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giovedì, 8 Dicembre 2022

Monfalcone, la città in festa per celebrare il 75° anniversario del ritorno in Italia

24.09.2022 – 07.30 – La storia di Monfalcone, città divenuta nei secoli uno dei principali centri economici e industriali della regione, è caratterizzata da un trascorso per nulla facile.
Il percorso di raggiungimento di una vera e propria stabilità politica, resa realtà soltanto nell’ultimo secolo, fu decisamente tortuoso a causa di un progressivo passaggio di testimone sin dal periodo medievale.
La città, nata in età pre romana come un piccolo centro urbano, dovette sottostare all’egemonia di OstrogotiBizantini prima e del Ducato longobardo del Friuli e del Sacro Romano Impero poi.
Il centro urbano di Monfalcone, ribattezzato all’epoca come contrata Montis Falconis, venne donato intorno al 967 dall’imperatore Ottone I al Patriarcato di Aquileia per realizzare una prima difesa, grazie alla costruzione della prima Rocca, nei confronti delle invasioni degli Ungari.
La cittadina rimase a lungo sotto la giurisdizione del patriarcato, passando addirittura alcuni anni sotto il comando del conte Mainardo II di Gorizia (1260 circa), fino a quando, il 14 luglio 1420, la città si arrese all’assedio delle truppe veneziane capitanate dal doge Tommaso Mocenigo.
Monfalcone, il cui controllo appartenne nei secoli a innumerevoli popolazioni, si affermò sotto il controllo della Serenissima, la quale, nonostante la caparbietà dimostrata nella difesa dalle truppe turche, dovette alternarsi con l’impero Asburgico nel dominio del monfalconese nel corso dei primi decenni del 1500.
L’alternanza del potere, dovuta da un susseguirsi di sanguinosi conflitti, portò la città a perdere l’importanza geopolitica, il cui declino raggiunse il suo apice con la distruzione della Rocca, acquisita durante la dominazione veneziana.
Il Seicento fu per il territorio un periodo decisamente arduo a causa del ennesimo conflitto nato fra Venezia e l’Impero asburgico; quest’ultimo, noto a molti come conflitto di Gradisca, tra il 1615 e il 1617 mise in ginocchio l’intero territorio limitrofo alla città.
Soltanto nel 1797, grazie all’intervento delle truppe napoleoniche francesi e del successivo Trattato di Campoformido, Monfalcone passò definitivamente sotto il governo austriaco.
Questa situazione di apparente stabilità fu tuttavia soltanto transitoria, passarono infatti soltanto otto anni quando, nel 1805, la Città di Monfalcone venne ceduta insieme all’Istria e alla Dalmazia al Regno d’Italia, regno in cui la città si riconobbe soltanto per due anni in quanto, nel 1807, il nuovo trattato di Fontainebleau fissò un nuovo confine a dividere il Regno e l’Impero: l’Isonzo.
Da questo momento l’ormai storica Montis Falconis passò nuovamente sotto il governo austriaco (1813), situazione che perdurò sino al primo conflitto mondiale.
Il monfalconese, rimasto così annesso a Gorizia e scisso per la prima volta dai territori di Udine e Aquileia, ottenne verso la fine del XIX secolo un notevole sviluppo industriale grazie alla nascita di un considerevole polo industriale e del sistema ferroviario.
A partire dal 1915, anno in cui l’Italia prese parte al conflitto, l’intero Carso (quindi anche la stessa città) divenne campo di sanguinose e cruente battaglie che culminarono, a seguito dell’avanzata delle truppe italiane, con la distruzione delle industrie e le case della cittadina, divenute bersaglio dell’artiglieria nemica.
Fino all’ottobre del 1917, periodo in cui divampò la battaglia di Caporetto, la città rimase sotto il dominio italico passando poi nuovamente, proprio a causa dell’avanzata nemica, in mano agli austriaci sino al termine del conflitto.
Soltanto a partire dal 1918, grazie all’armistizio di Villa Giusti, la città potè tornare in Italia, anche se la fiorente Monfalcone nata prima del Conflitto era stata pressoché distrutta.
Le industrie e gli abitanti uscirono dalla guerra fortemente rimaneggiati, dai documenti storici si attesta infatti un vertiginoso calo demografico, crollato di oltre 8 mila abitanti (la città divenne un piccolo centro di 3000 anime), e una notevole crisi economica.
Soltanto la forte ascesa del settore cantieristico potè risollevare le sorti di una città che, grazie alle innumerevoli possibilità lavorative offerte, divenne epicentro del mondo operaio.
Il mondo della forza lavoro si rese protagonista negli anni, sino alla fine del secondo conflitto mondiale, di svariate battaglie sociali avverse ai regimi totalitari dell’epoca.
Anche questa volta l’intero sistema industriale della città, gravemente danneggiati dai continui bombardamenti, venne ricostruito soltanto a seguito di una breve e cruenta occupazione Titina compresa tra maggio e giugno del 1945.
Monfalcone dopo incalcolabili domini, dispute e governi divenne, grazie all’entrata in vigore del trattato di Parigi (1947), finalmente una città italiana inclusa nella provincia di Gorizia.

