26 ottobre 2026 – 09:20 – Che cosa resta di un vitigno quando lo si osserva non per sé stesso, ma come lente attraverso cui leggere un territorio intero? È la domanda da cui muove la seconda edizione di Collio Evolution, l’appuntamento del Consorzio Tutela Vini Collio che quest’anno sceglie il Pinot Grigio per raccontare la Denominazione, tra Gorizia e Cormòns, con una ricerca sul rapporto tra il Collio e la ristorazione italiana e con oltre sessanta giornalisti italiani e stranieri chiamati a verificare di persona ciò che i numeri suggeriscono. La manifestazione si è aperta sabato 24 ottobre a Gorizia, all’UGG, con la masterclass di Daniele Cernilli, fondatore di DoctorWine, intitolata “L’evoluzione del Pinot Grigio nel Collio”. Il percorso, composto da dieci vini, ha ripercorso le origini e la diffusione del vitigno e la storia della viticoltura collinare dagli anni Sessanta in poi, mettendo a confronto cinque ramati, la versione da cui tutto è partito, e cinque Pinot Grigio vinificati in bianco, dai cosiddetti “pionieri” fino alle interpretazioni di oggi.
In serata, nella Sala Verdi di Palazzo de Bassa, il convegno inaugurale ha ospitato la presentazione di “Collio Experience – La parola all’HoReCa”, la ricerca realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio. Sul palco sono intervenuti Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, e Luca Raccaro, presidente del Consorzio, con la moderazione di Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24 – Il Sole 24 Ore. Lo studio rappresenta il secondo capitolo di un percorso avviato lo scorso anno con l’indagine sui consumatori e ha spostato l’attenzione su chi il vino lo sceglie e lo propone ogni giorno: cento operatori tra ristoranti ed enoteche di tutta Italia, interpellati con un questionario online.
Ne emerge una Denominazione saldamente radicata nel canale HoReCa, con livelli di conoscenza e di presenza in assortimento tra i più alti nel panorama dei bianchi fermi italiani: il 96% degli operatori dichiara di conoscere il Collio e l’81% di averlo in carta, con una diffusione trasversale a tutte le aree del Paese. Tra i vitigni, Ribolla Gialla, Friulano e Sauvignon sono i più presenti, seguiti dal Pinot Grigio. A orientare la scelta è anzitutto il territorio, poiché la provenienza locale o di prossimità è il primo criterio indicato, seguita dallo specifico territorio di produzione e dalla presenza di una Denominazione di qualità. Un terreno favorevole per il Collio, che beneficia di una forte associazione tra collina e qualità percepita: l’83% degli intervistati attribuisce ai bianchi di collina una qualità mediamente superiore rispetto a quelli di pianura, e il Collio risulta il primo territorio collinare associato ai bianchi di maggiore qualità, indicato dal 41% del campione davanti ad Alto Adige (21%) e Colli Orientali (18%).
Tra i punti di forza vengono citati l’origine collinare (50%), la riconoscibilità della DOC (49%) e la versatilità negli abbinamenti gastronomici (45%), mentre sul piano organolettico mineralità ed eleganza sono i tratti più apprezzati, seguiti da complessità aromatica, freschezza e acidità. Quanto alle occasioni di consumo, il 48% lo considera adatto a un regalo o a un’occasione importante, il 38% perfetto per tutte le occasioni e il 32% adatto al pasto di tutti i giorni, il profilo di un bianco di territorio, elegante e gastronomico.
Il contesto di mercato, tuttavia, resta impegnativo. Negli ultimi due-tre anni, tra gli operatori dell’HoReCa, il saldo tra chi segnala un aumento e chi una diminuzione delle vendite di vino è negativo di quasi venti punti percentuali, ma i vini del Collio mostrano una tenuta migliore, con un segno positivo nel consumo al calice, sostenuto da modalità di fruizione più flessibili e informali. Le previsioni di approvvigionamento per i prossimi cinque anni restano favorevoli, con un saldo positivo di oltre dieci punti. Rimane un margine di crescita nel 19% di operatori che non propone vini del Collio, i quali indicano come motivo prevalente la preferenza per altri territori e, in seconda battuta, una conoscenza non ancora sufficientemente approfondita. Le leve suggerite dal trade sono soprattutto esperienziali, cioè le visite alle aziende e al territorio (41%), gli eventi e le degustazioni riservati agli operatori (39%) e le iniziative nei locali con produttori e distributori (38%), con una comunicazione che punti su tradizione, storia e cultura enologica del Friuli Venezia Giulia e sui vitigni autoctoni.
Domenica 25 ottobre il programma si è spostato a Cormòns, dove la manifestazione è entrata nel vivo. La giornata si è aperta all’Enoteca di Cormòns con la masterclass di Cristina Mercuri, Master of Wine, intitolata “The Transparent Grape. Reading Collio through Pinot Grigio” e riservata alla stampa: sei vini suddivisi tra la lettura del luogo, con la stessa annata, aree e altitudini diverse e una vinificazione omogenea in acciaio, e le interpretazioni di cantina, dalla macerazione sulle bucce al legno, fino al ramato. Dalle 11.00 alle 17.00, nella Sala Civica e nella Sala di Rappresentanza del Comune, i banchi d’assaggio di 50 aziende del Collio sono stati aperti al pubblico. Il programma si chiude lunedì 26 ottobre.
Alla Direttrice del Consorzio, Lavinia Zamaro, spetta il compito di illustrare lo spirito dell’iniziativa: “Collio Evolution nasce per dare alla Denominazione un appuntamento fisso, nello stesso fine settimana di ottobre, dedicato ogni anno a un vitigno simbolo”, dichiara. “Quest’anno tocca al Pinot Grigio. Vedere Cormòns di nuovo piena di produttori, stampa e appassionati ci dice che la strada è quella giusta: un format che vogliamo far crescere e consolidare, in Italia e all’estero”.


