Giro d’Italia a Gorizia: vinta la scommessa di arrivo di tappa del Giro d’Italia 2021

24.05.2021 – 15.00 – E’ stata ampiamente vinta la scommessa di chi ha candidato Gorizia quale città di arrivo di tappa del Giro d’Italia 2021.
Tappa che, tecnicamente parlando, poteva sembrare un semplice inframezzo tra le dure scalate dello Zoncolan del giorno precedente ed il Passo Pordoi e Fedaia di quello successivo e che invece si è dimostrata molto insidiosa, complici gli infortuni alla partenza di Grado ed il maltempo nel finale.
I complimenti da distribuire meritatamente all’organizzazione sono molti e dovuti perché non capita spesso che l’abulico capoluogo Isontino si prenda la scena mondiale evidenziando un’anomala vivacità. Il cittadino goriziano è storicamente impermeabile alle iniziative di qualunque carattere extra mangereccio e bevereccio perché le identifica come potenziali incubatrici di stravolgimenti dell’immobilismo quotidiano. In questo caso l’evento rosa avrà fatto storcere il naso alla maggioranza degli eterni scontenti che avrà bollato il nascituro progetto come inutile e scomodo, cominciando dalla chiusura delle strade utilizzate per la gara nonché dai disagi dovuti all’asfaltatura delle stesse nei giorni a ridosso della 15^ tappa.

Muri e pregiudizi però non portano mai nulla di positivo e, vedendo in diretta tv le suggestive immagini panoramiche della città, il verde smeraldo dell’Isonzo e dei numerosi vigneti che caratterizzano il territorio circostante, più di qualcuno avrà tardivamente cambiato idea a riguardo. Magari qualche pentimento ci sarà stato anche da parte delle case vinicole del Collio goriziano, mediaticamente surclassato dal Brda sloveno. Collio al quale è stata in qualche modo salvata la faccia in extremis dal bravo scrittore Fabio Genovesi a cui Rai Sport ha assegnato il compito di raccontare cenni storici, geografici e curiosità locali rendendo così la visione delle gare diversamente interessante anche a chi il ciclismo non lo apprezza.

Spesso e volentieri il guaio che contraddistingue Gorizia ed i suoi cittadini è un alone di pessimismo cosmico atto a respingere le novità. Le poche che sopravvivono, come questa meravigliosa 15^ tappa del Giro d’Italia, risultano appesantite.
Inutile girarci intorno, l’eredità di un suolo intriso di sangue e protagonista di tragici e spesso inutili scontri etnici è lo scomodo peso storico e culturale che città e provincia subiscono costantemente.

Dalle spettacolari immagini dall’elicottero piuttosto che dalle moto che seguivano le gesta degli eroici ciclisti, si sono potute notare le differenze sostanziali tra la burocratica Italia e la giovane Slovenia. Un entusiasmo quasi difficile da contenere da parte degli sloveni con centinaia di bandiere al vento, cartelli inneggianti i beniamini nazionali, le bande. Magari favoriti dalle leggi anti covid che non prevedono uso di mascherine all’aperto e di assembramento, ma sicuramente frutto di programmazione; scendere in strada sotto casa ad applaudire non necessita alcuna preparazione specifica a differenza di allestire la banda del paese. Non solo è sembrato che da una parte si sia colta e vissuta l’opportunità di fare festa mentre dall’altra un po’ meno, ma della Slovenia si è notata una certa scaltrezza nel prendere la scena con rappresentanti istituzionali che hanno avuto modo di promulgare il turismo focalizzandosi ovviamente sul loro territorio.

Fatto sta che della fulminea parentesi del Giro d’Italia a Gorizia rimarranno non solo sensazioni o ricordi legati alla sbandata controllata sul bagnato di Campenaerts, lanciato tra i tornanti della discesa di Oslavia che lo lanceranno a tagliare il traguardo per primo in una trasformata Piazza Vittoria, ma anche concreti benefici tra cui l’asfaltatura delle strade. Menzione particolare la merita il tratto Cormons – Castello di Spessa cui gli ultimi ad aver beneficiato di un manto stradale decente saranno stati probabilmente i Ragazzi del ’99, tanto per restare in tema di prima guerra mondiale.

Sbirciando i numeri degli ascolti inoltre, si può notare che l’impatto mediatico è stato enorme, complice anche la giornata festiva e le tanto odiate perturbazioni che continuano ad imperversare su larghe porzioni della penisola costringendo molte persone a stare a casa davanti alla tv: 12,56% durante la diretta, ben il 23,46% all’arrivo ed un 13,07% al processo alla tappa. Numeri impressionanti cui andrebbero aggiunti quelli internazionali dato che i Paesi che trasmettono l’evento sono circa 185.
A fatto compiuto è semplice ma doveroso dedicare un applauso simbolico o, cosa che ai goriziani riesce più naturale, alzare i calici e brindare al Giro ed a chi l’ha voluto, perché da domani difficilmente ci sarà qualcosa di così ben riuscito di cui lamentarsi.

“Volevi la bicicletta ed ora pedala”

AC/RG