Igiene delle mani dopo la pandemia: le abitudini sono davvero cambiate in meglio per tutti?

12.10.21-08.30-Nel 2020, il Global Handwashing Day ha coinvolto più di 770 milioni di persone in 150 Paesi attraverso campagne, eventi digitali o di persona. Ogni anno viene dedicato ad uno specifico tema che quest’anno sarà “Our future is at hand – let’s move forward together”. La giornata è stata creata il 15 ottobre 2008 come parte del “World Water Week” a Stoccolma in quanto informa riguardo i benefici fondamentali del lavarsi le mani potendo così prevenire molte malattie come diarrea, infezioni respiratorie, infezioni degli occhi e della pelle. Tutti ricordano poi il grandissimo progresso storico che questa pratica ha apportato negli ospedali a fine Ottocento (con l’intuizione del medico ungherese Semmelweis, osteggiato fino alla morte e successivamente con Pasteur che fondò la batteriologia) quando fu finalmente possibile riconoscere che erano proprio le mani dei medici e degli studenti che passavano direttamente nelle sale parto dopo aver eseguito autopsie senza lavaggio di mani a portare infezioni alle donne partorienti, causando moltissimi decessi (apparentemente inspiegabili).

Oggi, a causa della diffusione su scala mondiale del Covid, la popolazione mondiale è stata testimone di un incremento esponenziale del lavaggio delle mani e delle corrette pratiche di igiene personale.Initial’ – leader mondiale in sanificazione e in servizi per l’igiene – ha esaminato il cambiamento dei comportamenti sociali sul tema dell’igiene, dimostrando che il 73% degli intervistati a livello mondiale è oggi più consapevole su dove si annidano i germi. L’avvento della pandemia ha inoltre portato il 64% delle persone -sempre a livello mondiale- a lavarsi le mani più frequentemente quando si trova in luoghi al chiuso (53% per quanto riguarda invece gli intervistati italiani). Il 58% dei rispondenti ha dichiarato che in futuro userà soluzioni igienizzanti per proteggersi contro i virus comuni, a dimostrazione di quanto la consapevolezza sull’igiene delle mani sia cresciuta. Tutto ciò, ovviamente, è positivo. Ma quando l’igiene diventa ‘troppa’, fa ancora bene?

I germi sono fondamentali per il nostro organismo. Certo, dopo essere andati in bagno -soprattutto bagni pubblici- o aver toccato corrimani di bus e metrò, o infine dopo aver usato il carrello del supermercato o la tastiera del bancomat, è scontata l’importanza di igiene. Oggi, però, il mondo si è capovolto, e se durante la pandemia è corretto avere delle accortezze in più, per molti però ormai questa pratica è diventata una psicosi, portando taluni ad igienizzarsi anche 20-30 volte al giorno e, cosa più pericolosa, spesso in automatismo.

Quando eravamo piccoli, ai tempi in cui non esistevano social o videogiochi, i nostri genitori ci mandavano a giocare fuori: si cadeva, capitava di mangiare terra per i più piccolini e ci si rotolava nel fango. Al pianto, i nostri rispondevano: “Quello che non ti uccide ti fortifica!”. Ciò continua ad essere vero perché, come risponde il professor Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma,  all’HuffPost: “(…) I germi buoni che vivono con noi (il 98%) sono fondamentale per proteggerci dagli attacchi del 2% di germi cattivi. Volerli eliminare del tutto dal nostro corpo o dagli ambienti che frequentiamo significa indebolire il nostro sistema immunitario”. Essi stimolano il nostro sistema immunitario a produrre anticorpi così quando avverrà l’attacco dei germi ‘cattivi’, l’organismo sarà in grado di reagire in modo più ‘vigile’. Proprio nell’età infantile, poi, è giusto che non ci sia timore di far giocare i bambini con altri coetanei o all’aria aperta in quanto ciò rallenterebbe la probabilità che il sistema immunitario risponda poi in maniera anomala a sostanze del tutto normali, aumentando così la possibilità di sviluppare allergie ma anche dermatiti atopiche derivanti dai troppi lavaggi o disinfezioni.

“L’igiene delle nostre mani è particolarmente importante in alcune situazioni ben descritte dalle disposizioni istituzionali. Con l’igiene delle mani si rimuovono i germi patogeni presenti sulla cute, attraverso un’azione meccanica.” conferma l’epidemiologo Fulvio Zorzut. “Ma eccedere con la pulizia può nuocere alla nostra pelle che presenta naturalmente proteine antimicrobiche che servono a regolare la proliferazione dei batteri sulla pelle. Sulla nostra epidermide, è presente una flora batterica formata da tantissimi microrganismi, in equilibrio grazie a questi peptidi. Nel tentativo di liberarsi, giustamente, dei batteri o dei virus patogeni, si può correre il rischio di eliminare anche le proteine “buone” peptidi compresi, responsabili di un equilibrio fisiologico.  Se si esagera con la frequenza dei lavaggi si può modificare questa protezione cutanea naturale e con il rischio di essere esposti a infezioni, dermatiti e allergie extra Covid.”

Paradossalmente, quindi, la troppa ‘protezione’ dai germi porterà in futuro il bambino ad essere debole, sviluppare allergie asme o intolleranze alimentari, proprio come spesso accade oggigiorno nel mondo occidentale. Non solo: l’uso smodato di antibatterici può portare ad aumentare la resistenza agli antibiotici da parte dei batteri stessi che possono mutare andando a creare ceppi ultra-resistenti.

Cosa fare quindi per trovare un equilibro ottimale? Acqua e sapone alcune volte al giorno sono più che sufficienti rispetto ai disinfettanti più potenti (dato che la trasmissione del Covid, avviene prettamente per via aerea quindi il rischio di contagio per superfici è molto basso. ndr). Se si usano poi dei detergenti o disinfettanti, prediligere quelli naturali. “In buona sintesi” conclude Zorzut “in medio stat virtus” quindi, come sempre, il buon senso è fondamentale; nel periodo pandemico il lavaggio delle mani frequente è giustificato, ma senza esagerare ricordandosi di idratare la pelle con l’uso di creme emollienti.

Michela Porta