Celebrazione Anniversario
In virtù di questo trascorso storico è stato celebrato la scorsa domenica, 18 settembre, presso il Monumento ai Caduti di via Fratelli Rossini la cerimonia per il 75° anniversario del ritorno di Monfalcone all’Italia, alla quale hanno preso parte, oltre al sindaco, Anna Cisint, una rappresentanza del Comune di Ronchi dei Legionari, le Associazioni d’Arma, il Coro Grion e alcuni studenti delle scuole Toti, Randaccio e Giacich.
Un anniversario importante, il settantacinquesimo, con una celebrazione che ha ricordato come, nel 1947, la città sia tornata ad essere italiana quando, a mezzogiorno del 18 settembre, il governatore della città, il maggiore Harrie, presentò alla delegazione italiana le autorità monfalconesi che avevano collaborato con la Giunta Militare Alleata che si era insediata nel giugno del 1945.
Poco prima delle quattro del pomeriggio, entrarono finalmente in città la Compagnia territoriale dei Carabinieri, la 32a Compagnia blindata del battaglione “Padova”, e i reparti della Guardia di Finanza e della Pubblica Sicurezza.
Due giorni più tardi, davanti al Municipio, venne celebrata la cerimonia del passaggio dei poteri e il Tricolore ritornò a sventolare sul Palazzo comunale.
Dopo cinque anni di governo straniero, prima quello militare tedesco, poi quello alleato, inframezzato dai quaranta tragici giorni di occupazione da parte delle truppe jugoslave del maresciallo Tito, Monfalcone tornò italiana.
Nel corso della cerimonia, il sindaco Cisint ha commentato così gli avvenimenti storici: “Le immagini e le storie di quella stagione ci rimandano all’esultanza della popolazione per quel momento speciale. Monfalcone, città italiana, ritornò ad appartenere alla nostra Patria, per la quale migliaia e migliaia di giovani si erano immolati, durante la Grande Guerra, nelle trincee del nostro Carso”.
Il nostro territorio – ha proseguito il primo cittadino – usciva da un periodo oscuro e di incombente terrore: dal 1945 migliaia di cittadini italiani erano spariti o finiti nelle foibe per la loro fedeltà all’Italia”.
Ricordati durante l’evento anche i duemila “cantierini” che scelsero di trasferirsi nella Jugoslavia comunista di Tito, che aveva tentato di annettere con la violenza il nostro territorio. Alcuni di loro finirono rinchiusi nel campo di concentramento di Goli Otoc, l’Isola Calva, altri tornarono invece a Monfalcone, scegliendo la libertà e la democrazia italiane.
In conclusione, il Sindaco ha poi dedicato un pensiero ai giovani affermando: “Alle generazioni più giovani, che hanno vissuto e vivono in un contesto fortunatamente molto diverso dagli anni della ricostruzione materiale del Paese, possiamo semplicemente testimoniare che la condizione di oggi, nella quale studiano o vivono, si poggia sul fondamento della libertà conquistata con l’appartenenza nazionale e sulla verità dei fatti della storia, depurati dalle ideologie dell’odio.
Tutte le ricorrenze che legano Monfalcone a una delle storie del Novecento fra le più complesse in Italia sono importanti, ma questa assume un valore maggiore, speciale, perché segna la data che ha inciso in maniera determinante sul nostro destino.
È dovere civico tramandarne la memoria perché sono parte essenziale della nostra identità e della nostra appartenenza, lascito amoroso dei nostri genitori”.

[a.f.]

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