11.02.2026 – 10.15 – Il palcoscenico di Monfalcone si conferma ancora una volta un crocevia fondamentale per la sperimentazione musicale contemporanea, accogliendo venerdì 13 febbraio, alle ore 21.00, un nuovo capitolo della rassegna Jazz in Progress. Presso il jazz club Il Carso in Corso, l’atmosfera si scalda dopo il recente successo dell’imponente “Orchestriade” di Giancarlo Schiaffini, lasciando spazio a una formazione che rappresenta l’eccellenza e l’avanguardia del panorama jazzistico nazionale. Grazie alla sinergia con la rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso, la Città dei Cantieri si prepara a ospitare l’Emanuele Parrini Quintet, un ensemble che dal 2012 evolve la propria cifra stilistica navigando con sapienza tra la ricerca sonora più profonda e il rispetto della tradizione.
La formazione, che vede schierati Emanuele Parrini al violino, Piero Bittolo Bon ai flauti e sax baritono, Domenico Caliri alla chitarra, Giovanni Maier al contrabbasso e Andrea Melani alla batteria, porta in scena il progetto “Animal Farm”. Si tratta di un’opera densa, che non si limita alla dimensione estetica ma scava nel tessuto dell’impegno civile. Come spiegato dagli stessi musicisti, “”Animal Farm” è la prosecuzione di un percorso che dà continuità ad un gruppo di lavoro ed è la possibilità di tornare a proporre riflessioni su argomenti politici come già successo con il primo album “1974 IO SO, Damn If I Know”, contraddistinto dalle ispirazioni di Shepp e Pasolini o con quelli dei Dinamitri Jazz Folklore come “Congo Evidence” con il poeta Sadiq Bey, ed “Akendengue Suite”, con l’eccezionale collaborazione di Amiri Baraka, che avevano creato una sorta di collegamento con il mondo della letteratura militante”.
L’ispirazione letteraria diventa dunque il motore di una narrazione sonora complessa e stratificata. Il quintetto chiarisce infatti che il lavoro “può essere visto come una colonna sonora dell’omonimo romanzo di George Orwell, da cui prende origine, oppure essere considerato esso stesso, in maniera autonoma, come una meditazione sul potere e sul suo esercizio a tutti i livelli”. Questa dualità si riflette in una scrittura musicale che predilige melodie asciutte e repentine variazioni atmosferiche. Il pubblico si troverà immerso in una trama sonora spigolosa e talvolta dolente, dove la struttura rigorosa cede il passo a momenti di libertà assoluta. Sebbene il jazz rimanga la bussola stilistica del gruppo, l’esecuzione lascia affiorare con forza echi della musica popolare e le vibrazioni ancestrali del blues delle radici, offrendo una performance che è al contempo concerto e riflessione filosofica.
[c.m.]

