La UE investe sulla formazione professionale: EffePI Fvg tra le eccellenze italiane

Flessibilità e opportunità di progressione sono al centro dell’istruzione e formazione professionale

10.09.2021-15.28 – Giovani e occupazione, competenze e sviluppo economico, innovazione diffusa: queste sono attualmente le tematiche al centro dell’operato della Commissione europea relative all’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) ai fini della competitività sostenibile, dell’equità sociale e della resilienza. Tutti obiettivi annunciati nella comunicazione “Un’Europa sociale forte per transizioni giuste” del 14 gennaio 2020, che individuano in questi elementi i fattori cruciali per una ripresa capace di favorire lo sviluppo l’inclusione e la sostenibilità del nostro modello economico e sociale.

L’IeFP– che rappresenta circa la metà dei diplomati dell’istruzione secondaria superiore nell’Unione europea – attraverso questi percorsi formativi consente ai giovani di prepararsi a entrare nel mondo del lavoro grazie allo stretto contatto con il sistema impresa e con i professionisti aziendali. È una realtà in cui è possibile co-progettare e co-realizzare i percorsi di studio, in cui il ciclo teoria-prassi diventa il fondamento di una modalità di apprendimento basata sulla realtà.

La formazione professionale (secondaria e terziaria) in apprendistato duale (studio e lavoro) può essere infatti sia un ottimo canale per l’inserimento, sia un utile strumento per formare le figure professionali specifiche oggi più ricercate dalle imprese. Un’efficace proposta formativa che potrebbe risolvere quel paradosso, tutto italiano, che vede una cospicua quota del fabbisogno professionale delle aziende insoddisfatto nonostante tassi di disoccupazione e inattività giovanile elevatissimi. Le rilevazioni del sistema Excelsior di Unioncamere evidenziano regolarmente la difficoltà di molte aziende italiane di reperire operai e tecnici qualificati, evidenziando delle vacancy a cui il sistema educativo nazionale non riesce a rispondere.

In tal senso, la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che il Governo ha presentato all’Unione Europea il 23 aprile 2021 per accedere ai fondi del piano Next Generation EU (NGEU), ha riattivato il dibattito sulla formazione professionale.
Al centro della programmazione europea vi sono investimenti e riforme per accelerare
la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. Lo strumento Next Generation EU raccoglierà nuovi finanziamenti sui mercati finanziari per il periodo 2021-2024 destinati al dispositivo per la ripresa e la resilienza e al programma REACT-EU proposti recentemente. Entrambi i programmi includeranno investimenti nelle competenze, nell’istruzione e nella formazione in modo da creare le basi per una ripresa verde, digitale e resiliente. La Commissione ha inoltre adeguato le sue proposte per il futuro Fondo sociale europeo Plus in modo da aumentare il sostegno alle misure per l’occupazione giovanile, l’istruzione e le competenze. Analogamente, la strategia per le PMI per un’Europa sostenibile e digitale evidenzia come un numero crescente di PMI si confrontati sia con la sfida di trovare le competenze necessarie, sia con il fatto che la disponibilità di personale qualificato o di manager esperti rimane il problema più importante per un quarto delle PMI nell’Unione europea.

In questo contesto il ruolo dell’IeFP diventa particolarmente importante, al fine di garantire che la forza lavoro disponga delle competenze necessarie sul mercato del lavoro, per la sua capacità di adattarsi agilmente ai continui cambiamenti. Un altro dato da tenere in considerazione è la possibilità di sviluppare percorsi di formazione in modalitàDuale” che prevedono formazione in aula presso gli enti di formazione e lavoro in azienda con inquadramento dell’allievo in apprendistato di primo livello. Ciò ha innegabili vantaggi per l’azienda, grazie alle numerosi agevolazioni fiscali e al supporto nella parte formativa, e per l’allievo, seguito nell’intero percorso di crescita umana e formativa ma anche in quello di inserimento lavorativo.

La IeFP è in grado, inoltre, di promuovere le competenze personali di natura trasversale (spesso identificate come soft skills), centrali nella formazione integrale del giovane, diventate veri e propri fattori predittivi del successo professionale. Tale capacità di azione è resa possibile dall’adozione del metodo pedagogico dell’alternanza formativa che permea l’approccio della IeFP. La circolarità tra teoria e pratica, tra analisi e situazione, permette infatti ai giovani e ai loro educatori di osservarsi in azione, di riflettere su quelle competenze che emergono soltanto nella esperienza. In questo senso l’Istruzione e Formazione Professionale adempiono esemplarmente al compito della educazione dei giovani. Con i D. Lgs 61/2017, si è permesso alle scuole che offrono percorsi di istruzione professionale di attivare, in via sussidiaria, percorsi di istruzione e formazione professionale per il rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale.

