16 settembre 2026 – 09:20 – Il progressivo prosciugamento dell’Isonzo nel tratto a valle del confine di Stato, la moria di pesci registrata nelle scorse settimane e le ricadute sul comparto agricolo ed enogastronomico isontino hanno spinto il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, a scrivere al ministro della Transizione Ecologica e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo un intervento diretto presso la controparte slovena in vista della riunione della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, in programma in Slovenia mercoledì 30 settembre. La lettera, inviata per conoscenza anche al vice premier Antonio Tajani e all’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro, ribadisce una preoccupazione già più volte rappresentata al governo per le criticità ricorrenti che interessano la parte italiana del fiume.
Nel documento il primo cittadino richiama l’attenzione sul livello raggiunto dalla secca nel tratto immediatamente a valle del confine, definita “eccezionale” e responsabile di un’importante moria di pesci, oltre che di una pesante penalizzazione per il comparto agricolo ed enogastronomico del territorio isontino. Gli agricoltori, si legge nella missiva, hanno compiuto sforzi significativi per ottimizzare l’uso della risorsa idrica passando all’irrigazione a pioggia, ma la gestione attuale dei flussi continua a mettere in difficoltà il territorio. Secondo Ziberna, le criticità odierne “risentono pesantemente dei rilasci intermittenti (hydropeaking) dell’impianto idroelettrico sloveno di Salcano, che vengono calcolati su base portate medie e non su un deflusso costante a tutela dell’intero ecosistema”. Il sindaco precisa che “non v’è dubbio che i rilasci minimi attuati dalla diga rispettino gli accordi presi in seno alla Commissione”, ma sottolinea che “a fronte della nuova situazione climatica, fortemente connessa a un naturale abbassamento della falda freatica, è sempre più urgente e improcrastinabile rideterminare un valore di portata minima che permetta di tutelare la fauna ittica e l’ambiente fluviale, come previsto dalla normativa comunitaria”.
La lettera evidenzia come i parametri attualmente in uso siano stati definiti cinquant’anni fa, con gli accordi del 1975, e risultino quindi incoerenti con la situazione attuale e con le direttive comunitarie, in particolare la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE. “È improponibile ridurre la gestione del fiume a una mera spartizione burocratica delle acque tramite il concetto obsoleto di ‘portata minima’, superato oggi dai moderni standard di ‘deflusso ecologico’ e dalle linee guida europee sui corpi idrici modificati”, scrive Ziberna, aggiungendo che “la tutela della biodiversità del fiume è perseguibile solo con azioni sinergiche di tutti gli attori coinvolti”.
Il sindaco chiede al ministro di farsi portavoce, presso la controparte slovena, di una serie di priorità. La prima riguarda la revisione formale degli accordi del 1975 e il ricalcolo della portata minima dell’Isonzo, in coerenza con la normativa europea sulla tutela della fauna ittica e dell’habitat. La seconda punta alla mitigazione dell’hydropeaking alla fonte, agendo direttamente sull’impianto di Salcano per evitare l’impatto sul tratto italiano dei rilasci a intermittenza. Segue la richiesta di istituire un’unità di crisi dotata di piena autonomia, capace di disporre tempestivamente variazioni delle portate in rilascio nelle situazioni critiche contingenti. Ziberna chiede inoltre che rappresentanti delle istituzioni del territorio siano coinvolti nella riunione della Commissione, come già avviene per prassi negli incontri che si svolgono in territorio italiano. L’ultima istanza riguarda infine la realizzazione delle opere di regolazione a monte, con lo sblocco degli impegni transfrontalieri relativi alla regolazione dei flussi e al bacino di rifasamento nei siti individuati.
Il sindaco ricostruisce anche le radici strutturali della vicenda, risalenti agli accordi di cooperazione firmati a Osimo e all’ambito della Commissione mista per l’idroeconomia: “Già in base agli accordi di cooperazione firmati a Osimo e nell’ambito della Commissione mista per l’idroeconomia era stato previsto un sistema globale che comprendesse la centrale idroelettrica di Salcano e la costruzione di un bacino di rifasamento con una capacità di circa tre milioni di metri cubi, da realizzare mediante uno sbarramento a Gorizia. Tale opera, pur essendo stata autorizzata dagli Enti competenti e pur avendo visto lo stanziamento delle somme necessarie per la quota italiana, non è purtroppo mai stata realizzata dalla controparte slovena”.
Nella conclusione della lettera il sindaco torna sull’importanza di quell’infrastruttura mai completata: “Un’infrastruttura di questo tipo risolverebbe definitivamente il problema della portata dell’Isonzo, poiché il suo compito fondamentale è regolare il regime delle acque, distribuendole in modo omogeneo nell’arco della giornata e ottimizzando al contempo la produzione idroelettrica sull’intera asta fluviale”. A questo, aggiunge Ziberna, “si affianca la necessità di costituire una task force di tecnici coordinata dalla Direzione regionale dell’Ambiente per monitorare e risolvere in modo strutturale le problematiche di approvvigionamento del settore agricolo”.
articolo di Carlo Mattei


