Regeni, stop al processo agli 007 egiziani. I legali: “Vogliamo un processo regolare”.

15.10.21-13.30-I giudici della Corte d’Assise di Roma, giovedì sera, hanno deciso di sospendere il processo per l’omicidio del giovane ricercatore Giulio Regeni, torturato ed assassinato brutalmente al Cairo nel 2016. Ciò in seguito al fatto che, i quattro imputati del suo sequestro e della sua uccisione, 007 egiziani, ‘non sono stati raggiunti da alcun atto ufficiale’. Secondo il provvedimento del tribunale, non si ha la certezza “dell’effettiva conoscenza del processo da parte degli imputati, né della loro volontaria sottrazione al procedimento”. Erano presenti in aula i genitori e la sorella di Giulio che si sono costituiti parte civile. Anche l’avvocato dello Stato ha depositato l’istanza da parte della Presidenza del Consiglio. “Dopo cinque anni e mezzo di faticosa battaglia vogliamo un processo. Ma che sia regolare, siamo qui per proteggere la verità”, hanno detto i legali della famiglia di Regeni.

Il pm Sergio Colaiocco ha parlato di “Un’azione complessiva dei quattro imputati, e alcuni loro colleghi, compiuta dal 2016 e durata fino a poco fa, per bloccare, rallentare le indagini ed evitare che il processo avesse luogo in Italia. Da parte loro per 5 anni c’è stata una volontaria sottrazione, vogliono fuggire dal processo. Sono finti inconsapevoli”. Il pm ha poi elencato 13 circostanze con cui gli 007 hanno ostacolato il corso delle indagini. ” (…) La domanda è: perché gli imputati non sono presenti qui in questa aula, sono inconsapevoli o finti inconsapevoli? L’imputato ha diritto ad avere tutte le notifiche del processo ma anche il dovere di eleggere il proprio domicilio. L’Egitto su questo punto non ha mai risposto. In generale su 64 rogatorie inviate al Cairo, 39 non hanno avuto risposta (…)”.

Con l’annullazione del rinvio a giudizio -disposto dal gup nel maggio scorso-  si rinviano quindi gli atti per cercare di rendere effettiva la conoscenza del processo agli imputati, ripartendo dall’udienza preliminare. Il giudice dovrà utilizzare tutti gli strumenti, compresa una nuova rogatoria con l’Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico. Rabbia e amarezza per le circostanze ma i genitori di Giulio non demordono: “Solo una battuta d’arresto, premiata la prepotenza egiziana”.

m.p.