneria informatica sono corsi che hanno un numero di iscritti bassissimo, se poi si va a considerare il numero di laureati, ecco che la media si abbassa ancora di più. Anche l’inserimento di nuovi profili con nuove competenze è significativamente inferiore rispetto alla domanda che oggi c’è sul mercato perché a livello nazionale se ne laureano un numero nettamente inferiore rispetto a quella che è la domanda già esistente”.

Come invertire questo trend?

“Bisogna iniziare a lavorare sull’orientamento, in generale per tutte quelle che sono le discipline cosiddette STEM (termine utilizzato per indicare le discipline scientifico-tecnologiche: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e i relativi corsi di studio). I numeri stanno crescendo ma non a sufficienza: senza nulla togliere alle discipline umanistiche – c’è bisogno anche di quello – c’è bisogno di tecnologia, e quindi va fatta una promozione o meglio ancora un orientamento dei ragazzi”.

Da dove partire?

“Negli ultimi anni si è iniziato a fare qualcosa con i ragazzi che si trovano verso la fine del proprio percorso scolastico, ma credo si debba iniziare prima, già alle medie, insistendo non solo sugli studenti ma anche sulle famiglie, che a quell’età hanno un grande peso nella scelta del percorso di studi che i figli intraprenderanno. Per fare un esempio è ancora troppo poco conosciuta la potenza di un corso ITS, e le famiglie spesso spingono piuttosto verso una formazione universitaria perché si dà ancora molta importanza al titolo, senza sapere magari che anche gli ITS danno un titolo riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, al pari del Diploma di Maturità o di Laurea, che si colloca ad un livello intermedio tra questi due, ovvero il V livello EQF (European Qualification Framework), anche a conferma della validità internazionale del titolo stesso che permette facilmente mobilità europea a chi volesse proseguire poi gli studi. Oltre alle famiglie, inoltre, credo sia fondamentale che anche gli stessi insegnanti svolgano una funzione di orientamento dei ragazzi, facendo loro conoscere questi percorsi che offrono maggiori possibilità in termini di sbocchi lavorativi”.

Assieme al corso sulla Cybersecurity vi è anche quello dedicato alla progettazione navale. Oggi, quando si parla di progettazione navale, cosa si intende?

“Per rimanere competitivi non basta essere aggiornati, serve essere almeno due passi avanti. Per fare un esempio, un’azienda come Fincantieri, che vede l’innovazione quale uno dei propri valori fondanti, nel 2020 ha investito 113milioni di euro in progetti di ricerca, e di questo investimento, il 65 per cento è stato sulla tecnologia green: oggi, infatti, la progettazione navale ha tutto un filone che riguarda la sostenibilità ambientale, tanto che tra i nostri progetti più importanti ce ne uno che si chiama Green ship, che sostanzialmente mira a far si che le nostre nuove navi applichino delle tecnologie a basso impatto ambientale. Quindi diciamo che ci deve essere un approccio quasi olistico nella progettazione per integrare tutti questi sistemi che poi vengono realizzati nella fase produttiva della nave, sempre con l’obiettivo di perseguire l’efficientamento del sistema nave dal punto di vista energetico con però una grande attenzione al rispetto dell’ambiente. O ancora, si parla ad esempio di Smart ship: avendo all’interno di una nave molti dispositivi IoT, questo implica che già in sede di progettazione deve esserci un’integrazione di tutti questi sistemi all’interno del sistema nave.

Quali sono le competenze richieste in questo caso? 

“Una cosa su cui spesso si sbaglia è pensare che un’azienda come Fincantieri possa cercare solo competenze specifiche navali e quindi pensare che serva solo il costruttore che esce dall’istituto nautico o piuttosto l’ingegnere navale. Ma questo è sbagliato. Se pensiamo alla nave, si tratta di un sistema che integra a sua volta sistemi complessi, di propulsione, elettronici, idraulici, idrodinamici, quindi in realtà le discipline tecnico-ingegneristiche che sono presenti su una nave sono molteplici. La vera difficoltà in questo caso è però che in sede di recruiting vi è spesso difficoltà nel trovare persone che abbiano già fatto questo percorso e che abbiano le esperienze che servono. Per questo motivo, Fincantieri investe tantissimo nell’assumere giovani risorse e farle crescere all’interno dell’azienda”.

E qui entrano in gioco gli ITS…

“Esatto. Ci sono tutta una serie di competenze necessarie in molteplici settori che nel nostro caso bisogna però declinare in ambito navale. Ecco perché Fincantieri sta investendo molto negli ITS per intervenire già nella fase di istruzione e formazione dei ragazzi, con dei percorsi che declinino queste competenze nel contesto navale, proprio perché è un contesto peculiare. Avere quindi dei giovani che proseguiranno poi la loro formazione all’interno dell’azienda, ma che già posseggono un curriculum in qualche modo declinato su quelle che sono le competenze specifiche, significa per noi un grande valore aggiunto”.

E le ragazze? Indubbiamente ve ne sono in numero minore rispetto ai ragazzi. Come incentivarle?

“Nonostante la percentuale di ragazze che si iscrivono a percorsi STEM sta via via aumentando negli ultimi anni, anche qui fondamentale è lavorare a monte del problema, innanzitutto con le famiglie, facendo capire che non è un lavoro solamente ‘per uomini’. Proprio per incentivarle, oltre all’orientamento bisogna infatti anche far conoscere come una donna porta avanti questi mestieri e questi ruoli, noi per fare ciò, con le nostre professioniste, andiamo a raccontare nelle scuole e nelle attività di orientamento che facciamo la loro esperienza per far capire come questi ruoli, che nell’immaginario collettivo sono tipicamente maschili, vengono interpretati da donne, con tutti i plus che il fatto di essere donna ha”.

Per saperne di più: https://www.accademianautica.it

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