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venerdì, 19 Agosto 2022

Il crollo delle assunzioni colpisce (anche) il Friuli Venezia Giulia: -30,7% nel 2020

26.03.2021 – 09.42 – La Penisola “crolla” sotto il peso della pandemia globale che, ormai da più di un anno, ha modificato vita, abitudini e lavoro di tutta la popolazione dello Stivale.
Nel corso del 2020 infatti le assunzioni del settore privato sono scese drasticamente del 31% rispetto al 2019.
Ad annunciarlo, confermando i grandi timori espressi fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, è l’osservatorio sul precariato dell’Inps, secondo cui le assunzioni da parte dei privati sono state poco più di 5.000.000 nello scorso anno, mentre le cessazioni, complessivamente, sono state 5.688.000.
Numeri “pesanti” dai quali non è esente nemmeno il Friuli Venezia Giulia che, nel 2020, vede il numero di nuovi rapporti di lavoro dipendente attivati in regione nel settore privato (esclusa l’agricoltura) diminuire di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-30,7%, circa 44.000 in meno).

A renderlo noto, rielaborando dati Inps, è il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo. Questa pesante contrazione è ovviamente un effetto, come sopra citato anche per la situazione italiana, dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 e delle conseguenti restrizioni per contenere il rischio di contagio; nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi.
La flessione ha riguardato tutte le tipologie contrattuali ed è stata più marcata per i rapporti che prevedono un termine, in particolare per le assunzioni in somministrazione (-39,3%). Le nuove assunzioni a tempo indeterminato fanno al contrario segnare la riduzione più contenuta (-23,9%).
Il periodo più drammatico di questo complesso 2020 è stato certamente il trimestre marzo-maggio che ha registrato un vero e proprio crollo dei flussi di assunzione rispetto allo stesso periodo del 2019 (complessivamente -62%): il mese di aprile è stato quello più critico, con un numero di ingressi nel mercato del lavoro diminuito di oltre l’80% rispetto allo stesso periodo del 2019 (-81,7%).

In particolare, le assunzioni stagionali ad aprile si sono praticamente azzerate (sono state in tutto 74 rispetto alle oltre 3.000 dello stesso mese dell’anno precedente); anche i contratti di lavoro intermittente, connessi in prevalenza al settore turistico, nello stesso mese hanno evidenziato una forte battuta d’arresto (-83,7%).
Dati che vanno decisamente, e purtroppo, controtendenza rispetto al periodo successivo al 2017, dopo che, con la soppressione dei voucher, si era osservato un graduale incremento del lavoro intermittente.
Le assunzioni a tempo determinato e in somministrazione, invece, erano già in diminuzione da tempo, dopo l’espansione del biennio 2016-2017.
Il cosiddetto Decreto Dignità, approvato nella seconda parte del 2018, introducendo diverse restrizioni ne aveva in effetti interrotto la crescita. 

Nello scorso anno sono inoltre diminuite anche le interruzioni dei rapporti di lavoro (-19,5% rispetto al 2019), soprattutto quelle relative ai contratti in somministrazione e di apprendistato (in entrambi i casi di circa un quarto). Per quanto concerne le motivazioni delle cessazioni, la flessione maggiore ha riguardato quelle di natura economica (-46,3%), soprattutto per effetto del blocco dei licenziamenti introdotto dal Governo con il Decreto del 17 marzo “Cura Italia” e successivamente prorogato.
Nel 2020 è sensibilmente diminuito anche il numero di variazioni contrattuali (-21,9%); principalmente si tratta di passaggi da tempo determinato a indeterminato.
Anche in questo caso si è interrotto un trend in atto dal 2018, che aveva portato ad un consistente numero di stabilizzazioni di rapporti di lavoro ma che, purtroppo, la pandemia in atto ha totalmente ribaltato.

[c.c]

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