01.04.2026 – 09.30 – Chiude con Molière la stagione di prosa del Teatro Verdi di Gorizia: mercoledì 1° aprile alle 20.45 andrà in scena “Il Misantropo”, nell’allestimento della regista Andrée Ruth Shammah, fondatrice del Teatro Franco Parenti di Milano. Un appuntamento che porta sul palco goriziano uno dei testi più discussi e longevi della drammaturgia europea, in una lettura che ne svela la contemporaneità: la storia di un uomo ribelle e ossessivo, eroe e insieme figura ai limiti dello stalking, intrappolato tra i propri ideali e una passione che non riesce a dominare.
La scelta registica punta sulla sottrazione. La scenografia, firmata da Margherita Palli, è volutamente spoglia, e i costumi di Giovanna Buzzi costruiscono un sistema visivo preciso: il protagonista Alceste, interpretato da Fausto Cabra, è in nero al centro di una società i cui membri indossano la stessa foggia ma in colori pastello diversi, a suggerire una varietà di superficie che nasconde un’omologazione di fondo. Nessun elemento distrae dall’essenza del testo, tradotto da Luca Micheletti in stretta collaborazione con la regista. “Un omaggio a Molière”, spiega Shammah, “un omaggio al piacere di ascoltare le sue parole. Da questo nasce la mia volontà di mettere in scena Il misantropo. Le prime battute vengono volutamente dette senza sipario per non dividere la scena dalle parole. Volevo andare all’essenza del testo, liberarlo di tutti gli orpelli e accompagnare lo spettatore al piacere dell’ascolto senza distrazioni”. Una scelta che restituisce al pubblico la forza della scrittura di Molière senza mediazioni scenografiche, lasciando che siano le parole a costruire lo spazio drammatico.
Sul palco, accanto a Cabra, una compagnia che dà corpo alla solitudine di Alceste: un uomo che vorrebbe sottrarsi al mondo ma ne è irrimediabilmente invischiato, deriso dalla società pur essendo l’unico in grado di coglierne la follia, incapace di rinunciare all’amore per una donna che non è disposta a seguirlo nel suo ritiro. È la commedia dell’impossibilità di comunicare quando si è in balia delle proprie passioni, un corto circuito al tempo stesso comico e doloroso. La regista esclude ogni tentazione di giudizio morale sui personaggi: “Non c’è volontà di giudizio”, conclude Shammah, “nessuno ha ragione, nessuno ha torto, la trama stessa si compone dall’evoluzione delle posizioni di ciascun personaggio. E credo stia proprio in quest’assenza di giudizio e nell’esplorazione dei diversi punti di vista la vera essenza del Teatro, e dunque il mio omaggio a uno dei più grandi autori di tutti i tempi”. Con questo spirito, “Il Misantropo” chiude una stagione di prosa e apre una riflessione che va ben oltre il palcoscenico.


