17 giugno 2026 – 09:30 – Il quartiere di Sant’Anna si prepara a cambiare volto grazie a un vasto piano di rigenerazione urbana basato sulla sostenibilità e sulla qualità degli spazi pubblici, decretato attraverso una competizione globale che ha ridefinito il disegno della periferia cittadina. Il bando internazionale ha raccolto complessivamente 83 progetti da professionisti di diversi Paesi del mondo, di cui 70 sono stati ufficialmente ammessi alla valutazione della giuria, confermando la centralità delle infrastrutture verdi e della mobilità dolce nei moderni modelli di sviluppo territoriale.
Il primo posto della graduatoria è stato assegnato alla proposta denominata “ECO di Confine”, elaborata dagli architetti Franklind Jesku e Ivan Bello dello studio D’ark Atelier, entrambi formatisi presso la facoltà di Architettura di Gorizia. La gestione dell’intera procedura concorsuale è stata affidata alla piattaforma specializzata Terraviva, che ha garantito l’anonimato dei partecipanti attraverso l’uso esclusivo di codici alfanumerici. La commissione esaminatrice, composta da otto professionisti operanti tra libera professione, pubblica amministrazione e ambito accademico universitario, ha valutato singolarmente gli elaborati attribuendo i punteggi che hanno definito l’esito finale. L’operazione mobilita risorse finanziarie significative, con uno stanziamento pari a un milione 200mila euro destinato unicamente alle attività di progettazione.
“Il progetto si inserisce nell’ambito degli interventi finanziati dalla Regione per la rigenerazione urbana delle periferie, con l’obiettivo di migliorare la qualità dello spazio pubblico, aumentare l’inclusione sociale, valorizzare il verde urbano e incentivare forme di mobilità sostenibile”, ha ricordato l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Sarah Filisetti. L’amministrazione ha già avviato le procedure per il coinvolgimento della cittadinanza attraverso assemblee pubbliche e la futura predisposizione di una mostra espositiva dedicata alle soluzioni vincitrici e alle menzioni d’oro. Paolo Lusin, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, ha evidenziato come l’iniziativa abbia rappresentato la più grande gara di progettazione mai bandita per la città di Gorizia, mentre il responsabile di progetto Luca Mezzorana ha precisato che il concorso ha fornito molteplici suggerimenti tecnici suscettibili di successiva valutazione esecutiva.
Dal punto di vista strutturale, il piano risponde ai criteri stringenti fissati dal Comune per l’implementazione della sicurezza stradale, l’incremento delle superfici permeabili, la mitigazione dell’effetto isola di calore urbana e lo sviluppo della mobilità lenta. Come spiegato da Franklind Jesku e Ivan Bello, “ECO di Confine” nasce da un’idea semplice ma ambiziosa: riconoscere il valore già presente in questo luogo e accompagnarlo verso una nuova stagione urbana. Non imporre una forma estranea, ma far emergere connessioni, identità e possibilità oggi ancora inespresse. Partendo dalla volontà di trasformare il limite in relazione, la distanza in prossimità, la separazione in occasione di dialogo, Sant’Anna può così diventare un tassello strategico capace di ricucire parti della città oggi separate, restituendo continuità tra spazi pubblici, quartieri e persone. I riferimenti architettonici attingono all’identità storica locale, mutuando l’andamento fluido del fiume Isonzo per l’asse viario principale, le geometrie del ponte ferroviario per i varchi d’accesso e le strutture del castello per i punti di osservazione nel verde.
La configurazione spaziale si sviluppa attorno a un’infrastruttura ciclopedonale continua che assume in determinati nodi la forma di una piazza lineare. Il baricentro dell’area è individuato in Piazza Marvin, dove l’antenna esistente viene integrata come punto di riferimento visivo, circondata da una rampa abitata e da superfici flessibili destinate a eventi, attività sportive e culturali. Il comparto sportivo si articola nel Parco dello Sport, che unifica campi da calcio, atletica, basket e strutture per il calisthenics all’interno di un sistema verde drenante dotato di Rain Gardens per il corretto deflusso e riutilizzo delle acque meteoriche. L’assetto del quartiere prevede l’inserimento di pensiline fotovoltaiche, orti urbani, serre condivise e aree gioco, impiegando materiali durevoli finalizzati alla sostenibilità ambientale complessiva del sito.
articolo di Carlo Mattei