Un altro elemento interessante è determinato dalla sempre più rilevante percentuale dei ragazzi che si iscrivono per vocazione ai percorsi di IeFP (quattordicenni) rispetto a quelli che vi ci approdano dopo esperienze in altri percorsi (quindicenni e oltre). In base alle analisi dei dati si è notato come stia progressivamente aumentando il numero di giovani che accedono al sistema IeFP come prima scelta rispetto a coloro che vi arrivano in seconda opportunità dopo precedenti insuccessi scolastici.

Nonostante questi percorsi siano stati spesso pensati come inferiori e subalterni a quelli “normali”, e destinati a giovani provenienti da precedenti insuccessi formativi o da contesti di fragilità, anche per lo scoppio della crisi pandemica sono stati particolarmente valorizzati perché capaci di adattarsi più velocemente alle continue e contingenti necessità di trasformazione dell’ambito socioculturale e occupazionale. Il sistema “Duale” di alternanza studio-lavoro gode di una maggior flessibilità nella progettazione di percorsi professionali rispetto ai percorsi scolastici, anche universitari. È in grado di costruire profili effettivamente corrispondenti a quanto richiesto dal dinamismo del mercato del lavoro in atto, anche grazie alla capacità, insita in questo tipo di formazione, di far emergere quelle competenze trasversali o “soft” sempre più richieste in ambito lavorativo. Questa capacità di ibridazione è uno degli asset centrali per favorire la competitività delle imprese e dei territori, garantendo al tessuto produttivo locale la disponibilità di giovani dotati delle competenze abilitanti ai moderni processi produttivi.

EffePi Fvg un modello di rete territoriale regionale da seguire

I modelli di governance regionali fanno sì che i modelli IeFP siano a volte molto diversi tra loro, mettendo in evidenza positività e discrasie del sistema. Delle varie esperienze a livello nazionale messe a confronto, di particolare interesse e buona prassi è quella del Friuli Venezia Giulia.

La IeFP viene gestita con la compartecipazione delle Istituzioni formative incaricate, attraverso una Associazione Temporanea di Scopo (ATS) dal nome “EffePi”, che da 15 anni raggruppa 13 degli enti formativi accreditati dalla Regione.

E’ un sistema di gestione basato su di un’organizzazione capillare e territoriale, che ha dato una considerevole spinta quantitativa e qualitativa alla crescita della formazione professionale di base con una dotazione finanziaria che dai 17 milioni iniziali oggi sfiora i 27 milioni di euro, a beneficio di 4.800 allievi IeFP. Il meccanismo bando-ATS utilizzato dalla Regione Friuli per la IeFP si è rivelato vincente, in quanto, a detta degli attori intervistati responsabilizza il sistema e fa confluire diversi spunti in una visione organica. L’ATS dirime le questioni interne in assemblea e gode di cinque direzioni di area per il coordinamento con la Regione e di una Presidenza. Direzione Lavoro, Formazione, Istruzione, Pari Opportunità, Politiche Giovanili, Ricerca e Università della Regione, programmano insieme le attività attraverso un documento di indirizzo del Piano annuale formativo che l’ATS successivamente predispone, allineando così la proposta formativa alle effettive necessità del territorio. Questo è un ottimo esempio di come l’adozione di logiche di rete territoriale possano favorire lo sviluppo e la crescita del sistema IeFP, favorendo una logica di integrazione e contaminazione con altre istituzioni locali.

Il modello didattico ha permesso inoltre di rispondere alla crisi pandemica spesso più velocemente delle scuole tradizionali. Grazie alle piattaforme già preesistenti, al lavoro dei formatori e alla rete di contatti costruita negli anni, le lezioni a distanza sono state attivate in molti casi in un paio di settimane. Ciò ha garantito in tempi brevissimi la possibilità di proseguire le attività con un consistente monte ore settimanale di Formazione a Distanza (FAD) insieme ai formatori e altre ore di formazione asincrona. Da parte sua, la Regione ha normato molto rapidamente la nuova situazione consentendo al sistema di muoversi agilmente sia dal punto di vista dei contenuti sia da quello prettamente burocratico. A scendere in campo anche i coordinatori e i tutor che hanno fatto da “ponte” tra scuola e famiglia, mantenendo attiva la relazione con gli allievi, prima attraverso i social e poi attraverso le varie piattaforme, riuscendo a raggiungere quasi tutti gli allievi e garantire il monte ore di 880 ore nell’anno formativo 19/20 e di 1.056 ore nel 20/21, il monte ore previsto in un anno formativo interamente in presenza.

[l.f]