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martedì, 6 Dicembre 2022

Cashback e ritardi: perché dall’app non si vedono alcuni pagamenti?

26.01.2021 – 11.11 – Con l’8 dicembre 2020 si è dato ufficialmente il via al tanto discusso Cashback: iniziativa che desidera incentivare l’uso degli strumenti di pagamento elettronico e volta ad erogare un rimborso in denaro in base agli acquisti effettuati presso gli Esercenti che partecipano al Programma sul territorio nazionale, entro un certo periodo e a titolo privato, con strumenti di pagamento elettronici.
Una partenza certamente non raggiante, che ha visto a monte diverse problematiche legate a numerosi disservizi riscontrati nel funzionamento della app IO.
Malfunzionamenti, e ritardi nella registrazione delle transazioni, che non intaccano però i rimborsi a cui si ha diritto nel programma cashback.
Ad affermarlo è proprio la società PagoPa, responsabile del progetto e del Centro Stella dei pagamenti elettronici, rassicurando gli utenti sui ritardi, possibili anche per cause non inerenti l’app Io, che però non intaccano i rimborsi.

Da sottolineare però che restano presenti alcuni casi in cui le transazioni non vengono affatto registrate.
Per prima cosa, il sistema di acquisizione delle transazioni ha una sua tempistica legata alla contabilizzazione da parte della banca.
“In media, possono passare tre giorni lavorativi dalla sua contabilizzazione, ma in alcuni casi possono occorrere tempi più lunghi (per esempio, se l’acquisto avviene a ridosso del weekend o durante festività)”, spiega l’ente pubblico. In altri casi, possono esserci rallentamenti nell’effettiva ricezione nel sistema cashback delle transazioni inviate dagli acquirer a PagoPa.

Alcune transazioni, però, possono essere conteggiate: come quelle effettuate tramite acquirer non convenzionati con il programma: “L’adesione al cashback è volontaria non solo per i cittadini ma anche per gli operatori del settore dei pagamenti”, scrive PagoPa “già alla partenza del programma la copertura del mercato si è attestata attorno al 90%”.
L’altro possibile motivo è che lo strumento di pagamento utilizzato dall’utente non permetta di registrare la transazione: è il caso di una carta valida sia come Pagobancomat sia come carta di debito sul secondo circuito, anche se l’azienda ha annunciato per gennaio una nuova versione dell’applicazione per una registrazione più semplice. Questa casistica riguarda anche le app come Apple Pay, Google Pay, PayPal, Samsung Pay.
“L’indicazione di fornire copia dello scontrino Pos è una soluzione temporanea, adottata con un obiettivo specifico. Consentire nella fase sperimentale di effettuare verifiche ad hoc e poter rassicurare gli utenti sull’opportunità di indagare possibili casi residuali” dichiara PagoPa.

[c.c]

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