02.02.2022 – 15.00 Secondo il calendario cristiano, il 2 febbraio si celebra la Presentazione al Tempio di Gesù, riportata nel Vangelo di Luca (2,22-40) e riconosciuta non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche dalle Chiese Protestanti e Ortodosse. Il nome della celebrazione si deve all’usanza di benedizione delle candele, simbolo della luce che Gesù Cristo ha portato nel mondo. La “Candelora” cade 40 giorni dopo Natale, e non a caso: secondo la tradizione ebraica pre-cristiana, la donna che avesse partorito un figlio maschio si sarebbe reputata impura per 7 giorni, e per altri 33 non avrebbe potuto prendere parte a ogni forma di culto. La data è pregna di significato anche secondo il calendario astronomico, essendo il punto mediano fra solstizio d’inverno ed equinozio di primavera. Per questo motivo, nel mondo pagano, la celebrazione celtica di “Imbolc” e i “Lupercali” romani ricorrono, rispettivamente, il primo e il secondo giorno di febbraio: in questo contesto la Candelora, spartiacque fra inverno e primavera, si inserisce nel filone delle pratiche propiziatorie tipiche del mese di febbraio. Ai giorni nostri, il significato “profano” della ricorrenza è connesso a profezie sull’andamento climatico e meteorologico delle settimane a venire, e se ne trova traccia in una moltitudine di espressioni proverbiali, differenti a seconda delle varie zone. La versione “triestina”, a proposito, recita così: “Se la vien con sol e bora de l’inverno semo fora. Se la vien con piova e vento, de l’inverno semo drento.”
[a.t.]
2 febbraio, “Candelora”: fra sacro e profano
Il giorno della "Candelora" affonda le sue radici nell'antichità e riguarda un'espressione proverbiale triestina


