23 ottobre 2026 – 09:00 – Gorizia si prepara a riscoprire una famiglia che ha contribuito a trasformarne il volto industriale, urbanistico e culturale nel corso dell’Ottocento. Dal 24 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, le Scuderie di Palazzo Coronini Cronberg ospiteranno la mostra “Il secolo dei Ritter 1814–1914. Una famiglia di industriali nella Gorizia dell’Ottocento”, un percorso tra documenti, dipinti, fotografie e testimonianze che racconta il ruolo dei Ritter nello sviluppo della città e nel suo progressivo ingresso nella modernità europea.
L’esposizione, promossa dalla Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, ricostruisce un secolo di storia familiare strettamente intrecciato alle trasformazioni economiche e sociali di Gorizia. Attraverso le vicende dei Ritter, il pubblico potrà osservare l’evoluzione di una città che nell’Ottocento si industrializzò, ampliò i propri confini urbani, si collegò alle grandi reti ferroviarie europee e sviluppò nuove forme di assistenza sociale, partecipando alla vita economica e culturale dell’Impero asburgico.
La mostra è curata da Cristina Bragaglia, Lucia Pillon e Alessia Zangrando, con il contributo di Alberto Luchitta, Loredana Panariti, Robert Devetak, Antonella Gallarotti e Alessandro Puhali. La realizzazione è resa possibile dal contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dai sostegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e della Camera di Commercio Venezia Giulia. Collaborano inoltre l’Archivio di Stato di Gorizia, la Biblioteca Statale Isontina, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e il Comune di Gorizia.
«Raccontare la storia dei Ritter significa riscoprire una pagina fondamentale dello sviluppo di Gorizia, una famiglia che con la propria visione imprenditoriale ha contribuito a trasformare profondamente il volto economico, sociale e culturale della città. Un’eredità che ci aiuta a comprendere le radici della nostra identità europea – celebrata e raccontata anche in occasione dell’anno della Capitale Europea della Cultura – e il valore di una storia da continuare a valorizzare, anche attraverso le iniziative culturali che accompagnano Gorizia nel suo percorso di crescita e apertura internazionale», afferma Rodolfo Ziberna, presidente della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg.
La storia dei Ritter ha inizio con Giovanni Cristoforo Ritter (1782-1838), commerciante e imprenditore di origini tedesche, discendente da una famiglia di pastori e teologi luterani. Giunto nel Litorale austriaco all’inizio dell’Ottocento, scelse inizialmente Trieste come sede delle proprie attività. Nel 1819 trasferì a Gorizia la sua raffineria di zucchero, dando avvio a quella che viene indicata come la prima grande industria cittadina. Dieci anni dopo, nel 1829, ottenne insieme al fratello Ettore Guglielmo il titolo di barone con il predicato de Záhony. Da quel momento, le attività della famiglia si ampliarono progressivamente, seguendo le opportunità offerte dall’economia del tempo. I discendenti di Giovanni Cristoforo diversificarono gli investimenti, sviluppando un sistema produttivo che comprendeva la raffineria di zucchero di San Rocco, il mulino di Straccis, filature e tessiture di cotone e seta e la cartiera di Podgora. Gli stabilimenti, dotati di tecnologie moderne e collegati ai mercati internazionali, arrivarono a impiegare oltre un migliaio di operai. La rete commerciale legava Gorizia a Trieste, Vienna e ai principali mercati europei e mediterranei, contribuendo a rafforzare il ruolo della città nei circuiti economici dell’epoca.
Accanto allo sviluppo industriale, la famiglia partecipò ai processi che ridisegnarono le infrastrutture e l’assetto urbano di Gorizia. Giulio Ettore Ritter, primo presidente della Camera di Commercio cittadina, sostenne lo sviluppo delle infrastrutture e della formazione professionale e svolse un ruolo importante nelle iniziative per il collegamento alla Ferrovia Meridionale Vienna-Trieste. L’arrivo della ferrovia nel 1860 favorì l’espansione urbana verso la nuova stazione e contribuì a modificare l’organizzazione della città. Anche gli investimenti immobiliari dei Ritter accompagnarono questa trasformazione. Palazzi, ville e giardini contribuirono a definire l’immagine della Gorizia di fine Ottocento, conosciuta anche come la “Nizza austriaca”. Tra gli edifici ricordati nel percorso figurano Palazzo Attems Santa Croce, oggi sede del Municipio, Palazzo Ritter in Borgo Carinzia, Villa Ritter a Straccis e le ville sorte lungo corso Francesco Giuseppe. Le dimore testimoniano il legame tra la crescita economica della famiglia e la trasformazione architettonica e urbanistica del territorio.
