Trieste Airport, Consalvo: “Livelli di traffico pre pandemia non prima del 2024”

25.02.2021 – 7.30 – In merito alle attuali condizioni del Trieste Airport relativamente alla situazione pandemica in corso e alle problematiche ad essa correlate, nonché sui progetti e le prospettive future per lo sviluppo dello scalo, è stato fornito ieri un quadro complessivo da parte del presidente e dell’amministratore delegato dell’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia, rispettivamente Antonio Marano e Marco Consalvo, in occasione dell’audizione in IV commissione del Consiglio regionale.
Quello del trasporto aereo è stato certamente uno dei settori più drammaticamente colpiti dall’emergenza, con una pesante contrazione avvenuta tanto sul piano nazionale quanto internazionale. Per quanto riguarda il nostro Paese, nel 2020, rispetto al 2019, il traffico passeggeri è calato del 73 per cento. Una perdita, è stato spiegato, iniziata poco prima del lockdown e divenuta progressivamente più critica dal 14 febbraio in poi, fino alla chiusura, con il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 14 marzo, di gran parte degli scali italiani.

Nonostante qualche limitata ripresa dei flussi nel periodo estivo e natalizio, a partire dal 2021, in particolare dal 10 gennaio, ha spiegato Consalvo, “il traffico è crollato ovunque” registrando un calo del -92/95 per cento. Secondo le previsioni fatte dai diversi soggetti appartenenti al settore, “questa situazione determinerà per molto tempo una contrazione significativa del trasporto aereo. La previsione – che oggi viene aggiornata di mese in mese e sta peggiorando – è che si ritornerà ai livelli di traffico del 2019 non prima del 2024/2025“.

Relativamente al quadro finanziario dello scalo regionale il 2020 “si è chiuso con un -73,3 per cento di traffico”; “dal punto di vista finanziario abbiamo un’azienda solida”, è stato evidenziato, con un piano di resilienza che “ci consente di sopravvivere per tre anni se le condizioni di traffico dovessero rimanere quelle del 2020″. Un piano che è stato possibile realizzare tramite “la gestione dei costi, perché i ricavi con il traffico sono crollati”. Sul piano occupazionale, in accordo con i dipendenti e i sindacati, si è scelto “di accedere alla cassa Covid”: una scelta che ha visto quale obiettivo condiviso e primario, quello “di avere una rete di protezione più estesa possibile”.
Sulla futura ripartenza, le prospettive per il 2021 sono di una quasi inesistente ripresa del traffico nel primo semestre. Un miglioramento – evoluzione della pandemia permettendo – potrebbe avvenire nei mesi estivi, per i quali è però previsto un traffico di tipo domestico. “L’obiettivo per quest’anno” ha spiegato l’amministratore delegato, “è di avere tredici destinazioni domestiche e stiamo lavorando anche per il collegamento su Linate da settembre/ottobre”.

Sulla spinosa questione relativa ad Alitalia, preso atto dell’ormai nota drammatica situazione in cui versa la compagnia, è all’ipotesi per il mese di aprile il ripristino di due voli al giorno – con partenza al mattino e rientro la sera – per collegare Roma Fiumicino e Trieste. Allo stesso modo si sta lavorando per il collegamento su Linate, per il quale si sta cercando “di far fare una partnership commerciale dove il volo è di Alitalia ma operato da un’altra compagnia”; al momento, è stato reso noto, si sta lavorando con altre due compagnie proprio a tal proposito.

Infine, in merito alle future strategie per lo sviluppo dello scalo, tra gli obiettivi primari, quello di aumentare il bacino di utenza e ridurre quindi la dispersione sugli altri scali regionali, che ad oggi vede il 60 per cento dei cittadini del Friuli Venezia Giulia preferire lo scalo di Venezia e, in parte, anche quello di Lubiana, per l’ampiezza dei collegamenti offerti. Nonostante la pandemia, è stato ribadito, “questo obiettivo non cambia. Adesso è il momento di immaginare uno scarto: oggi quello che noi riusciamo a programmare, soprattutto in sinergia con la Regione, stabilirà se il Trieste Airport dovrà mantenere un profilo di piccolo aeroporto o se aumenterà il suo standing”. In quest’ottica il primo passo sarebbe innanzitutto quello di riportare il proprio bacino sullo scalo e, successivamente, di ampliarlo anche alle vicine Carinzia, Slovenia e Veneto.

Nel breve periodo, due potrebbero essere quindi i principali driver per una crescita in tal senso: in primo luogo, la continuità territoriale. “Abbiamo analizzato se era applicabile anche per il Friuli Venezia Giulia” e “abbiamo riscontrato che come regione rispondiamo ai requisiti del regolamento comunitario“. Non solo un driver per la crescita dello scalo ma, anzi, anche per la mobilità della regione, che rappresenterebbe quindi un’enorme opportunità.
In secondo luogo, un altro importante elemento di traino è quello relativo alla sinergia con il settore crocieristico: “un driver essenziale”, che consentirebbe di dialogare con le compagnie aeree per le quali le crociere rappresentano un mercato in termini di collegamenti, fungendo da un lato da forte incentivo per gli investimenti e, dall’altro, da leva dal punto di vista dell’interesse turistico.
Per quanto riguarda il lungo periodo, invece, la velocizzazione della linea Trieste-Venezia “consentirebbe di immaginare il nostro bacino non più solo regionale”.
Più queste sinergie si trasformano in progetti strutturati” ha quindi concluso Consalvo, “e più questo migliorerà l’appeal dell’aeroporto, ma anche la mobilità regionale e il bacino turistico” nel suo complesso.

n.p