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giovedì, 8 Dicembre 2022

I tesori dell’Isola del Sole: la Grado paleocristiana

17.10.2022 – 08.15 – Il mese di ottobre è ideale per dedicare maggiore attenzione al paesaggio incantevole che si snoda tra un dedalo di piazzette e strette viuzze che separa il centro storico di Grado e la sua spiaggia. Tra calli e campielli di questo suggestivo labirinto che è il Castrum, è ancora possibile respirare la storia dei tempi passati di quella che molti conoscono come ‘figlia di Aquileia e madre di Venezia’ anche immergendosi totalmente toccando con mano quello che è stato il fulcro della città vecchia. Un itinerario per scoprire – e perché no, anche per riscoprire – quella che un tempo era la Grado paleocristiana.

LA BASILICA DI SANT’EUFEMIA, IL LAPIDARIUM E IL BATTISTERO

Di origine paleocristiana, rappresenta sicuramente il fondamento del centro storico dell’isola. Di fatto, la Basilica di Sant’Eufemia diffonde un senso di raccoglimento che va ben oltre le notevoli dimensioni e la preziosità delle opere d’arte contenute al suo interno. Il Duomo, consacrato dal Patriarca Elia nel 579, non è soltanto stato intitolato a Sant’Eufemia – martire di Calcedonia ai tempi dell’impero di Diocleziano e patrona di Rovigno – ma è stato poi dedicato ai Santi Ermacora e Fortunato – primi martiri di Aquileia e patroni della nostra Regione – e mostra una struttura architettonica originale in mattoni e arenaria, ben visibile soprattutto all’esterno, a seguito dei restauri di metà Novecento in cui sono state rimosse quasi del tutto le trasformazioni del passato più recente.

All’interno della Basilica sono presenti due file di colonne che vanno a formare le tre navate e che costituiscono un perfetto esempio del riutilizzo di materiali di spoglio o di reimpiego di varia provenienza: ai tempi, infatti, sono state adoperate svariate tipologie di marmi in differenti periodi e lo stesso vale per i capitelli – alcuni in pietra d’Aurisina del vicino Carso triestino. Di rara bellezza anche il grandioso pavimento a mosaico, restaurato nel secondo dopoguerra con parti più chiare e caratterizzato da iscrizioni in ricordo dei donatori e da raffigurazioni geometrico-ornamentali ma anche simboliche. Tra i capolavori medievali, ancora, spicca il particolare ambone romantico con i simboli dei quattro evangelisti in basso e una cupoletta quasi moresca in alto; trecenteschi sono i variopinti affreschi del catino absidale e la sottostante pala in argento dorato.

Un recinto presbiterale, ricostruito con parti scolpite autentiche, racchiude sia l’altare maggiore sia il pavimento musivo del 1950 raffigurante in maniera ideale l’antico Castrum con il mare aperto e la laguna. Ai lati le due pastoforie in cui vengono conservati paramenti sacri, oggetti liturgici e, non da ultimo, reliquie. In fondo alla navata destra, il Salutatorium in cui viene esposta una copia della cattedra-reliquiario di San Marco.

Da qui un moderno corridoio conduce al Lapidarium, una piccola oasi di pace sul retro dell’abside del Duomo, in cui lo spaccato archeologico e artistico offerto è di assoluto pregio: il presente allestimento cronologico valorizza la ricca raccolta di manufatti lapidei composta da molteplici frammenti di decorazioni marmoree, iscrizioni, sarcofagi e capitelli che spaziano dall’epoca pagana al cristianesimo delle origini fino al periodo bizantino e medievale. Riattraversata l’esposizione dei reperti, si esce lateralmente dalla Basilica nella zona all’aperto, un tempo occupata dalla residenza episcopale prima e in seguito da quella patriarcale.

