Walter Zalukar: crescita del Covid a Trieste e Gorizia

01.11.2021-08.30 – Prosegue l’ulteriore crescita del Covid a Trieste, che detiene il non invidiabile primo posto tra le provincie italiane per incidenza del virus, mentre il secondo posto viene tenuto da Gorizia.

Si sono fatte più ipotesi circa le cause e concause di tale incremento, alcune più plausibili, altre meno, e si attende una puntuale verifica circa il ruolo giocato da esse nella diffusione del virus. In questo frangente pare anche massimamente urgente verificare quale sia lo stato di preparazione del Servizio sanitario regionale, e in particolare  di ASUGI.
Per il controllo dell’epidemia e la cura delle persone risulta essenziale la strategia delle 3T (Testare, Tracciare, Trattare), le cui  le azioni devono essere realizzate in tempo (quarta T) per poter contenere sensibilmente la diffusione del virus. Ma a Trieste ci sembra di notare un deficit strategico in tal senso, visto che il tempo intercorrente dalla prima segnalazione del sospetto Covid all’accertamento di positività e conseguente isolamento varia da 2 a 5 e più  giorni, e  recentemente sembra essersi espanso, dopo che il laboratorio dell’ospedale Maggiore che processava i tamponi per il DIP – Dipartimento di Prevenzione – ha ridotto l’attività, sembra per carenza di personale.
Quali le conseguenze?
Che a Trieste una persona sospetta Covid, anche malata e con sintomi clinici evidenti, risulta sostanzialmente libera di muoversi per più giorni, e proprio in quelli in cui presenta il massimo rischio di  contagiosità, e così pure i contatti stretti, come i familiari. E  nelle residenze per anziani può risultare assai  lungo e complicato trasferire l’ospite affetto da Covid  in una struttura di isolamento, e ciò soprattutto nei giorni festivi e prefestivi, quando le attività di DIP e Distretti si riducono di molto.
Ma anche sul fronte ospedaliero continuano a permanere condizioni potenzialmente favorenti la diffusione del virus, non risultando consolidati né la separazione di tutti i percorsi Covid / no Covid, né l’isolamento dei pazienti sospetti Covid (i cosiddetti grigi) o potenzialmente contagiosi.
A creare maggior confusione, laddove dovrebbero esserci massima chiarezza e trasparenza, concorrono  i deficit del sistema di  comunicazioni ASUGI, rendendo ancor più difficili  l’attività degli operatori sanitari e lasciando spesso nell’incertezza gli utenti. E sempre in tema di comunicazioni preoccupa la carenza di una strategia informativa mirata a intercettare le persone esitanti a vaccinarsi e a fugarne i dubbi.
In questo quadro, già poco rassicurante, permangono i dubbi sull’effettivo potere filtrante di almeno una parte dei dispositivi di protezione FFP2 usati dai medici e infermieri di ASUGI (e non solo).
Per questo ho inteso interrogare la Giunta regionale per sapere se non ritenga necessario e urgente che ASUGI perfezioni la strategia delle 3T, eliminando gli ostacoli burocratici, incrementando il personale dedicato, migliorando le comunicazioni aziendali. E  che ASUGI garantisca degenze e percorsi ospedalieri  rigorosamente separati tra covid (compresi i sospetti) e no covid.  Ma anche che si realizzi un sistema di comunicazioni adeguato ai tempi. E infine che sia fatta chiarezza sull’efficacia filtrante dei dispositivi FFP2 dati al personale sanitario, visto che l’eventuale uso di  mascherine inadeguate  espone i sanitari e di riflesso i pazienti ad un incremento di rischio.
CS Walter Zalukar -Consigliere Regionale FVG – Gruppo Misto