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giovedì, 8 Dicembre 2022

San Polo di Monfalcone, è polemica sulla Guardia medica

di Paolo Locatelli
31.05.2022 – 09.10 –
Il nuovo piano aziendale ASUGI, che mira a ridisegnare l’organizzazione della sanità Giuliano-Isontina, è stato presentato solo pochi giorni fa, ma fa già discutere. Il progetto intende ridefinire gli equilibri e la spartizione di competenze all’interno del sistema sanitario al fine di alleggerire la pressione diretta sugli ospedali, efficientando l’assistenza e le cure territoriali secondo un modello condiviso da tutte le regioni italiane e dal Governo nazionale, in applicazione delle disposizioni previste dal Pnrr e dal decreto ministeriale 71. Il disegno proposto si basa sulla creazione di case di comunità, di ospedali di comunità e di centrali operative territoriali, una ogni 100mila abitanti, che fungeranno da vero e proprio cervello del sistema. Le strutture coopereranno con i quattro distretti previsti, due a Trieste e due nell’Isontino.Con la presentazione del nuovo piano, sono arrivate le polemiche. Sulla stampa locale il progetto è stato accusato di mirare alla distruzione di un sistema, quello attuale, funzionante e di relegare la sanità territoriale a un ruolo “ancillare” rispetto agli ospedali. Con la nuova organizzazione, l’integrazione tra le varie componenti “verticali” dei percorsi sanitari, dal territorio all’ospedale centrale, andrebbe disgregandosi e la cooperazione tra le diverse figure professionali sfaldandosi in favore di un modello antiquato di sanità. Un modello in cui, in sintesi, le varie componenti operano in modo disgiunto e non coordinato. La proposta – secondo la critica – contraddice il paradigma ottimale di una sanità moderna, che, per essere efficace, dovrebbe reggere su percorsi di salute e su reti clinico-assistenziali basate sulla continuità e sulla sinergia territorio/ospedale/territorio, con una forte collaborazione con gli altri attori del welfare”.

Pur rispettando le indicazioni del Pnrr, ASUGI contraddirebbe quelle nazionali, secondo cui il governo e la coordinazione del sistema spettano all’organizzazione distrettuale. In particolare, nel mirino della critica sono finite la riduzione del numero dei distretti e la creazione di nuove unità operative “slegate tra loro”, scelte progettuali che comporterebbero una parcellizzazione dell’organizzazione e dell’assistenza.

È un’accusa che il Dott. Antonio Poggiana, Direttore Generale di ASUGI, respinge e bolla come contraddittoria. “Dire che la riduzione del numero dei Distretti equivale e frammentare l’organizzazione della sanità territoriale è una chiara contraddizione in termini che si spiega da sola” afferma in una nota Poggiana. “Dire che si svuota il ruolo e le funzioni del Distretto è semplicemente dimostrazione di non conoscenza del progetto organizzativo di ASUGI e del lavoro che i professionisti al loro interno stanno conducendo per definire quei “percorsi orizzontali” necessari alla costruzione dei percorsi di cura dei pazienti garantendo la continuità assistenziale e l’uniformità dei livelli assistenziali in tutto il territorio di ASUGI. Questo non “frammenta” ma omogenizza l’assistenza territoriale” – prosegue la nota. –  “Se ci si limita ad analizzare solo la “dimensione verticale dell’organizzazione” e non quella “orizzontale”, ormai non più eludibile nelle organizzazioni complesse, come lo sono le Aziende Sanitarie, si costruiscono solo serie di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, perdendo di vista la persona e l’espressione dei suoi bisogni di salute che nel percorso di vita mutano continuamente.”

Un secondo tema di discussione entrato nel dibattito pubblico nei giorni scorsi riguarda l’Ospedale San Polo di Monfalcone. In questo caso è Lucia Giurissa, capolista PD alle prossime elezioni comunali, a puntare il dito. Giurissa si chiede retoricamente se Monfalcone sia considerata la “pecora nera” di ASUGI. La pietra dello scandalo è “la procedura negoziata per l’affidamento a un soggetto esterno del servizio di continuità assistenziale, ovvero la privatizzazione della Guardia medica in città”. Secondo l’esponente PD, si tratta del “punto più basso” toccato nella gestione sanitaria dell’area, cui si arriva “dopo mesi e mesi in cui i turni erano gestiti a vista, con il supporto di medici in libera professione perché la graduatoria regionale non era stata sufficiente”. Nel tempo è mancata, secondo Giurissa, una programmazione di organico e fondi destinati al San Polo, indirizzo politico che avrebbe depotenziato la sanità territoriale. 

Antonio Poggiana, risponde che “i turni dei medici di continuità assistenziale, che è un Livello Essenziale di Assistenza, che l’Azienda Sanitaria deve garantire, non erano “supportati” da medici in libera professione ma “coperti esclusivamente” con medici con contratto libero professionale. Quindi il Servizio non annoverava nella propria dotazione Medici Convenzionati, siano essi titolari o sostituti, perché tutti i tentativi, non ultimo un accordo con il Comitato Aziendale della Medicina Convenzionata, per assumere medici in convenzione non ha sortito effetto alcuno”.

Poggiana conclude evidenziando come il problema principale riguardi la riduzione degli organici del personale sanitario, un fatto osservabile trasversalmente in tutte le regioni conseguente a errori di valutazione e programmazione che vanno ricercati indietro nel tempo.

“Ritengo corretto e opportuno segnalare quanto è riportato nel Corriere della Sera del 30 maggio 2022 nella Stampa Nazionale dal titolo “Mentre si svuotano i reparti d’urgenza rimango in prima linea da specializzanda”. Sono 207 le borse di studio disponibili in Lombardia e meno della metà (101) assegnate, delle quali 16 abbandonate nel giro di pochi mesi. Interessante anche quanto riportato da Il Tempo di Roma “In 3 anni via metà dei medici”. E’ stimata una carenza per i prossimi 6 anni di 50 mila unità di medici e infermieri da destinare alle Aziende Sanitarie. Ma non va molto meglio per i medici di famiglia dove nel Lazio nei prossimi tre anni si preannuncia un buco di 1.200 medici di famiglia. Purtroppo queste sono le condizioni in cui le Aziende stanno operando, risultato di mancate o errate valutazioni della programmazione nazionale negli ultimi 15 anni”.

 

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