Un altro capitolo dell’esposizione riguarda l’impegno sociale e filantropico dei Ritter. La loro religiosità evangelica e una concezione dell’impresa attenta anche alle condizioni di vita dei lavoratori si tradussero nel sostegno a istituzioni educative e benefiche. Negli anni Settanta dell’Ottocento, la famiglia promosse inoltre il progetto di una colonia operaia a Straccis, ispirata ai modelli europei più avanzati del periodo. L’insediamento avrebbe dovuto comprendere abitazioni con piccoli giardini, una scuola, un asilo, una casa per anziani e servizi comuni, con l’obiettivo di affiancare allo sviluppo industriale una maggiore attenzione alle esigenze della popolazione operaia.
In questo ambito emergono anche alcune figure femminili che ebbero un ruolo significativo nelle iniziative assistenziali. Angiolina Sartorio Ritter de Záhony fu protagonista per decenni dell’attività benefica goriziana e venne ricordata come la “madre dei poveri”. Elvine de La Tour, nata Ritter de Záhony, promosse invece istituzioni scolastiche e assistenziali a Villa Russiz e successivamente in Carinzia, rivolte soprattutto alle fasce più fragili della popolazione. La famiglia contribuì anche alla formazione della comunità evangelica di Gorizia, sostenendo la costruzione della chiesa, consacrata nel 1864, e la nascita della scuola evangelica. La mostra propone così uno sguardo che supera la dimensione strettamente imprenditoriale, mettendo in relazione economia, istruzione, assistenza e vita religiosa nella società goriziana dell’Ottocento.
Il percorso si estende inoltre al territorio di Aquileia, dove i Ritter sperimentarono nuove soluzioni in campo agricolo. Nel 1850 Giulio Ettore acquistò la grande tenuta di Monastero, destinata a diventare un centro di sperimentazione per l’impiego di macchinari, sistemi di drenaggio e irrigazione, nuove colture e criteri moderni di gestione aziendale. La proprietà fu anche il punto di partenza del rapporto della famiglia con l’archeologia aquileiese. La raccolta archeologica dei Ritter, arricchita attraverso scavi e ricerche condotti soprattutto da Eugenio Ritter, comprendeva centinaia di reperti, tra cui sculture, iscrizioni, vetri, bronzi e manufatti in ambra. Gran parte della collezione venne successivamente ceduta allo Stato, contribuendo alla formazione delle raccolte del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Un legame che testimonia l’interesse della famiglia non soltanto per l’innovazione produttiva, ma anche per la ricerca storica e la valorizzazione del patrimonio antico.
La dimensione culturale completa il racconto. La musica accompagnò la vita familiare e contribuì a fare delle dimore dei Ritter luoghi di incontro e socialità per la società goriziana. L’esposizione riserva inoltre attenzione a Natalia Ritter, poi Natalie von Ciotta, figura ancora poco conosciuta della cultura mitteleuropea ottocentesca, autrice di romanzi, racconti e resoconti di viaggio pubblicati tra Budapest e Vienna.
«La vicenda dei Ritter è molto più della storia di una famiglia di industriali: è il racconto di una Gorizia in trasformazione, che nell’Ottocento si apre alla modernità attraverso nuove attività produttive, infrastrutture, iniziative sociali e fermenti culturali. Attraverso documenti, fotografie, dipinti e testimonianze, la mostra restituisce la complessità di questa eredità, mettendo in luce anche aspetti meno conosciuti della storia familiare e il contributo dei Ritter alla costruzione dell’immagine cosmopolita della Gorizia del tempo. Senza dimenticare un legame molto caro al Palazzo: la nonna paterna del conte Guglielmo Coronini Cronberg si chiamava Carolina Ritter», spiega Cristina Bragaglia, tra le curatrici dell’esposizione.
Il percorso si sviluppa in due sale delle Scuderie di Palazzo Coronini Cronberg e riunisce materiali appartenenti alla Fondazione e prestiti provenienti da diverse istituzioni, tra cui l’Archivio di Stato di Gorizia, l’Archivio del Comune di Gorizia, l’Archivio Storico Generali, l’Archivio della Camera di Commercio Venezia Giulia, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, i Musei Provinciali di Gorizia e la Biblioteca Statale Isontina, oltre a collezioni private.
La mostra sarà visitabile dal 24 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. Gli orari indicati prevedono l’apertura dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, mentre il sabato, la domenica e nei giorni festivi l’ingresso è previsto dalle 10 alle 13 e dalle 10 alle 18, secondo quanto riportato nelle informazioni organizzative.
Il biglietto d’ingresso alla mostra costa 6 euro per l’intero e 4 euro per il ridotto. L’accesso è gratuito per i bambini fino a 10 anni, per le persone con disabilità psico-motoria e per giornalisti e pubblicisti accreditati. Per i gruppi è disponibile, previa prenotazione, un supplemento di 3 euro per la visita guidata. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.coronini.it, scrivere a [email protected] o telefonare al numero 0481 53348.


