La goriziana Manuela Pierattoni sogna i Giochi Paralimpici in sella al suo Rommel

05.05.2023 – 13.30 – Manuela Pierattoni, atleta paralimpica divenuta l’orgoglio del Comitato regionale Fise Friuli Venezia Giulia, è vicina al raggiungimento del suo sogno: gareggiare alla corte di Versailles in sella suo Rommel.
L’atleta goriziana, nonostante le naturali difficoltà derivanti dalla retinite pigmentosa (patologia che consiste in una degenerazione lentamente progressiva e bilaterale della retina e dell’epitelio pigmentato retinico), è comunque grata nei confronti di una malattia che le ha si tolto molto, ma, come confermato dalla stessa Pierattoni, le ha anche aperto nuovi orizzonti e possibilità: “se non fosse per quello che mi è accaduto, oggi non sarei qui“.
Soltanto una settimana fa, con il piazzamento ottenuto a Waregem, per Manuela si è infatti palesata la prospettiva di una possibile Paralimpiade nella disciplina del paradressage.
Il raggiungimento di vette così elevate non esclude ovviamente un percorso e un trascorso duro e tortuoso. Manuela Pierattoni cresce in una famiglia normale, una famiglia che, come è normale che sia, ebbe difficoltà ad indirizzare la famiglia in una passione decisamente onerosa.
Proprio per questo, dopo una gioventù senza importanti difficoltà visive (essendo la retinite pigmentosa un disturbo oculare lentamente progressivo), Manuela, atleta classe 1977, dovette attendere sino al 2011 per tramutare il suo sogno e la sua passione in realtà.
“Per lavoro stavo occupandomi della pratica per una copertura fotovoltaica ad un passo da casa. Fatalità, si trattava di una struttura ospitante una scuola di equitazione” – racconta Pierattoni.
Il tutto sembra sistemarsi, nel marzo del 2012 Manuela e il marito Pierluigi intraprendono questa passione assieme. Tuttavia l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, il 29 aprile 2014 Manuela perde i sensi mentre è in sella, cadendo batte la testa e precipita in coma.
“Il mio ultimo ricordo è la mia mano con il frustino rosa vicino al collo del cavallo. – racconta – Non è stata colpa di Rosielle. La cavalla ha fatto di tutto per sostenermi evitandomi una volta caduta a terra. Purtroppo, nemmeno le protezioni hanno potuto evitare una contusione cerebrale al lobo frontale”.
Il primo a soccorrerla è il marito che, in quanto medico, ha subito chiara la gravità della situazione. Una diagnosi tremenda se si pensa alle funzioni che risiedono proprio in questa area del cervello. Manuela rimane a lungo ‘addormentata’ e non senza complicazioni. Più di una volta le condizioni cliniche sono critiche ma con grandissima gioia di tutti, alla finestra neurologica del 16 maggio, quando la chiamano con il suo nome lei sorride.
«A quel punto, mi ha raccontato poi mio marito, ha capito che sarei tornata».
Il 6 giugno Manuela lascia l’ospedale, dinanzi a un calvario così il suo problema agli occhi pare davvero un dettaglio in secondo piano.
“Sono tornata con la consapevolezza del tempo e del suo valore – spiega sorridendo -Appena possibile ho voluto andare a trovare Rosielle. Lei ha vissuto il trauma dell’incidente molto severamente. Mi ha visto stare male. Nelle settimane successive all’incidente si era mostrata apatica e solitaria, inaspettatamente per la sua natura affettiva”.
Riprendersi dopo un incidente di tale portata non è di certo cosa facile ma Manuela è sempre stata un esempio virtuoso di caparbietà. A metà giugno lei ricomincia infatti a giocare, spazzolare e a donare tutte le attenzioni possibili a Rosielle, attenzioni che la stessa ricambia con l’espressività di un tempo.
Passa poco tempo, siamo difatti soltanto al 14 settembre, quando Manuela chiede all’istruttore di rimetterla in sella, è un ritorno alla vita, un ricongiungimento con tutto ciò che la fa stare bene.
Anche questa volta il destino è però beffardo, in un breve tempo la vista peggiora drasticamente e, in occasione di un ‘socialino’, si rende conto che anche un percorso non agonistico le è precluso.
“Ho dovuto rinunciare. Le condizioni di luce erano impossibili per i miei occhi. E soprattutto, una volta a casa, ho dovuto vuotare il sacco con il mio istruttore, raccontandogli del più recente aggravarsi della malattia”.
L’istruttore però non demorde e, in virtù del grande lavoro e degli sforzi sostenuti dalla sua allieva, le suggerisce di intraprendere l’iter per la classificazione paralimpica.
Classificazione che Manuela ottiene con un grado 5 a Pontedera dove incrocia la strada di Laura Conz, tecnico per l’appunto della compagine ‘para’ Fise.
Poco tempo dopo, il 30 maggio 2020, avviene forse l’evento più significativo della sua carriera: Manuela incontra Rommel.
Rommel è un cavallo stupendo, un destriero che incarna ogni meraviglioso desiderio di Manuela: carattere, bravura, dolcezza, protezione e la capacità di esprimere un legame tecnico ed emozionale unici.
“Sono andata a provare Rommel ed è stato vero amore a prima ‘sella’. – afferma la stessa Pierattoni – Nel 2022 armonizzammo la nostra intesa e affrontammo la prima competizione. In breve ne seguirono molte, fino all’argento nazionale dello scorso anno”.
Manuela, divenuta col tempo maestra nella “visione ottimistica della vita”, continua oggi nella sua professione di dottore commercialista. È anche revisore dei conti per il Comitato regionale Fise Friuli Venezia Giulia, si occupa di Rosebud Horse Club (la sua scuderia), segue Edera e Ercole, i suoi gatti Certosini, e monta Rommel con un obiettivo ben preciso: “Con un cavallo che si chiama Rommel non posso che avere Parigi nel mirino. – scherza sorridendo – Entrare nel rettangolo per una paralimpiade è un sogno. Ho 8 mesi per tentare la convocazione e intendo impegnarmi al massimo».
Mentre ringrazia il suo istruttore storico, Paula Dorgnach, Laura Conz, Francesco Zaza e Jean-Marc Poisson che l’hanno accompagnata sino a qui, con leggera e disarmante semplicità aggiunge: “E pensare che se non fosse stato per gli occhi e per l’incidente, io qui ad accarezzare il sogno paralimpico non ci sarei probabilmente mai arrivata…”.

[a.f.]

Ultime notizie

Dello stesso autore