Voto e doppia preferenza di genere: il Consiglio regionale respinge la proposta di legge 103

25.03.2021 – 10.34 – L’Aula del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha respinto a maggioranza – 25 no e 20 sì – la proposta di legge 103 per la modifica dell’articolo 25 “Modalità di espressione del voto” della legge regionale 17/2007 “Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema elettorale regionale“, la quale regola il processo elettorale nella regione. La pdl, già in passato al centro di una discussione da parte dell’Assemblea, proponeva la creazione di uno strumento legislativo al fine di introdurre la possibilità per l’elettore di esprimere uno o due voti di preferenza: nel caso in cui ne fossero stati espressi due, questi avrebbero dovuto riguardare un candidato di genere maschile e uno di genere femminile, pena l’annullamento della seconda preferenza espressa.
Un tema fortemente dibattuto dall’Aula che, se da un lato è stata unanime nel definire l’importanza del principio che garantisce la piena parità elettiva ed elettorale a livello di genere, dall’altro ha visto uno scontro di posizioni diametralmente opposte per quanto riguarda il percorso pratico per l’applicazione di tale principio a livello legislativo.

“Il Friuli Venezia Giulia” ha ricordato il vicepresidente del Consiglio, Francesco Russo, del Partito Democratico, primo firmatario della Pdl, “è tra le peggiori regioni italiane in tema di presenza femminile nelle assemblee” con il 14,2 per cento di presenza femminile  all’interno del Consiglio regionale, ovvero 7 donne su 49. Da qui, ha spiegato, la necessità di un intervento: “quello che proponevamo insieme a tutta l’opposizione, era un semplice meccanismo lineare, efficace, non coercitivo da introdurre nel nostro sistema elettorale. Non siamo dunque di fronte a una questione ideologica, ma a quello che crediamo debba essere un dovere, ossia legiferare per rafforzare il ruolo delle donne nelle istituzioni”.

Dal canto suo l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, ha parlato di “strumentalizzazione politica su un tema importante e delicato, attraverso una pdl già bocciata e ripresentata solo per portare avanti un vessillo. La legge elettorale va costruita insieme o, almeno, va fatto un tentativo per una proposta alternativa per rispondere agli stessi problemi ma in un altro modo”.

Di strumentalizzazioni sul tema hanno parlato anche le consigliere di centrodestra Mara Piccin (Forza Italia) e Maddalena Spagnolo (Lega). “Per l’ennesima volta” ha sottolineato Piccin, “ribadisco che la doppia preferenza di genere in ambito elettivo danneggi le donne”. “Si è parlato giustamente delle disparità tra donna e uomo nel mondo del lavoro e in altri ambiti, nei quali sì è corretto intervenire per garantire le pari opportunità, ma sul ruolo elettivo della presenza in Consiglio regionale non trovo motivazioni convincenti a favore della proposta“. “Ancora una volta, sull’argomento ho sentito tanta demagogia e speculazioni propagandistiche, nel tentativo di ergersi a paladini di un diritto che è già garantito alle donne alla pari degli uomini: per una maggior rappresentanza delle donne in politica è fondamentale che i partiti valutino sino in fondo le loro potenzialità, aiutino o scorciatoie non rendono loro giustizia”.

“A titolo personale, sono favorevole alla proposta della doppia preferenza di genere che lascia la libertà di scelta di votare un uomo o una donna o entrambi, ma non posso accettare la strumentalizzazione di un argomento così delicato” ha affermato Spagnolo, evidenziando come “un argomento tanto importante e decisivo è soggetto a continue strumentalizzazioni che non rendono onore né all’argomento stesso, né alla nostra comunità. Il Partito democratico” ha ricordato “aveva l’occasione per approvare la scorsa legislatura la doppia preferenza di genere anche per la Regione e si sottrae alla discussione di una complessiva legge elettorale, quindi non mi sembra accettabile sentire oggi insegnamenti da chi non ha voluto approvarla e consentire un passo in avanti per un’equa rappresentanza di genere”.

Un “no”, quello della maggioranza, che non trova ragioni per i consiglieri del Movimento Cinque Stelle: “E’ una possibilità che esiste già nei Comuni, in quasi tutte le regioni italiane, nel Parlamento Europeo, non capiamo perché non dovrebbe esserci anche nella nostra Regione”.

Contrariato anche il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, che si chiede: “Che segnale stiamo dando alle elettrici e agli elettori del Friuli-Venezia Giulia se le istituzioni non danno risposte su questo tema?” “Le donne stanno pagando il prezzo più alto della pandemia in corso per l’impatto economico e occupazionale e per le ripercussioni legate alla gestione dell’emergenza sanitaria nelle famiglie”. “In questo contesto” continua “le forze politiche della maggioranza hanno deciso di non riconoscere ciò che è loro dovuto: un posto nelle istituzioni, come rappresentanti e portavoce dei cittadini di questa regione. E’ inammissibile non aver voluto affrontare – seppur con risposte perfettibili – una questione che non ha motivo di essere rimandata ulteriormente”.

“Con questa proposta di legge” ha spiegato la consigliera regionale Simona Liguori del gruppo dei Cittadini, “saremmo andati nella direzione giusta, ovvero quella di permettere una più equa rappresentanza di genere nelle istituzioni regionali come già da anni avviene nei Comuni. Introducendo la doppia preferenza avremmo consentito all’elettore di scegliere con il proprio voto un rappresentante femminile e uno maschile, dando così un forte impulso alla partecipazione delle donne alla vita politica e amministrativa”. “L’introduzione della doppia preferenza di genere non avrebbe dovuto sollevare riserve, ma essere semplicemente considerata come un’opportunità in più offerta a tutti gli  elettori”.

Se da un lato la proposta di legge è stata respinta dall’Aula, dall’altro sotto esame è finita anche la possibilità di una revisione complessiva dell’intera legge elettorale che, nonostante il precedente tentativo di ispirazione giuntale non andato a buon fine, può aprire ora la porta all’apertura di un tavolo di lavoro specifico e a un passaggio in sede di Commissione consiliare.
Ci dispiace che non sia stata accolta la norma che avrebbe allineato anche la nostra Regione alla legge n. 20/2016 che, pur non vincolante per le Regioni a statuto speciale, non poteva non essere tenuta in considerazione dal nostro legislatore regionale” ha affermato la presidente della Commissione regionale per le pari opportunità Dusy Marcolin. “Abbiamo però registrato la disponibilità, da parte della Giunta, a costruire con tutte le parti politiche, maggioranza e opposizione, una legge elettorale che coinvolga anche la Commissione che presiedo”. “Attendiamo quindi che al più presto ci si attivi per organizzare un tavolo che approfondisca in modo più esaustivo possibile la questione della rappresentanza dei generi. La Crpo c’è, attendiamo di essere contattate per dare il nostro contributo. Ci attendiamo che responsabilmente tutti lo facciano”.

n.p