Le Campane di Lucinico: strumento musicale, richiamo dei fedeli o disturbo?

02.05.2021 – 11.35 “Non so stabilire se il suono delle campane contribuisca alla pace dei morti. Per i vivi esso è orribile.” 
Così scriveva Georg Lichtenberg, fisico e scrittore tedesco vissuto alla fine del XVIII secolo.
Da allora ne sono passati di anni e la tecnologia ha stravolto le abitudini delle persone. Alcune antichissime tradizioni hanno comunque resistito ai cambiamenti rimanendo pressoché invariate. Tra queste il richiamo ai fedeli di svariati culti attraverso segnali acustici ben udibili fin da distanze notevoli. Nel caso specifico la segnalazione riguarda il suono invadente delle campane. I campanili o torri campanarie appunto, simbolo per lo più associabile alla religione cattolica cristiana, hanno antichissime origini con una prima citazione risalente al 561, ma la loro larga e rapida diffusione avviene nel VIII secolo. Alle origini il suono molesto aveva un’ulteriore utilità oltre a quella di annunciare l’imminente funzione o evento religioso, ossia scandire le ore della giornata in modo che fossero ben udibili anche ai contadini che lavoravano nei campi circostanti e che chiaramente all’epoca non potevano contare su strumenti individuali. “Campanae dicuntur a rusticis qui habitant in campo, qui nesciant judicare horas nisi per campanas”

Ulteriore preambolo che ci aiuterà a comprendere la situazione attuale il fatto che la campana è uno strumento musicale, appartenente alla classe degli idiofoni a percussione diretta. Tant’è vero che per indicare il frastuono emesso si usa il termine “suono delle campane”. Dopo queste premesse più o meno tecniche affrontiamo finalmente il punto della situazione: è ancora tollerabile il fatto che le persone di un paesello debbano subire costantemente e senza logica apparente il supplizio degli scampanamenti? A Lucinico, in provincia di Gorizia, è prassi comune essere disturbati all’alba, durante la giornata, la sera, indipendentemente dal giorno della settimana, dall’incessante e fragoroso “suono delle campane”.
Chiaramente questa segnalazione non deve essere interpretata come una forma di pregiudizio nei confronti di chi professa la parola del Dio in cui crede, né tantomeno ai fedeli che accorrono, con passo sempre più lento a dire il vero, ad ascoltare le prediche. Però a sottostare alle usanze dei membri del “club” ad oggi è chi non ne fa pacificamente parte. La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri, si dice.

Ogni persona ha facoltà di impegnare il proprio tempo nel modo in cui crede più opportuno e spesso le esigenze personali e lavorative non coincidono necessariamente con quelle di tutta la comunità. Per ogni persona cui il richiamo religioso di routine è visto come sacro ed irrinunciabile, c’è ne sono almeno altre dieci che svolgono attività a cui il martellante suono delle campane provoca danni. Chi perde la concentrazione durante un’attività di studio, chi non può riposare o dormire dopo aver completato un orario lavorativo notturno sono alcuni degli esempi più banali ma non per questo trascurabili. Immaginate se ogni persona all’inizio di ogni attività suonasse uno strumento musicale e se ognuno di questi andasse a suonare la tromba o il violino sotto l’abitazione del sacerdote cui “benedizione” si abbatterebbe presto sulle loro anime reiette.

Visto che le autorità non possono sospendere nessun privilegio ecclesiastico rischio la scomunica politica, non rimane che affidarci all’inventiva di qualche scaltro ingegnere della Silicon Valley cui genio ci donerà una App che sacerdote e fedeli potranno installare sui loro smartphone in modo da scampanare privatamente a loro piacimento senza necessariamente scomodare tutto il vicinato.
Siamo partiti citando un aforisma risalente al XVIII secolo che già allora ben descriveva la situazione, all’epoca forse giustificabile, chiudiamo con una considerazione dei giorni nostri comparsa su Twitter:
“Si può mettere il campanile in modalità vibrazione?”
www.controviaggio.com dice: “Duecentoquaranta anni dopo tutto è rimasto invariato.”