7 settembre 2026 – 08:30 – Un fiume che si fa argine contro l’inquinamento del mare, e decine di chili di rifiuti sottratti alla corrente prima che raggiungano l’Adriatico: è il bilancio dell’intervento condotto sabato 5 settembre dai volontari della Croce Rossa Italiana di Gorizia lungo le sponde dell’Isonzo, un’azione concreta inserita in una cornice internazionale che guarda alla salute dell’intero Mediterraneo. Sabato 5 settembre il Comitato di Gorizia della Croce Rossa Italiana ha contribuito al progetto “Waves of Change”, promosso dal Centre for the Cooperation in the Mediterranean, organismo a cui la CRI partecipa attivamente e che sostiene i membri della Conferenza del Mediterraneo nell’affrontare le sfide umanitarie comuni della regione. La crisi climatica e ambientale rientra tra le cinque sfide globali individuate dal Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, poiché incide in modo diretto sulla salute umana: aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, favorisce la diffusione di infezioni trasmesse da insetti vettore e genera stress legato al moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi.
Il progetto punta in particolare a ridurre l’inquinamento del mare proveniente dalle zone costiere e dai corsi d’acqua, a tutela di un ecosistema, quello mediterraneo, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. I numeri restituiscono la portata del problema su scala globale: il Mediterraneo occupa meno dell’1% delle acque marine del pianeta, ma concentra oltre il 7% delle microplastiche presenti negli oceani.
È in questo quadro che si colloca l’attività dei volontari goriziani, impegnati lungo il fiume Isonzo a valle del ponte VIII Agosto, con l’obiettivo di impedire che i rifiuti raggiungano il mare e di proteggere fauna e biodiversità dell’area. In poche decine di metri di sponda sono stati raccolti 15 chilogrammi di rifiuti metallici, 5 chilogrammi di plastica, 6 chilogrammi di vetro, 1,5 chilogrammi di alluminio e 17 chilogrammi di rifiuto secco indifferenziato.
L’operazione Waves of Change richiama l’attenzione sulle conseguenze dell’abbandono dei rifiuti nell’ambiente fluviale. La plastica dispersa nel fiume si sbriciola progressivamente e finisce in mare, contribuendo all’inquinamento delle spiagge e all’ingresso di microparticelle nella catena alimentare ittica. Gli animali selvatici, dal canto loro, scambiano spesso i rifiuti per cibo o vi restano intrappolati, riportando anche lesioni gravi. Gli accumuli di materiali ostacolano inoltre il normale scorrimento delle acque, aumentando il rischio di allagamenti nelle aree circostanti, mentre le sostanze chimiche rilasciate dai rifiuti possono contaminare le falde di acqua dolce utilizzate dalla popolazione locale.
articolo di Carlo Mattei