Dalla parte opposta del Duomo, infine, si accede al Battistero che, seppur ripetutamente rimaneggiato, conserva la sua emblematica forma ottagonale oltre alle tracce di un bel mosaico pavimentale risalente al sesto secolo; per di più, al suo interno è visibile il fonte battesimale a sei lati che, pure se oggetto di restauri e ricco di valenza simbolica, evoca la tradizione del battesimo per immersione.

SANTA MARIA DELLE GRAZIE 

Nonostante le dimensioni ridotte rispetto alla Basilica di Sant’Eufemia, Santa Maria delle Grazie non va di certo considerata una chiesa minore e la sua visita è parte integrante per conoscere la Grado paleocristiana.

L’aspetto esteriore può apparire relativamente semplice, ma la simbolica trifora nella parte superiore della facciata, realizzata con colonnine e capitelli di epoca romana, è sicuramente degna di nota. Di fatto, questa piccola Basilica presenta uno sviluppo architettonico insolito per gli edifici di culto cristiani più antichi dell’Alto Adriatico, tant’è vero che all’interno si possono cogliere particolari inusuali e di notevole interesse storico e artistico: secondo alcuni esperti, per esempio, la zona absidale richiama i modelli tipici della Siria; inoltre, risulta sorprendente il dislivello di circa un metro ripristinato con i restauri degli anni Venti: i due livelli della navata centrale e di quella destra ricordano efficacemente entrambe le fasi di costruzione.

Le colonne, con bellissimi e variegati capitelli per lo più di reimpiego, sono di epoca ‘eliana’; l’altare è caveo, mentre la recinzione è frutto di restauri con utilizzo sia di parti autentiche sia di integrazioni: particolarmente significativi sono gli animali raffigurati, quasi di certo opera di maestri lapicidi aquileiesi trasferitisi nel Castrum gradense.

Soprattutto in epoca barocca e a seguire nell’Ottocento, numerose le modifiche interne ed esterne a Santa Maria delle Grazie: restaurato più volte nel corso del ventesimo secolo, questo prezioso scrigno d’arte e architettura raffinate è stato riportato al suo aspetto più autentico, eliminando le varie aggiunte e provvedendo al consolidamento statico della struttura primitiva. Così, come per il vicino Duomo, con il passare del tempo e con i cambiamenti dovuti al gusto dell’epoca, è andato purtroppo perduto il quadriportico antistante la facciata; sulla pavimentazione esterna, però, ne è stata riprodotta una traccia perimetrale.

PIAZZABIAGIO MARIN E I RESTI DELLA BASILICA DELLA CORTE

Inizialmente chiamata Piazza della Corte e poi Piazza Vittoria, la vasta piazza che si estende al limite meridionale del centro storico di Grado è ora intitolata al poeta, scrittore, uomo di lettere e di cultura Biagio Marin.

Particolare attenzione va al perimetro del battistero ottagonale d’epoca paleocristiana di pertinenza della Basilica della Corte riprodotto sulla pavimentazione davanti alla Casa della Musica, i cui resti sono visibili nella suggestiva area di scavo che occupa gran parte della piazza: vi si possono ammirare strutture murarie, lacerti di pavimento musivo e nell’area antistante l’antica facciata, un tempo zona cimiteriale, alcuni sarcofagi.

Come Sant’Eufemia e Santa Maria delle Grazie, si tratta di una chiesa orientale, per meglio dire, con l’altare ad est (dove il sole sorge) e l’ingresso ad ovest (dove il sole tramonta): simbolicamente, il fedele che entra si lascia ciò che è oscuro alle spalle per dirigersi verso la luce della fede e quindi la salvezza. Anche questa basilica ha vissuto diverse fasi fino alla sua distruzione, molto probabilmente dovuta ad un incendio, con l’effettivo abbandono tra l’ottavo e il nono secolo; secondo alcuni esperti, chiesa e battistero per un certo periodo sarebbero stati riservati al culto ariano.

La zona è stata resa accessibile grazie a passerelle in vetro con tiranti d’acciaio che ne permettono una migliore visibilità e creano un riuscito connubio tra antico e moderno.

[a.b]

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