19 giugno 2026 – 08:35 – La città di Gorizia avvia formalmente il percorso per candidare il pensiero basagliano a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, promuovendo il riconoscimento globale di una rivoluzione scientifica e sociale nata nel proprio territorio. La giunta comunale ha approvato all’unanimità la delibera d’inizio iter per inserire la tutela dei malati di mente e il superamento dei manicomi tra le grandi eredità culturali intangibili, unendosi a un elenco che in Italia conta già oltre venti riconoscimenti, come la cucina nazionale e l’alpinismo. L’iniziativa mira a tutelare una memoria storica che trasformò radicalmente l’approccio globale alla salute mentale, basandosi su una raccolta documentale e su successivi stanziamenti economici che verranno definiti a breve con un secondo provvedimento amministrativo.
Il progetto, nato da un’idea del consigliere comunale Franco Perazza, ha ricevuto l’immediata adesione del sindaco Rodolfo Ziberna ed è sostenuto dal Club UNESCO di Gorizia, rappresentato dal vice presidente Adriano Macchitella, il quale ha già registrato riscontri positivi durante l’ultima assemblea nazionale dei Club. L’iter burocratico prevede una prima fase dedicata alla raccolta sistematica di materiali, testimonianze e documenti storici che attestino il valore e la capillarità del modello terapeutico goriziano, da sottoporre poi al vaglio della commissione scientifica preposta. Per garantire la sostenibilità finanziaria delle operazioni preliminari, l’amministrazione comunale ha annunciato la prossima adozione di una delibera complementare finalizzata al finanziamento dei costi procedurali.
Il nucleo concettuale della candidatura risiede nella trasformazione radicale della psichiatria del XX secolo avviata nell’ospedale psichiatrico di via Vittorio Veneto, dove prese forma la critica formale alle istituzioni totali in favore della dignità, della libertà e dell’inclusione sociale dei pazienti. Questa evoluzione teorica e pratica ha determinato in Italia l’approvazione della legge n. 180 del 1978, che decretò il superamento definitivo dei manicomi e la contestuale attivazione dei servizi territoriali di salute mentale, configurandosi come il primo provvedimento legislativo di questo tipo a livello internazionale e fungendo da modello per le riforme sanitarie europee e globali.
Il primo cittadino ha inquadrato l’iniziativa in una precisa responsabilità istituzionale, dichiarando che “Franco Basaglia ha innescato una rivoluzione che ha cambiato per sempre l’approccio alla persona e alla malattia mentale, realizzando una ineguagliabile conquista di civiltà per l’intera umanità. Un percorso straordinario, che portò poi alla riforma del sistema di salute mentale con la legge n.180 del 1978, la cosiddetta Legge Basaglia. Questa pagina storica fu vissuta in prima persona dalla città di Gorizia. Il pensiero basagliano è davvero un patrimonio di tutti e come tale noi oggi abbiamo l’obbligo morale di consegnarlo alle nuove generazioni”. L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha confermato il pieno supporto logistico e politico della Regione Friuli Venezia Giulia, sottolineando la natura ambiziosa della proposta: “Se Gorizia non avesse osato non sarebbe stata Capitale europea della cultura 2025, quindi fate bene a osare anche in questa occasione. Mi complimento per l’iniziativa che avete intrapreso e vi assicuro tutto il mio sostegno”.
Oltre alla valenza prettamente immateriale del pensiero basagliano, l’operazione si inserisce in un quadro di recupero strutturale del patrimonio immobiliare cittadino. L’ex complesso manicomiale di via Vittorio Veneto, all’interno del quale maturarono i primi esperimenti comunitari di Basaglia, non versa in stato di abbandono ma ospita attualmente diversi servizi socio-assistenziali e iniziative culturali. La Regione ha confermato la pianificazione di un programma complessivo di riqualificazione dell’intera area, volto a implementare la dotazione di servizi socio-sanitari e a strutturare nuovi spazi stabili dedicati alla cultura e alla salvaguardia della memoria storica della riforma.
Articolo di Carlo Mattei


