Pesca sportiva in Friuli Venezia Giulia: in dieci anni dimezzati i pescatori

17.02.2021 – 10.31 – Un decennio non prolifico per la comunità dei pescatori sportivi del Friuli Venezia Giulia: in soli dieci anni il loro numero si è, infatti, dimezzato.
Tra le diverse motivazioni di questo repentino calo viene annoverato anche, e a buon grado, il blocco delle gare di pesca sportiva, in ragione del divieto di immissione di specie non autoctone, che può, però, “essere superato per ragioni di rilevante interesse pubblico, ma soltanto una volta realizzato uno studio sul rischio che l’immissione comporta per la conservazione delle specie e degli habitat naturali” afferma, in una nota, la consigliera regionale Mara Piccin di Forza Italia, che, proprio su questo delicato tema, annuncia “un’interrogazione urgente per comprendere a che punto siamo, in regione, con lo studio e dunque in che tempistiche si potrà autorizzare l’immissione. È un tema che seguo con attenzione da tempo“.

“I dati dell’Ente tutela patrimonio ittico della Regione” osserva Piccin “testimoniano la costante diminuzione dei documenti che vengono rilasciati a quanti vogliono esercitare la pesca sportiva nel singolo anno considerato, previo pagamento di un canone (per i residenti) o autorizzazione (per i non residenti).
Nel 2010, i documenti rilasciati ai residenti erano stati 20.833, ai non residenti 2.219. Nel 2020, sono stati rispettivamente 11.143 e 516. Anche volendo considerare il 2020 come un anno particolare” prosegue la consigliera -“a causa delle conseguenze dell’emergenza Covid, la sostanza non cambia se prendiamo come riferimento il 2019: 12.397 e 647.
In breve, in regione abbiamo assistito al quasi dimezzamento dei pescatori sportivi in 10 anni“.

“La mia interrogazione” continua la forzista “prende in considerazione una delle problematiche che bloccano la pesca sportiva, settore che considero di grande importanza, oltre che dal punto di vista sportivo, anche da quello turistico. Il decreto del Presidente della Repubblica 102 del 2019, con cui si dà ulteriore attuazione alla direttiva europea sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, ha modificato la normativa in vigore dal 1997 prevedendo che, su istanza delle Regioni, l’immissione in natura di specie e popolazioni non autoctone può essere autorizzata per motivate ragioni di rilevante interesse pubblico, senza arrecare pregiudizio a flora, fauna e habitat locali.
L’autorizzazione viene rilasciata soltanto dopo uno specifico studio del rischio che l’immissione comporta, predisposto dagli enti richiedenti seguendo i criteri definiti da un decreto ministeriale dello scorso anno”.
“Considerando l’imminente riapertura della pesca sportiva e che le gare, proprio in ragione del divieto di immissione, sono bloccate da diversi anni, è urgente provvedere in tempi previ a svolgere tutte le attività per immettere specie non autoctone”.

[c.c]