28 agosto 2026 – 10:20 – Un’esperienza sonora immersiva che travalica i confini dell’intrattenimento tradizionale per trasformarsi in un vero e proprio rito collettivo. Sabato 29 agosto, alle ore 21.00, la scena musicale del Goriziano ospiterà al Circolo ARCI Gong di Gorizia una delle tappe più suggestive del panorama contemporaneo con l’esibizione dal vivo del progetto Anatemah. L’evento rappresenta un’occasione privilegiata per scoprire la complessa ricerca timbrica del trio composto da Alessandro Fedrigo al basso elettrico, Michele Tedesco alla tromba e Gian Ranieri Bertoncini alla batteria ed elettronica. Organizzato grazie alla collaborazione tra la cooperativa Slou, all’interno della rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso guidata dalla direzione artistica di Luca d’Agostino, e lo stesso Circolo Gong, l’appuntamento è stato realizzato anche con il contributo del bando Nuovo IMAIE dedicato alla promozione dei progetti discografici dal vivo per le annualità 2025-2026.
La formazione, fondata nel 2023, ha strutturato il proprio tratto identitario su una costante ed equilibrata tensione tra la rigida disciplina della scrittura e l’apertura istintiva all’improvvisazione radicale, affiancando alla naturalezza del suono acustico una puntuale lavorazione di trasformazione elettronica. La proposta di Anatemah evita la pura autoreferenzialità per costruire una relazione d’ascolto diretta con l’astante, fondata su un’estetica che gli stessi musicisti definiscono come “surrealismo quotidiano”, dove il reale si trasfigura nel paradosso per decifrare le fragilità e la complessità della condizione odierna.
Il fulcro dell’evento di Gorizia sarà la presentazione ufficiale del nuovo lavoro discografico dal titolo “Sambèło da ròcoło”, pubblicato dall’etichetta nusica.org. Un’opera che trae vigore linguistico e concettuale dal dialetto veneto, impiegato qui come idioma istintivo e simbolico. Al centro della riflessione del disco c’è la figura ambigua del “sambèło”, l’uccello richiamo ma anche lo zimbello, elemento che sintetizza la trappola delle seduzioni e degli automatismi linguistici o sociali in cui rischia di imbattersi l’individuo contemporaneo.
Sul palco le composizioni di “Sambèło da ròcoło” abbandonano la rigida fedeltà allo studio di registrazione per mutare forma e direzione. Il momento dal vivo si converte in un’esperienza aperta dove la materia sonora si dilata alla ricerca del rischio e dell’imprevedibile, confermando la natura autentica del jazz come spazio di ascolto profondo e interazione viva tra performer e spettatori.
articolo di Carlo Mattei


