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martedì, 5 Luglio 2022

Monfalcone, la revoca dell’assegno del padre alla figlia 22enne. Il fenomeno dei Neet e il primato italiano

27.05.2022 – 07.30- Rifiuta due contratti a tempo indeterminato, la Cassazione revoca l’assegno di mantenimento del padre. È quello che è successo nei giorni scorsi ad una ragazza di 22 anni di Monfalcone. Figlia di una coppia divorziata, la ragazza per ben due volte ha detto “no” ad un contratto a tempo indeterminato: inizialmente ha respinto il ruolo di segretaria nello studio legale del padre perché intendeva fare la cameriera per poi declinare anche il posto fisso a cui aspirava.

Come ha rivelato Aurora Turco – avvocato del Foro di Gorizia che ha sostenuto con successo nei primi due gradi di giudizio (al Tribunale di Gorizia e alla Corte d’Appello di Trieste) il padre ostile all’assegno di mantenimento per i suoi figli – al quotidiano Il Piccolo, l’iter giudiziario ha avuto inizio quando i due ragazzi, unitamente alla madre, hanno chiesto un aumento da 300 ad almeno 800 euro al mese dell’assegno di mantenimento per entrambi ma senza prima essersi interfacciati con l’uomo per questi bisogni economici. “Va anche detto che il papà non ha mai negato i 300 euro, ma è trasecolato di fronte alla richiesta di aumento inoltrata al tribunale di Gorizia – ha specificato Turco, per poi proseguire – Davanti a questo tipo di ricorso, sono emerse motivazioni valide per chiedere la revoca dei 300 euro a testa. In particolare, riguardo al caso specifico della ragazza ventiduenne, abbiamo subito evidenziato l’assenza, vista la sua condotta, di un serio progetto di vita e di studi. E questa linea è stata sposata, appieno, sia dal Tribunale di Gorizia, sia dalla Corte d’Appello di Trieste”. La Cassazione, quindi, ha respinto il reclamo della ragazza per riavere l’assegno mensile: per i giudici la mancata indipendenza economica è “esclusivamente colpa sua”.

Il rapporto Bes 2021 “Il benessere equo e sostenibile in Italia” diffuso dall’Istat mette sul primo gradino del podio a livello europeo l’Italia per la maggior presenza di Neet (Not in in Employment, Education or Training), in cui vengono presi in considerazione i giovani che non studiano e non lavorano. Fenomeno che interessa in modo particolare il sesso femminile. Dai dati riportati dal fascicolo, infatti, la Penisola ha il primato per la numerosità di questo particolare segmento di giovani, tra 15 e 29 anni, che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa. Nel 2021, tra i giovani di 15-29 anni, il 23,1% non studia né lavora, in calo rispetto al 2020, quando avevano raggiunto il 23,7%, con un incremento di 1,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente la pandemia. Tra le donne il 25% non fa formazione né lavora (erano il 25,8% nel 2020), mentre tra gli uomini sono il 21,2%, erano il 21,8% nel 2020; tuttavia, sia tra le donne sia tra gli uomini, il calo non compensa l’incremento di Neet osservato nel primo anno di pandemia.

Come viene riportato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, il “Piano Neet” del Governo è stato formalizzato da un decreto congiunto Lavoro-Politiche Giovanili, che punta a ridurre gli oltre tre milioni nella fascia di età 15-34 anni che non studiano, non lavorano e non fanno formazione. L’obiettivo è ridurre l’inattività dei Neet tramite degli interventi suddivisi in tre macro-fasi: emersione, ingaggio e attivazione. Gli strumenti sulla base dei quali sviluppare queste fasi sono Garanzia Giovani Rinforzata, Sportelli Giovani nei Centri per l’Impiego, una campagna informativa itinerante del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, un supporto informativo tramite il sito GIOVANI2030, programmi europei gestiti da ANG, il Piano nazionale pluriennale (2021-2027) sull’inclusione dei giovani con minori opportunità.

[a.b]

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